Max Pezzali in concerto all’Olimpico di Roma, una macchina del tempo a cielo aperto

Musica
Nicoletta Notari

Nicoletta Notari

Introduzione

C'è chi quelle canzoni le ascoltava dal walkman e chi le ha scoperte anni dopo sulle piattaforme digitali. Per una sera, però, le differenze anagrafiche sono scomparse tra gli spalti dello Stadio Olimpico, trasformato in un immenso coro collettivo per Max Pezzali. Oltre 60mila persone hanno cantato ogni strofa come un rito condiviso, riportando in vita storie, luoghi e personaggi che fanno ormai parte dell'immaginario pop italiano. Un viaggio negli anni d'oro degli 883 che ha unito generazioni diverse sotto la stessa bandiera della nostalgia felice. Perché le canzoni di Pezzali, più che successi, sono diventate memoria comune.

Quello che devi sapere

Roma canta gli "anni d’oro"

La data romana del 24 giugno di Max Forever – Gli Anni d’Oro ha confermato ancora una volta la straordinaria capacità di Max Pezzali di trasformare ogni concerto in un evento di tutti, per tutti.

Lo Stadio Olimpico si è acceso fin dalle prime note, con un pubblico pronto a partecipare attivamente a ogni momento dello spettacolo. Nessuno spettatore è rimasto davvero tale: tutti sono diventati parte integrante dello show. Sul palco scorrevano immagini e suggestioni di un'Italia che sembra lontana ma continua a vivere nei ricordi di milioni di persone.

L'atmosfera c'è già prima dell'inizio dello spettacolo. La playlist di attesa è una dichiarazione d'amore agli anni Novanta: Oasis, 4 Non Blondes, Britney Spears, Backstreet Boys, Coolio con Gangsta's Paradise e Jennifer Lopez accompagnano l'ingresso del pubblico. Poi arriva anche Notti Magiche di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, e per qualche istante l'Olimpico torna all'Italia dei Mondiali, quando vedere gli azzurri protagonisti sulla scena internazionale sembrava quasi una consuetudine.

Il concerto assume spesso i contorni di una gigantesca festa in discoteca, con mash-up che intrecciano i successi di Pezzali ad altri ritornelli simbolo del decennio.

Non mancano trovate da grande show popolare come la Dance Cam, la Single Cam, la Kiss Cam e l'applausometro, che coinvolgono continuamente gli spettatori.

Dal walkman all’AI: il viaggio di Max

A 58 anni, Max continua a stupirsi del percorso che lo ha portato fin qui. "Sono qui e non riesco ancora a rendermene conto. Per essere arrivato qui devo ringraziare voi", confessa ai suoi fan. Un percorso che lui stesso definisce ancora oggi "strano", proprio come una delle sue canzoni più amate.

Attorno a lui prende forma un gigantesco catalogo degli anni Novanta: sul palco compaiono una grande "M" che richiama l'estetica di MTV, walkman, cubi di Rubik, giradischi, joystick, cellulari d'altri tempi, Game Boy, hard disk, autoradio, orologi Casio e altri oggetti simbolo di un decennio che continua a esercitare un fascino irresistibile. E naturalmente tanto denim, tra jeans, tasconi e la giacca con la scritta "Max Forever".

Tra i momenti più suggestivi c'è il dialogo virtuale tra il Max di oggi e quello degli esordi, ricreato grazie all'intelligenza artificiale. "Hai fatto bene a insistere allora", dice il giovane Max al sé stesso adulto, ricordando "quella canzone assurda della mala, la pubblicità, i supereroi". È il passaggio che introduce Hanno ucciso l'Uomo Ragno, accolta da uno dei boati più forti della serata. La canzone iconica degli 883.

E quando arrivano le note de Gli anni, accompagnate dalle immagini dei grandi protagonisti della storia del calcio italiano, l'Olimpico si infiamma ancora una volta, soprattutto alla comparsa dei grandi protagonisti della Roma e della Lazio. 

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Il Festivalbar rivive nel format “FestivalMax”

Pezzali aveva anticipato che il tour avrebbe celebrato non soltanto le sue canzoni, ma un intero immaginario culturale. La promessa è stata mantenuta attraverso uno show costruito come una vera e propria immersione negli anni Novanta.

Al centro della scena c'è il format "FestivalMax", un omaggio dichiarato all'epoca del Festivalbar, delle estati trascorse davanti alla televisione e dei tormentoni che accompagnavano le vacanze degli italiani. Sul palco si alternano contributi video, grafiche vintage, riferimenti alla cultura pop e richiami a programmi televisivi diventati simbolo di quel periodo. Senza cadere nell'effetto nostalgia fine a se stesso, il risultato è uno spettacolo dinamico, colorato e coinvolgente, che accompagna il pubblico in un viaggio attraverso un decennio irripetibile.

Non si tratta soltanto di un concerto da ascoltare, ma di un'esperienza da vivere e osservare. Il pubblico reagisce con entusiasmo a ogni citazione, riconoscendo frammenti della propria adolescenza e della propria giovinezza. Il racconto visivo diventa così parte integrante dello spettacolo, trasformando il palco in una finestra aperta su un'Italia che stava cambiando. Un'operazione riuscita che conferma la capacità di Pezzali di leggere e interpretare il sentimento del suo pubblico.

Un repertorio senza età

L'Olimpico offre una fotografia perfetta del fenomeno Max Pezzali: bambini sulle spalle dei genitori, ragazzi poco più che ventenni, quarantenni cresciuti con gli 883 e fan storici che seguono l'artista dagli esordi.

Un mosaico umano che attraversa almeno tre generazioni e che trova nelle stesse canzoni un terreno comune. Fin dalle prime note di Hanno ucciso l'Uomo Ragno, l'intero stadio si trasforma in un gigantesco karaoke collettivo. Accade lo stesso con Come mai, Nord Sud Ovest Est, Sei un mito, La regola dell'amico e naturalmente Gli anni, accolta come un vero e proprio inno generazionale. Pezzali canta, ma spesso si limita a lasciare spazio alle migliaia di persone che completano da sole intere strofe.

Le canzoni non appartengono più soltanto al cantante pavese, ma a chi le ha adottate come colonna sonora della propria vita. L'emozione è palpabile e attraversa l'intero stadio.

Ogni brano riporta a galla ricordi personali, amicizie, estati e frammenti di gioventù. Eppure non c'è malinconia. C'è piuttosto la consapevolezza che quelle storie continuano a parlare anche alle nuove generazioni. È il segreto di un catalogo musicale che resiste al tempo e che continua a trovare nuovi ascoltatori, senza perdere la propria identità.

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La provincia che parla a tutta l’Italia

Dietro il successo di Max Pezzali c'è da sempre una narrazione molto precisa: quella della provincia italiana. Un mondo fatto di bar, compagnie di amici, motorini, primi amori e sogni coltivati lontano dai grandi centri urbani. È un universo che l'artista racconta da oltre trent'anni e che continua a rappresentare il cuore dei suoi testi.

La provincia evocata da Pezzali non è un luogo geografico, ma uno stato d'animo condiviso da milioni di persone. È il ricordo di un tempo in cui il bar sotto casa era il centro del mondo e gli amici rappresentavano l'orizzonte delle possibilità. Quello che colpisce è la capacità dell'artista di trasformare storie apparentemente semplici in racconti universali.

Anche in uno stadio monumentale come l'Olimpico, il pubblico si ritrova catapultato in un contesto familiare e riconoscibile. Le sue canzoni parlano di persone comuni e proprio per questo riescono a raggiungere tutti. Il successo di Pezzali dimostra quanto sia ancora forte il bisogno di riconoscersi in storie autentiche e vicine alla vita reale.

Oltre la nostalgia

Quando le luci dello stadio si riaccendono e il pubblico comincia lentamente a defluire verso le uscite, resta la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre il semplice concerto.

Max Pezzali non porta in scena soltanto una sequenza di successi, ma costruisce un racconto collettivo capace di unire passato e presente. La nostalgia è certamente uno degli ingredienti dello spettacolo, ma non ne rappresenta il centro.

All'Olimpico il pubblico non è venuto soltanto a riascoltare vecchie canzoni, ma a ritrovare una parte della propria storia. 

“Basta poco per essere felici, basta Un giorno così” dice Max dal palco, ricordando il legame costruito dall'artista con il suo pubblico nel corso di una carriera straordinaria. Un rapporto fondato sulla capacità di raccontare persone normali, sogni semplici, amicizie e piccole grandi avventure quotidiane.

Non è un caso che, intervistato su Stories, Zerocalcare abbia definito Pezzali un idolo perché “è stato la rivalsa degli sfigati”, di tutti quelli che non si sono mai sentiti protagonisti ma che nelle sue canzoni hanno trovato una voce, un'identificazione e persino una forma di riscatto.

Una definizione che trova conferma osservando gli spalti dell'Olimpico, dove convivono ragazzi che hanno scoperto gli 883 in streaming e fan che quelle canzoni le ascoltavano dal walkman. Generazioni lontane tra loro, ma unite dagli stessi ritornelli e dagli stessi ricordi.

È questa la vera forza di Max Pezzali: trasformare storie personali in memoria collettiva e fare in modo che, per una sera, sessantamila persone si sentano parte della stessa grande compagnia.

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"Nord Sud Ovest Est” da ottobre su Sky

Tra i tanti richiami agli anni Novanta che scandiscono la serata dell'Olimpico, trova spazio anche il racconto che ha riportato gli 883 al centro dell'immaginario collettivo attraverso la fiction.

Sui maxi schermi scorrono infatti le immagini di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, la nuova stagione della serie Sky Original in arrivo il 9 ottobre. Un'anticipazione che conferma come la storia di Max Pezzali e Mauro Repetto continui a esercitare un fascino trasversale.

Se per chi ha vissuto gli anni Novanta si tratta di un patrimonio di ricordi mai davvero dimenticato, il successo della serie ha avuto il merito di renderlo accessibile e coinvolgente anche per le nuove generazioni che quell'epoca non l'hanno vissuta. Dopo il fenomeno di Hanno ucciso l'Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883, il nuovo capitolo ripartirà dal 1993, l'anno della consacrazione del duo, seguendo il successo dell'album Nord Sud Ovest Est tra concerti sempre più affollati, nuove opportunità, il richiamo dell'America e le prime crepe in un sodalizio destinato a entrare nella storia della musica italiana. E osservando l'Olimpico cantare all'unisono ogni parola delle loro canzoni, appare evidente il motivo per cui quel racconto continui a emozionare: non è soltanto una storia musicale, ma un pezzo di cultura popolare italiana che continua a parlare a generazioni diverse, ieri come oggi.

Prima dei saluti finali arriva anche una promessa: Max Pezzali tornerà nella Capitale il 16 e 17 gennaio 2027, per altre due serate. Per quest'estate 2026 Max forever gli anni d'oro proseguirà la sua corsa a Bologna (doppietta sold out 27 e 28 giugno allo Stadio Dall'Ara), Messina (1 e 2 luglio allo Stadio F. Scoglio), Bari (il 5 luglio allo Stadio San Nicola), Padova (doppietta 8 e 9 luglio allo Stadio Euganeo) e gran finale a Milano (doppietta sold out 11 e 12 luglio allo Stadio San Siro).

La scaletta

Questi i brani seguiti da Max Pezzali il 24 giugno allo stadio Olimpico di Roma:

 

  • Tieni il tempo
  • Bella vera
  • La lunga estate caldissima
  • Sei un mito
  • Viaggio al centro del mondo
  • La regola dell’amico / Disco Inferno
  • L’universo tranne noi
  • Ci sono anch’io
  • Hanno ucciso l’Uomo Ragno
  • Non me la menare
  • Rotta x casa di Dio
  • Cumuli
  • Un giorno così / Senza averti qui
  • Ti sento vivere
  • Eccoti
  • Una canzone d’amore
  • La regina del celebrità
  • Nella notte
  • Io ci sarò
  • Se tornerai
  • Come mai
  • Nessun rimpianto
  • La dura legge del gol
  • Gli anni
  • Lo strano percorso / Grazie mille
  • Nord sud ovest est
  • Tieni il tempo
  • Con un deca

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