La canzone racconta il tentativo costante di trovare un nuovo inizio, come se bastasse guardare fuori dalla finestra per cambiare prospettiva
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELLA BAND
Nel videoclip del nostro brano Che Stress, raccontiamo una giornata apparentemente normale vissuta però dall’interno di una mente completamente sovraccarica. Attraverso immagini e musica proviamo a dare forma a quel tentativo costante di trovare un nuovo inizio, come se bastasse guardare fuori dalla finestra per cambiare prospettiva. Ma ciò che emerge è tutt’altro: ansia, nervosismo e un disagio continuo, fisico e mentale, che attraversa ogni momento della giornata. Abbiamo scelto di partire dai gesti più semplici per raccontare questo stato: vestirsi di fretta, il cappello che stringe la testa, la barba che irrita la pelle, il profumo percepito come qualcosa di pesante e invasivo. Tutto ciò che normalmente è neutro o addirittura piacevole si trasforma in qualcosa di fastidioso, come se il corpo fosse sempre in tensione, incapace di trovare tregua.
Anche episodi all’apparenza banali, come il caffè rovesciato sulla camicia bianca, diventano simboli di uno stato di stanchezza profonda. Raccontano la fragilità di chi vive stressato, dorme poco e fatica a reggere i ritmi della vita contemporanea. Si va avanti quasi in automatico, per inerzia, mentre tutto sembra diventare troppo pesante. La routine lavorativa, insieme al movimento frenetico in bicicletta, descrive una quotidianità che corre più veloce di noi, schiacciata da impegni e aspettative continue.
Nel video abbiamo voluto mostrare anche come le difficoltà non arrivino mai una alla volta, ma si sommino senza tregua: la luce che si spegne mentre si lavora al computer, il taglio durante la rasatura, la caduta dalla bicicletta. Sono piccoli eventi che, messi insieme, raccontano una progressiva perdita di controllo e una crescente disconnessione dal mondo esterno. Il cuore di Che Stress è proprio questo: la rappresentazione del burnout e dell’ansia da prestazione nella vita moderna, dove il confine tra ciò che stimola e ciò che consuma si dissolve completamente. Quando anche le cose più semplici diventano irritanti, significa che tutto è diventato troppo. La routine si trasforma così in uno spazio chiuso, da cui nasce il desiderio quasi istintivo di trovare un “interruttore” per fermare tutto.
A un certo punto, però, qualcosa cambia. Di fronte all’impossibilità di sostenere questa pressione costante, emerge forte il bisogno di fuga. La vacanza non è più un semplice momento di svago, ma una necessità profonda, quasi terapeutica. Allontanarsi significa spegnere il rumore esterno, interrompere il flusso continuo di pensieri e ritrovare uno spazio interiore più silenzioso. In questo isolamento, però, emerge anche una presenza fondamentale: il “te”. Per noi rappresenta il bisogno dell’altro, che non è una distrazione ma un punto di appoggio reale. È un conforto immediato, forse l’unico appiglio possibile dentro il logorio della vita quotidiana.