Light Blue Festival, Gioia Lucia: "Racconto quello che vivo"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

È uno dei più importanti appuntamenti culturali dell'estate siciliana. Tra i protagonisti della serata finale c'è stata Gioia Lucia, da poco uscita con l'album Forse un Giorno. L'INTERVISTA

Forse un giorno è il primo album di Gioia Lucia, giovane cantautrice che intreccia generi diversi, creando un vocabolario musicale trasversale e intimo. Questa giovanissima artista, tra le più identitarie della scena indie indipendente, è stata protagonista di un coinvolgene concerto in occasione del Light Blue Festival, la cui quinta edizione si è chiusa ieri a Realmonte - Baia di Capo Rossello in provincia di Agrigento. Ancora una volta questa rassegna e il suo direttore artistico Salvatore Zoppo hanno dimostrato una sensibilità speciale nell'intercettare artisti il cui valore va oltre la musica ma diventa un fattore generazionale. Tornando a Gioia Lucia il titolo Forse un giorno racchiude l’essenza del disco: un viaggio intimo e personale che unisce ogni brano, raccontando il percorso dell'artista negli ultimi anni, un periodo di crescita, scoperta e trasformazione. Ogni canzone è un frammento autentico della sua esperienza, scritto di suo pugno. La fotografia dei suoi primi vent’anni. Il disco parla del tempo che ci concediamo per vivere davvero, dell’accettazione — di sé, degli altri, degli alti e bassi che la vita ci riserva. Parla di dolore, amore, ma anche di leggerezza.

Lucia partiamo dall’album Forse un Giorno: come ci hai lavorato e come hai scelto le canzoni?
E’ stato un processo abbastanza naturale, il disco si è formato senza problemi, avevo da parte un po’ di brani ho scelto di metterli insieme. Dietro c’è stata una sperimentazione in totale libertà

Forse un Giorno è tecnicamente una frase aperta ma tu gli ha costruito intorno un percorso concreto, lo hai trasformato nel viaggio dei tuoi primi vent’anni: mi spieghi la scelta del titolo?
Il viaggio non è ancora definito per me, non si sa mai dove si sta andando né quale sarà il riscontro della gente ed è per questi motivi che quella resta una porta aperta. Ho bisogno di capire le risposte del pubblico e anche di come andare avanti dal punto di vista di sperimentazione.

Fino all’Alba è il brano di congiunzione col tuo passato, fatto dagli Ep sotto e Sopra: in cosa rappresenta il tuo nuovo viaggio artistico?

La ho immaginata come l’inizio di un racconto, è l’incipit dell’avventura del nuovo percorso, negli altri progetti avevo un altro nome e seguivo altre strade, ora ho cambiato il nome d’arte.

In Disco Gioia parli della luna che ti dice  all’orecchio “mi dice che devo iniziare a parlare di me”: è stato complicato mettersi così a nudo?
Di solito mi piace parlare di cose che conosco bene, e la cosa più facile dunque è raccontare quello che vivo, condividerlo.

Flusso parla di anime affini: in questa epoca condizionata dai social quanto è difficile riconoscersi?
E’ un po’ complicato, ma io ho trovato quel calore che inseguivo; in questo periodo che sto girando molto sono meno attaccata ai social, quelli li bazzico di più quando sono a casa, e dunque ho percepito calore e vicinanza.

Vento in Faccia è un brano di rinascita, è il ritratto di una giovane donna che oggi ha una sua identità: le briciole che erano su quel tavolo sono definitivamente sparite?
Forse devo aspettare ancora un po’ per darti una risposta sicura, qualcosa ancora c’è ma di sicuro ora me la vivo meglio.

Parole Vuote racconta del tuo rapporto con tua madre: oggi la riscriveresti uguale?
Direi di sì anche perché è un qualcosa che rimane e io ci sto ancora lavorando. E’ una canzone di augurio, racconto quello che io vorrei per lei.

In Se Ti Capita Sognami parli di colpe che non hai e di colpe che non ha qualcun altro: la tua è una generazione che ha ereditato dai genitori e dai nonni il concetto cattolico del senso di colpa?
Parlo per me, in qualche modo io ne soffro abbastanza, lo sento molto. Credo che rientri nel grande calderone delle tante ansie con le quali dobbiamo convivere.

“Penserai di me che sono l’unica a perdersi un amore perché è stupida”: l’estate è una stagione in cui anche gli amori si affrontano con un po’ più di leggerezza, senza pensare troppo all’autunno. Perché secondo te c’è questa paura d’amare?
La prima cosa che mi viene da dirti è il rimanere scottati dalle varie esperienze che di conseguenza ti fa giocare sempre più in difesa. Ammetto che lo sento molto.

Forse un Giorno ha una missione importante che tu racconti ne Gli Occhi: mettere Lucia in condizione di affrontare il mondo non solo con la musica. Oggi, spogliata della musica, ti senti più sicura di te da un punto di vista relazionale?
Probabilmente sì, ho fatto passi avanti grazie alla musica. La musica resta ancora molto importante nel mio essere me stessa ma un po’ di libertà in più è arrivata.

Che accadrà musicalmente in questa torrida estate?
Ci sono tanti concerti, siamo a metà del percorso e stiamo girando un po’ tutta l’Italia.

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