Casadilego, album Silenzio (tutto di me): "Sognare è il primo passo verso la felicità"
Musica Credit Albert D'Andrea
I brani del disco raccontano un momento di passaggio dalla tarda adolescenza a un principio di età adulta. Vincitrice della edizione numero 14 di X Factor, la giovane artista di Teramo è stata grande protagonista sul palco del Concertone del Primo maggio di Roma, dove la abbiamo incontrata. L'INTERVISTA
Silenzio (tutto di me) è il disco d’esordio di Elisa Coclite, in arte, Casadilego, nato da un tempo lungo e consapevole e dalla voglia di esplorare una dimensione più artigianale e fisica della musica, un lusso che alla sua generazione non è sempre garantito. Su questo stesso principio si muove anche la scelta di affidare a Lella Povia la cover dell’album, un lavoro di grafica analogica. L’album parte dalla passione di Casadilego, vincitrice della 14ª edizione di X Factor, per il folk americano, britannico e irlandese, passa attraverso un’elettronica analogica per approdare a un pop alternativo, sincero, intimo e personale. Il disco è costruito intorno a un’unica idea, quella della musica “artigianale”: canzoni con molti strumenti, pochissimo programming, elettronica suonata. Dopo la sua partecipazione al Concertone del Primo Maggio a Roma, tutto è pronto per la ripresa del tour: si parte il 16 giugno da Padova.
Elisa, partiamo da Silenzio (tutto di Me): come lo hai costruito e come sei riuscita a trovare l’equilibrio tra i tuoi tempi artistici e quelli imposti dalla discografia?
È successo tutto in maniera naturale, sono grata alla vita per la pausa che mi ha dato e che mi è servita per crescere musicalmente, fino a fare qualcosa di degno di essere chiamato album.
Come cambia il suono del silenzio tra il tutto di me del titolo e il niente di me della canzone? E che significato devo attribuire alle parentesi?
La cosa bella è che il silenzio non cambia, a cambiare sono le parentesi, poiché quel tutto di me è prendere questa opportunità del silenzio per riempire, mentre il niente è lasciarsi svuotare.
In Verdeforesta ci sono le stagioni, la luna, il vento ma soprattutto degli occhi fissi su di te: è il tuo modo di unire il tempo e i ricordi?
Guardandola dalla prospettiva che mi esponi ci sta, è quello che avevo in testa scrivendola.
Quando allunghi le mani fuori dal finestrino fai resistenza al vento o lo assecondi?
Da piccola facevo resistenza perché così sentivo la forza del vento, se mi lasciavo andare non la percepivo. Metaforicamente rappresenta il lasciarmi andare.
Il verde è un chiaro richiamo alla natura ma anche il frutto dell’unione del giallo col blu e significa forza e autodeterminazione. Lo hai scelto anche per come ti ritrae?
Mi sento inconsciamente così per la forza, ma è soprattutto sentirsi viva: prima ero giovane, ho trascorso anni in casa a non vivere, poi mi sono ripresa la libertà.
In Stare Svegli dici di fingere di sognare un po’: per la tua generazione quanto è difficile sognare?
È difficile, ma lo è anche stare svegli. A volte è dura per quello che accade nel mondo, sono cose pesanti e difficili. Sognare è coraggio, perché se poi non si avvera è una batosta. Ma serve come primo passo per la costruzione della felicità.
Lo sparire come superpotere è salvifico o destabilizzante?
Destabilizzante se spariscono persone belle, salvifico se sono brutte. Ma è anche il tuo momento per te, e quello è utile.
Parliamo di Più Facile: un giro di giostra è il modo più semplice per rompersi qualche costola ma salvare il cuore dalla tachicardia affettiva?
In qualche modo sì. L’ho scritta da piccola, da adolescente, per gli amici del cuore che sono gli stessi dai tempi delle medie. Con loro sono me stessa, sono le uniche che conoscono ogni versione di me.
“Se mai tu scoprissi quelle porte di cui neanche io conosco le chiavi” è una richiesta di aiuto? Anche in Posto Nuovo dici “tirami fuori da me”.
Le canzoni le ho scritte con un collaboratore che è anche il mio compagno, attraversavamo una situazione di vita personale che ci faceva chiudere in noi stessi. È romantico scoprire l’altro e noi stessi, ci siamo chiesti aiuto a vicenda.
Sempre in Alberi parli di chiedere scusa: è una parola così difficile oggi da pronunciare?
È sempre difficile, perché ferisce l’ego e fa soffrire, soprattutto quando pensiamo di meritarcela e non arriva.
Oggi vivi in un… Posto Nuovo?
Direi di sì, sono nel mio, che però in futuro potrà cambiare: ma ora è nuovo ed è come piace a me.
Alla fine, collegandomi a Here Comes the Sun che tu citi in Verdeforesta, possiamo dire che l’inverno lungo, freddo e melanconico è passato ed è arrivato il sole?
Sì, ma anche con la certezza che poi tornerà un nuovo inverno.
Dopo essere stata sul palco del Primo Maggio, che accadrà nelle prossime settimane? Ho visto che il 26 settembre sarai in concerto nella tua Teramo: sarà una data speciale?
Ho suonato tanto in Abruzzo e nelle Marche da pianista classica, mai questa musica. È stato difficile organizzare quello spettacolo. Il mio concerto è educativo, con momenti di forte energia, e saremo in tre sul palco.