Colpa Mia, il brano della docente-artista Clair tramuta il bullismo in un dialogo musicale

Musica
Camilla Sernagiotto

Camilla Sernagiotto

Immagini dall'ufficio stampa di Clair

Dopo aver affrontato il tema dell’ansia con Stop Anxiety, Barbara Rizzo (in arte Clair) torna con un nuovo progetto che affronta una delle conseguenze più profonde e dolorose del bullismo e del cyberbullismo: il senso di colpa. Il brano, pensato anche come supporto educativo per le classi e accompagnato da un videoclip disponibile inoltre in versione LIS, si inserisce in un percorso artistico che unisce musica, sensibilizzazione e formazione. L'INTERVISTA

Dopo aver affrontato il tema dell’ansia con Stop Anxiety, Clair (nome d’arte di Barbara Rizzo, da un lato docente scolastica e dall'altro cantautrice) torna con un nuovo progetto musicale che affronta una delle conseguenze più profonde e dolorose del bullismo e del cyberbullismo: il senso di colpa interiorizzato da chi subisce violenza.

Con la nuova canzone Colpa Mia (che potete ascoltare nel videoclip ufficiale del brano, che trovate in fondo a questo articolo), disponibile su tutte le piattaforme digitali per Loud Vision, la cantautrice e docente siciliana concentra la propria attenzione sul processo psicologico che porta molte vittime a trasformare l’abuso subito in una responsabilità personale, fino a convincersi di meritare il dolore ricevuto. Il brano, pensato anche come supporto educativo per le classi e accompagnato da un videoclip diretto da Alessio Consoli disponibile inoltre in versione LIS, si inserisce in un percorso artistico che unisce musica, sensibilizzazione e formazione.

 

Colpa Mia racconta infatti il bullismo non soltanto come aggressione esterna, ma come una lenta deformazione della percezione di sé. Attraverso versi intensi come “Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene”, Clair descrive quella spirale psicologica in cui la vittima finisce per considerare la sofferenza come qualcosa di inevitabile, normale o addirittura meritato. In una realtà in cui, secondo i dati ISTAT pubblicati nel 2025 relativi al 2023, il 68,5% dei ragazzi tra 11 e 19 anni ha subito almeno un episodio offensivo, aggressivo o diffamatorio, e in cui Save the Children nel 2026 segnala che il 47,1% dei 15-19enni è stato vittima di cyberbullismo, il nuovo singolo di Clair sceglie di intervenire sul piano emotivo più fragile: quello della voce interiore, dell’ascolto e della possibilità di interrompere il circuito dell’autoaccusa.

 

Prodotto da Francesco Ronsivalle, in arte Skyner, con Gianluca Trainito come ingegnere del suono, il brano conferma l’identità di un’artista che, grazie alla propria esperienza accademica e pedagogica, continua a utilizzare la musica come strumento di riflessione sociale.

Abbiamo incontrato Clair per chiederle come è nato il progetto. Ecco cosa ci ha raccontato.

Intervista a Clair

Come è nato questo progetto e quale esigenza personale o artistica l’ha spinto a realizzarlo?

Il progetto è nato dall’esigenza di offrire occasioni di educazione emotiva e di sensibilizzazione agli studenti su particolari dinamiche relazionali e sociali. Inoltre, ho da sempre avuto il desiderio di poter utilizzare la musica e il canto come un potente canale comunicativo per agganciare percorsi, attività e occasioni di confronto e che potessero non solo trasmettere ma anche liberare. Infine la trasmissione dei messaggi non vorrei che si fermassero all’interno delle aule, ma si diffondessero e arrivino a tutti come segno di supporto e vicinanza.

 

Quando ha capito che la musica poteva diventare anche uno strumento educativo oltre che artistico?

Ho sempre sentito che la musica fosse un potente linguaggio che si fa carico non solo di note e parole ma anche di emozioni . Più tardi con l’esperienza e le competenze acquisite sono anche riuscita a personalizzare la  musica e il canto  come efficace  strumento di educazione e sensibilizzazione puntando sulla componente emotiva.

 

Colpa mia nasce da un sentimento molto preciso: la colpa interiorizzata. Da dove prende forma questa intuizione?

Volevo trattare il bullismo dal punto di vista emotivo sia per una questione di sensibilizzazione emotiva sia perché ho pensato che fosse più delicato e discreto per i ragazzi  affrontare questo particolare tema dalla prospettiva delle emozioni. In classe, a partire dall’ascolto condiviso e mediato di Colpa mia, è stato possibile analizzare e comprendere non solo lo stato emotivo della vittima di bullismo ma anche di quello del bullo, per aiutare i ragazzi a riconoscere determinate da poter rafforzare per poter aiutare e altre da contrastare per fare in modo che questi atti vengano sempre di più confinati.

 

Che differenza c’è, secondo lei, tra subire un’offesa e iniziare a crederci davvero?

Secondo me può succedere di credere ad un’offesa quando l’offesa viene reiterata nel tempo diventando quasi un’ insistenza e prendendo forma di una conferma, scatenando il dubbio che dietro ci sia un fondo di verità e, successivamente,  la convinzione che quell’offesa venga meritata.  

 

Nel brano alterna la voce della fragilità e quella della resistenza. Quanto è complesso tenere insieme queste due dimensioni?

Questo interpretare due dinamiche emotive così distanti in una stessa linea melodica è un mio punto di forza, poiché fa parte della mia personalità canora e musicale, e, oltretutto, la sento come un’esigenza personale interpretativa per intensificare il linguaggio bidirezionale emotivo.

 

Cosa pensa accada dentro un ragazzo o una ragazza quando smette di riconoscere l’ingiustizia e la vive come qualcosa di meritato?

Secondo me un ragazzo e una ragazza smettono di riconoscere l’ingiustizia quando pensano di non riuscire a contrastare quello che sta a loro accadendo. La violenza fisica e verbale reiterata intaccano la mente e il cuore, dando spazio alla fragilità per i colpi incassati  e la solitudine, con il pensiero costante di non essere capiti o ascoltati. Tutto diventa superfluo, niente da più sollievo e tra tutto questo può farsi strada un’unica convinzione, quella che forse quel male gli appartiene ed è meritato. Forse è un modo per riuscire a convivere con quel male, accettarlo e provare ad andare avanti.

 

La scuola è spesso il primo luogo in cui si manifesta il bullismo. Cosa può fare concretamente la musica in quel contesto?

Ho già avuto diverse occasioni di utilizzare la musica come dispositivo di educazione emotiva e sensibilizzazione a scuola e proprio la musica e il canto mi hanno permesso di abbattere barriere comunicative e di aprire le porte all’ascolto attivo all’interno delle classi. La musica e il canto insieme, possono farsi carico di trasmettere importanti messaggi sociali che i ragazzi riescono, attraverso questa particolare  mediazione,  a comprendere e a interiorizzare meglio per se stessi e per gli altri.  Oltretutto, sempre partendo dall’ascolto e dalla visione del video correlato al brano, disponibile anche in lingua dei segni, è stato possibile offrire attività mirate inclusive e percorsi multidisciplinari.

 

Ha scelto di inserire una voce che “risponde” alla sofferenza: è una forma di speranza o di responsabilità?

Per me la seconda voce rappresenta sia la responsabilità che la speranza. Ho concepito Colpa mia come un viaggio emotivo e l’ho strutturato come un dialogo dove alla voce dell’auto colpevolizzazione risponde quella voce che deve rappresentare la presenza, la vicinanza, la comprensione, la forza a non arrendersi, il supporto emotivo, insomma tutto quello che ognuno di noi potrebbe fare e dovrebbe fare in determinati casi. La mia volontà in questo brano è stata non solo quella di trasmettere un messaggio positivo ma di quella di suscitare nei ragazzi la voglia di aprirsi, di dialogare, di intervenire e di non arrendersi alle difficoltà.

 

Nel cyber-bullismo la violenza non ha più un confine fisico. Come cambia questo la percezione del dolore?

Secondo me la percezione del dolore non cambia perché assume sempre e comunque una forte identità. Il bullo in questo caso non ha un profilo definito ma il male che infligge diventa in ogni caso una presenza tangibile.

 

Quanto conta, secondo lei, essere ascoltati nel momento giusto per interrompere una spirale di isolamento?

Conta moltissimo, perché dire una parola, dimostrarsi vicini e pronti all’aiuto in un momento dove una persona si sente completamente fragile e forte può davvero cambiare tutto. Nel brano evidenzio proprio questa dinamica, perché alla voce che incita a guardare alle cose belle della vita, la voce che dapprima si auto colpevolizzava risponde che adesso sa di essere ascoltata, e che finalmente ha capito che vale tantissimo, quanto il mondo intero. “Sì adesso lo so, che non posso mollare, nella mia vita c’ è chi mi vuole ascoltare.Adesso lo so, e ci credo davvero, che valgo la vita e il mondo intero!”.

 

Nei suoi brani torna spesso il tema della fragilità emotiva: è più difficile raccontarla o accettarla?

È più difficile raccontarla, perché magari si può anche accettare di avere una fragilità emotiva, ma è più difficile far vedere agli altri le proprie debolezze, si prova vergogna e timore del giudizio degli altri. “Come fra tanti giganti, io non mi vedo, e anche se parlo, lo so non mi sento…”

 

Lavora anche come insegnante: cosa le hanno insegnato gli studenti sul modo in cui vivono le emozioni?

Io insegno e vivo la scuola ogni giorno. Ho già avuto molteplici occasioni di offrire attività di sensibilizzazione e di educazione emotiva sia nell’ambito della musica che del sostegno attrverso alcuni dei miei brani. Sono sempre state occasioni educative e formative molto intense attraverso le quali i ragazzi hanno avuto modo di essere guidati all’acquisizione di importanti valori sociali e al confronto con se stessi e i pari. Inoltre, tramite le attività proposte,  essi hanno avuto l’opportunità di ridefinire le loro emozioni, riconoscerle, individuarle e capire quali contrastare, rafforzare e equilibrare. I giovanissimi  vivono con molta difficoltà la sfera emotiva e hanno un bisogno costante di essere ascoltati. Spesso non riconoscono le emozioni , non riescono ad identificarle e a darle la giusta identità. Sentono fortemente il peso degli altri, del loro giudizio e di ciò che li circonda. Per quanto concerne me come docente, mi sono sempre posta come una guida ma anche come colei che acquisisce e impara costantemente dai propri alunni.

 

Se dovesse riassumere in una frase il messaggio più importante del brano quale sarebbe?

“Io invece ti dico, che non puoi mollare. Che hai la tua vita e ti ci devi aggrappare!”. Questa frase è il messaggio più importante perché racchiude in poche battute la presenza per gli altri, l’aiuto consapevole, l’ascolto attivo.

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