Tredici Pietro in concerto: "Sono un regaz che fa musica e voi fate casino"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

L'artista bolognese apre al Vox di Nonantola (Modena) il suo tour e questa sera è già a Milano. Un live serrato e suonato, una data di debutto travolgente per il cantore di una generazione. IL NOSTRO RACCONTO

Un ingresso felpato per poi scatenare l’inferno. Tredici Pietro e la sua band sono gladiatori e per anticipare che serata sarà, da cielo stellato, l’invito è a Non Guardare Giù. E’ così che Tredici Pietro apre il suo tour al Vox di Nonantola, davanti a un pubblico entusiasta e con la sua famiglia, papa Gianni in primis, a osservarlo dal piano superiore. Il ritmo è alto, le luci sono un arcobaleno, il verde è il reale segnale di una speranza che si dilata canzone dopo canzone. Apprezzabile il fatto che osservando il concerto dall’alto non si resti abbagliati dagli schermi dei telefonini. Il popolo di Tredici Pietro li usa con parsimonia. “Sono un regaz che fa la musica e sono in giro con la mia band, dovete subito fare casino per loro. Quanti sono di Bologna (in tantissimi alzano il braccio, ndr)? Siamo qui per fare musica e casino, per urlare. Ora faccio un brano che appartiene fortemente alla mia emotività e ha un certo tipo di peso, si chiama Dall’Alto”. Una canzone di una dolcezza straordinaria, quasi una preghiera laica che Pietro gestisce bene dal punto di vista emotivo. Subito dopo arriva “la tivù che ha vinto contro la politica” di High e il palco si colora di un rosso corallo che avvolge il pubblico come una coperta morbida.

tredici pietro

IL CONCERTO PIROTECNICO DI TREDICI PIETRO

Poche e precise parole e tanta musica, il concerto scivola veloce, fresco e piacevole come un sorso di birra: “Questo concerto lo abbiamo preparato anche sulla base delle date invernali ma resta sempre una ria volta anche se sono un po’ della zona”. La conferma che non ci sono crepe in questa scaletta e in questo live arriva con La Fretta che Pietro accompagna con la chitarra: “Noi non siamo qui per fotterci la testa con discorsi inutili” è il manifesto di una generazione che viene sottolineato da un ritmico battimano. “La scorsa settima è uscito un brano nel disco di mio fratello Juli e quale migliore occasione per farlo qui”…si intitola Qui Piangono Tutti ed è la vita che corre e si prende il tempo di ricominciare. Emirates è un piccolo, grande capolavoro, un volo equilibrato da un’ala di melanconia e un’altra di speranza…”è un momento straordinario”. Il momento acustico è amatissimo e poi quando si entra nel mood che “costruire significa distruggere” di Respirare si sentono i polmoni aprirsi al soffio dell’arte. Si pone il dubbio se Passaporto il pubblico se la ricordi con quella “Bologna [che] vive in un respiro” e la risposta giunge con un refolo di poesia. Il palco trabocca di entusiasmo e allegria, i momenti corali sono un abbraccio Rap raro oggi da trovare, quanto meno in Italia. “Stiamo tirando dritti belli pesanti anche con esperimenti ma il singolo estivo con Fabri Fibra non lo abbiamo ancora fatto…eccolo!”. E non può mancare altrimenti…Che Gusto C’è! Si viaggia verso il finale di un concerto che non ha concesso tregua: un’ora e mezza abbondante e tirata dovrebbe essere una legge. “E’ stata una cosa bella per me andare a Sanremo e vi chiedo di sostenermi adesso perché non so se ce la farò” ma Uomo che Cade mantiene l’equilibrio e si ritrova un coro di centinaia di persone che nulla ha da invidiare all’Orchestra dell’Ariston. Col dovuto rispetto sia chiaro. Prima del gran finale Tredici Pietro ci insegna a Galleggiare (“la canzone che ci ha fatto conoscere”) e poi saluta con un trittico intenso e ribella composto da Tempesta, Bolo e Verità, insomma “una fine pirotecnica”.

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