L'account TikTok ufficiale della Casa Bianca ha diffuso un video sui raid statunitensi contro l'Iran montato sulle note di "Firework", il successo del 2010 di Katy Perry. La popstar ha reagito con durezza, denunciando un uso non autorizzato del brano e definendolo un tradimento del suo significato originario
Katy Perry si è scagliata contro Donald Trump.
Il motivo? Un video pubblicato sull'account TikTok della Casa Bianca in cui, a fare da sottofondo ai raid statunitensi contro l'Iran, ci sono le note di Firework, il successo del 2010 della popstar.
Il tormentone del 2010 come colonna sonora dei raid
Il caso nasce da un filmato pubblicato sul profilo TikTok della Casa Bianca, dove si susseguono immagini di operazioni militari: incursioni aeree, deflagrazioni e scene di distruzione. A fare da sottofondo c'è la parte più riconoscibile di Firework, con quel ritornello scandito dal triplice "boom" che, nel montaggio, viene fatto coincidere di proposito con il fragore delle esplosioni. A completare il messaggio, la didascalia che avverte l'Iran e un'emoji a forma di fuochi d'artificio. Il video ha superato i sei milioni di visualizzazioni, trasformando uno dei pezzi più celebri della cantante californiana in accompagnamento sonoro di una comunicazione bellica.
Uscito nel 2010 e diventato uno dei brani simbolo della carriera di Katy Perry, Firework era stato concepito con tutt'altre intenzioni: un invito a credere nella propria forza interiore, pensato per chi attraversa fasi buie della vita. Proprio la distanza tra quel messaggio e le immagini a cui è stato abbinato ha innescato la protesta dell'artista.
La replica di Perry e la scia di altri artisti
Attraverso un post su X, Katy Perry ha preso nettamente le distanze dall'operazione. Si è detta profondamente turbata e furiosa nel ritrovare il proprio brano trasformato in colonna sonora di scene di guerra, sottolineando di non essere mai stata contattata e di non aver concesso alcun via libera. Ha poi ricordato le ragioni che l'avevano spinta a scrivere il pezzo: un inno alla speranza e alla rinascita, dedicato a chi affronta i momenti più difficili. Vedere un messaggio di autostima e riscatto piegato a fare da sfondo alla violenza, ha spiegato, rappresenta lo stravolgimento di tutto ciò in cui la canzone crede. La sua musica, ha concluso, esiste per avvicinare le persone, non per esaltare i conflitti.
La sortita di Perry non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi diversi musicisti hanno protestato contro l'uso dei loro brani da parte dell'amministrazione. A giugno era toccato ad Ariana Grande, contrariata per l'impiego di un suo pezzo in un video legato alle politiche migratorie e alle operazioni di polizia federale. In precedenza avevano alzato la voce anche Kesha, che ha chiesto pubblicamente di smettere di utilizzare la sua musica, e Olivia Rodrigo, indignata per l'associazione di un suo brano a contenuti sulle espulsioni. Un fronte sempre più ampio di artisti che rivendica il controllo sulle proprie opere e rifiuta di vederle trasformate in strumenti di propaganda politica.