Samurai Jay, l'album Amatore: "Non girarti, liberati dei pesi e segui il tuo cammino"
Musica Credit Luca PaparoL'artista di Mugnano, grande protagonista all'ultimo Festival di Sanremo, presenta un progetto che fa dell'allegria una forma di meditazione. In estate farà dei concerti, tra cui l'apertura a quello di Ricky Martin e il 15 agosto a Olbia nell'ambito di Red Valley. L'INTERVISTA
Amatore è il nuovo album di Samurai Jay. Amatore non è soltanto il cognome del cantautore, ma un concetto che attraversa tutto l’album, racchiudendo la sua passione per la musica, la vita e l’amore. È un disco dedicato a chi ama e a chi fa di questi sentimenti il motore con cui portare avanti le proprie passioni.
Amatore nasce dall’incontro tra Samurai Jay, Vito Salamanca e Luca Stocco, amici e musicisti uniti dalla stessa passione per la musica e dalla consapevolezza di chi sa cosa vuole raccontare.
L’album è strutturato come se fosse un percorso: ogni brano è un mondo a sé, ma tutti si legano in una sequenza emotiva precisa, pensata per essere vissuta dall’inizio alla fine.
Amatore è il risultato di un percorso umano e artistico: le sue tracce custodiscono le esperienze che hanno plasmato Samurai Jay nel tempo, trasformate in musica con la stessa autenticità con cui sono state vissute.
Gennaro, il brano di apertura del tuo album Amatore (è il suo cognome, ndr), è La legge del karma, che ha un testo molto personale e automotivazionale: visto che eri tu a ripeterti “tutto passa”, non credi sia più consapevolezza che karma?
Ho scelto quel brano come starter perché ti introduce nel viaggio, e pensa che stava anche restando fuori. Lo abbiamo inserito perché ci mancava l’intro. Ricorda molto la cassa dritta e l’elettronica dei primi tempi della mia carriera, è il biglietto da visita della mia evoluzione. Quando canto “quasi dimenticavo qualcosa di raro” è una frase di scuse: ho comunicato al brano che lo apprezzo e ho chiesto perdono per averlo quasi dimenticato. Sul discorso della consapevolezza prendo la tua domanda e la traduco in risposta: non avrei saputo commentare meglio.
Raccontami la cover, che è un richiamo al film Mediterraneo.
La reference è proprio quella e io sostituisco Diego Abatantuono, ma qui il tema è la corsa: l’aereo è il carico delle cose orribili lasciate alle spalle per arrivare qui. Ora sono in una terra sana e Amatore è la prima pietra: il messaggio è non girarti a vedere l’aereo e vai per la tua strada.
Con Belén sei rimasto in contatto? Baila Morena, che avete condiviso a Sanremo, chiude l’album.
Ci sentiamo e ci aggiorniamo sulla vita, ci vogliamo bene, lei ha sempre belle parole per me.
Che effetto fa fare la pubblicità per il cornetto Algida?
Quando mi vedo in televisione credo ancora sia uno scherzo. Ne ho mangiati tantissimi il giorno che abbiamo realizzato lo spot.
Molte canzoni affrontano il tema delle relazioni: difficile oggi costruirne una?
Assolutamente sì, ma non è solo una questione di generazioni. Io ci credo ancora, i miei stanno insieme da quando avevano 14 e 17 anni: era la vita che era diversa. Oggi è complicato rimanere quando c’è un problema, non è scontato sedersi a tavola e risolverlo confrontandosi. Oggi trovi sempre delle opzioni davanti: la monogamia non è impossibile da trovare, ma è molto difficile mantenerla.
Cosa mi racconti del brano Prigione?
È una parte dell’aereo che bisogna lasciare indietro. La canzone è del Genny introspettivo che scava dentro. Ho avuto le mie storie travagliate, ma nella narrazione mi ispiro anche a mio fratello e alla sua ex e a un amico che ha problemi: insomma, ascolto.
La tua musica per molti è estiva ma è piaciuta già a febbraio: hai rivoluzionato le stagioni?
Non è il genere che fa la musica bella, sono altri fattori che la rendono speciale. Non c’è stato un giorno in cui abbiamo pensato di costruire il pezzo forte: noi giochiamo e non pensiamo. Quando ragioniamo cambio pezzo, perché è una forzatura. La differenza la fa l’energia: i bambini che impazziscono per Ossessione sono il termometro del nostro spirito.
Temi in futuro di poter diventare una macchietta e dover ricalibrare la performance?
Non sono una macchietta perché è tutto spontaneo, forse un giorno ci cascherò, ma io oggi sono me stesso e quindi non sbaglio. Siamo così: amiamo la vita, le cose semplici e suoniamo le chitarre divertendoci.
Ricorri all’italiano e al napoletano nella scrittura: come cambia l’approccio?
Il napoletano è bello, tagli il finale delle parole, è più divertente da lavorare in musica. L’italiano è più per fare le rime, ma in entrambi i casi seguo l’orecchio. C’è un incastro tra la melodia e come certe parole melodicamente suonano: lo chiamano ear candy, la caramellina nell’orecchio.
In Malatì duetti con Sayf: come è nata questa collaborazione?
L’abbiamo fatta prima del Festival. Gli scrissi su Instagram perché Mace, a sua volta, mi scrisse segnalandomi una sessione dalla quale uscì un ritornello del 2021. Lo avevo rimosso dalla mia memoria: mi scrive che ci ha messo la strofa di Sayf. Nasce così Malatì e mi sale l’esigenza di un featuring dopo aver registrato la strofa. Ero in studio, esco per andare in bagno e compare una collaboratrice di Sayf che conoscevo e mi dice che sarebbe arrivato in studio a breve. Si gasa ad ascoltare la strofa, facciamo le nostre cose, ci rivediamo la sera, lo riascolta e in dieci minuti registra la sua strofa. Al Festival avevamo la nostra lobby, eravamo i due underdog. Sai che c’è chi ci confonde? Inoltre abbiamo fatto incontrare le nostre madri.
L’autoironia è molto presente nella tua vita?
Eccome. “Tutto sbagliato, sta andando tutto al contrario” è stato il claim del 2025. Le persone sono sempre connesse e io sono un cantante conosciuto, ma mi blocco nel traffico come tutti. Io sto con la gente, ci abbracciamo tutti: è un mio desiderio quello di un grande abbraccio.
Ti ritieni il vincitore morale di Sanremo?
Ha vinto Sal, l’ho chiamato dopo l’Eurovision, abbiamo fatto una videochiamata. Noi a Sanremo ci siamo divertiti. Ora abbiamo più gente che ci vuole bene: siamo ragazzi che si divertono, che la musica la vivono per passione e non per moda. Il Festival ha fatto scoprire un ragazzo semplice. Quando sono tornato a casa ho postato l’indirizzo di casa di mia madre e si sono presentati in tantissimi, è stato un ritorno in paese assurdo. Ora sono un eroe: il paese, per definizione, ha pochi abitanti che fanno cose non convenzionali.
In Disgraziata, con Serena Brancale, parli di corteggiamento: è il grande latitante in questa stagione dove l’amore corre sulle app di incontri? Tu sei un romantico?
Quel brano è un po’ Carosone, un po’ Federico Salvatore, ma anche Mina/Celentano nell’interpretazione della lite. Nasce alle sei del mattino, dopo che suonavamo da tre ore; vado in bagno e Vito intanto suonava nuovi accordi. Il titolo originario era Scostumata, ma un’amica chiamava “disgraziato” una persona che la faceva soffrire. Mezz’ora d’orologio e avevamo strofa e ritornello, tutto prima del Festival. Mi sono detto che andava fatta con Serena: io non la conoscevo, ma ero conscio che, se avesse accettato, sarebbe diventata arte. A Sanremo con Serena ci troviamo affini come personalità ed entusiasmo. La becco dietro le quinte, le canticchio il brano e le spiego l’idea: questo il sabato. Il lunedì ci vediamo a Milano ed è stata la sessione più divertente del disco. Registriamo le voci e poi c’era il botta e risposta della litigata, creato con un solo microfono. Lei è un’artista vera, la musica la conosce, non è scontato: è uno stornello pazzo, senza logiche di mercato e creato facendo arte nella sua forma più pura.
Adrenalina è la canzone dell’istinto: perché hai scelto il colore rosso?
Perché se penso alla passione quello che torna è proprio il rosso.
In Malasuerte dici che non credi più alle favole: da bambino ne avevi una preferita?
Peter Pan mi piaceva tantissimo e un po’ di lui c’è sempre in me.
“L’amore spacca il cuore” di Prigione è un omaggio a Spaccacuore di Samuele Bersani? E in Malatì “amara terra mia” è un omaggio a Domenico Modugno?
Quella di Bersani è la più evidente, anche Laura Pausini ne ha fatto una versione, fa parte della mia infanzia. L’altra citazione è di Sayf.
In Halo canti “è peccato vivere di bugie se è un’altra la verità”: è la conferma che anche nella vita, ma soprattutto in amore, ognuno ha la sua verità?
Bisogna accettarla, metterla davanti anche se è scomoda.
Si teng a tte ha il featuring di tua mamma: è una canzone che sedimentava da tempo? La sensazione è di tenerezza ma anche di parole sulle quali hai meditato a lungo.
Faccio fatica ad ascoltarla, mi trasmette un’emotività forte. Avevo quest’idea da sempre, ma non volevo strumentalizzarla e per questo non ho mai messo mia madre in un brano, anche se lei aveva la passione per la musica. È un brano un po’ muroliano. Lo ascoltavo stando sul letto e all’inizio c’ero solo io, finiva con un’armonizzazione che svanisce, sembrava un sogno lucido. Ho pensato a una situazione Disney tra madre e figlio: quando ero piccolo, dopo che aveva fatto i piatti, cantavamo insieme Tiziano Ferro e Alex Baroni. Poi in un disco che si chiama Amatore non poteva non esserci.
È la storia di un bel rapporto il vostro.
La sola cosa che non mi avrebbe mai perdonato sarebbe stata non essermi diplomato. Mia mamma sapeva che avevo il sogno di andare in America, ma io volevo già lavorare: ero senza soldi e dovevo pagarmi le registrazioni. Lei mi fa andare purché al ritorno mi diplomi. Il mio rapporto con la scuola è diventato filosofico, andavo per imparare la vita più che le materie. I docenti che mi sono rimasti nel cuore mi hanno parlato di vita.
L’ultimo verso dell’album, esclusa ovviamente la cover di Baila Morena, è “forse chest’ammor è cinema”: il cinema ti ispira nella scrittura? Hai un film d’amore preferito?
Forrest Gump per me è un film d’amore, il suo rapporto con Jenny è speciale. Ho recuperato molto negli ultimi due anni: ho amici più grandi che mi consigliano film, li guardiamo insieme.
Che puoi anticiparmi del tour?
Porterà tanta energia, anche se avremo poco tempo per le prove estive. Sarò in giro con una band ibrida di strumenti, ma non la full band, che arriverà nei prossimi mesi. Vedrai un Samurai estivo, piccante, in attesa. Inoltre aprirò il concerto di Ricky Martin e sogno di conoscere Bad Bunny. E il 15 agosto sarò a Olbia, al Red Valley.