Sarah Jane Morris presenta The Sisterhood 2: “Non sentiamo parlare abbastanza delle donne”

Musica
Matteo  Rossini

Matteo Rossini

©Getty

Undici brani dedicati alle vite di grandi artiste: da Amy Winehouse a Sinéad O’Connor passando per Etta James e Patti Smith. In attesa del ritorno in Italia, Sarah Jane Morris ci ha raccontato la nascita del nuovo album The Sisterhood 2. La cantautrice britannica ha dichiarato: “Sono stata enormemente influenzata dagli uomini, come David Bowie, ma credo che le donne abbiano bisogno di esse viste maggiormente in questa industria musicale principalmente maschile”. La nostra intervista

A maggio Sarah Jane Morris tornerà in concerto in Italia per presentare dal vivo i brani del suo ultimo album The Sisterhood 2, scritto insieme a Tony Rémy. In attesa degli appuntamenti live, la cantautrice britannica ci ha raccontato la nascita dell’ultimo progetto: dal ruolo di alcune artiste femminili nella sua vita ai recenti cambiamenti dell’industria discografica. La cantautrice ha dichiarato: “In questo momento abbiamo tante ragazze straordinarie nelle classifiche, come mai accaduto prima, ma sono lì anche grazie a queste donne che hanno fatto sentire le loro voci”.

Sarah Jane Morris: “Credo che le donne abbiano bisogno di esse viste maggiormente”

A circa due anni da The Sisterhood, Sarah Jane Morris è tornata con un nuovo lavoro dedicato ad alcune delle voci femminili più rivoluzionarie, amate e importanti di sempre: da Amy Winehouse a Sinéad O’Connor passando per Tracy Chapman, Etta James, Patti Smith e Dolly Parton. Sarah Jane Morris, in collaborazione con Tony Rémy, ha scritto undici brani sulle vite di cantautrici che hanno aperto la strada alle artiste di oggi. Tra poche settimane la musicista britannica sarà in concerto in Italia: venerdì 8 e sabato 9 maggio al Blue Note di Milano, il 22 maggio al Teatro Sperimentale di Pesaro. La nostra intervista.

 

Partiamo dal primo album, The Sisterhood. Com’è nato?

Durante il secondo lockdown, io e mio marito abbiamo deciso di leggerci a vicenda alcuni libri. Un giorno gli ho detto che avrei voluto conoscere le storie delle artiste femminili che mi hanno aperto la strada e influenzato, così ho stilato una lista di cinquanta nomi. Abbiamo comprato biografie e autobiografie. Mentre le stavamo leggendo, abbiamo realizzato quanto le loro vite fossero fantastiche. Non ci siamo soltanto innamorati della loro musica, ma anche delle storie, così ho deciso che avrei dedicato loro un album dal forte valore simbolico: un passaggio di torcia da generazione in generazione.

 

E così hai iniziato a lavorare con Tony Rémy

Finito il lockdown, ho letto alcuni testi a Tony Rémy, il mio co-autore principale. Lui ha immediatamente iniziato a suonare la chitarra, in un’ora avevamo già scritto. Nel corso degli anni abbiamo sperimentato insieme tanti mondi musicali, quindi sapevamo benissimo come avremmo voluto dipingere questi ritratti.

 

E quando hai deciso di realizzare il secondo album?

Semplicemente non siamo riusciti a smettere di scrivere. Abbiamo amato il processo e dieci artiste non erano sufficienti, così abbiamo proseguito.

 

Come hai scelto le artiste alle quali dedicare i brani?

Sulla base di tre criteri. Le artiste dovevano essere grandi cantanti, autrici e consapevoli di poter veicolare messaggi utili alla società attraverso le loro piattaforme.

 

C’è una canzone che senti più vicina?

Abbiamo amato lavorare a tutte le canzoni, non credo ci siano brani deboli. Ci piace molto proporre live Oh Mother My Mother, la canzone dedicata a Sinéad O’Connor. Una grande magia. Se dovessi indicare la nostra miglior canzone, forse direi The Dignity of Love, dedicata a Janis Ian e da una durata di oltre nove minuti.

Approfondimento

Solis String Quartet & Sarah Jane Morris raccontano Il Club dei 27

Com’è cambiato il ruolo della donna nell’industria discografica?

Sentiamo sempre parlare degli uomini, ma non abbastanza delle donne. Sono stata enormemente influenzata dagli uomini, come David Bowie, ma credo che le donne abbiano bisogno di esse viste maggiormente in questa industria musicale principalmente maschile. In questo momento abbiamo tante ragazze straordinarie nelle classifiche, come mai accaduto prima, ma sono lì anche grazie a queste donne che hanno fatto sentire le loro voci. Oggi è il momento di artiste straordinarie, come Raye, Olivia Dean e Lola Young, ma sono lì grazie a queste donne giganti.

 

Quindi un’industria in evoluzione

Negli anni ’70 e ’80 le case discografiche producevano più album per un artista così da farlo affermare lentamente, ora è tutto diverso. Capita di vedere artisti scalare le classifiche molto più velocemente, grazie anche ad altre piattaforme, come ad esempio i social. Ora c’è un mondo musicale differente .

 

Che consiglio daresti alle nuove generazioni?

Dopo aver lavorato con etichette grandi e alcune indipendenti, nel 2000 ho fondato la mia etichetta. Magari ora non venderò tanti dischi come in passato, ma ho il pieno controllo di tutto il mio lavoro. Il consiglio è: scoprite da soli chi siete.

 

A maggio tornerai in concerto in Italia. Come scegli i brani dei tuoi show?

A maggio tornerò a Milano per quattro show. Mi esibirò con brani tratti dagli album The Sisterhood e The Sisterhood 2. Devo dire che sono molto brava nel fare le scalette, forse perché ho fatto molti concerti nella mia vita. Ogni volta cerco di portare il pubblico in un viaggio musicale creando diversi momenti. Voglio che le persone tornino a casa con un messaggio di speranza e positività.

 

Stai già lavorando a The Sisterhood 3?

Sì! Abbiamo già iniziato a scrivere alcune canzoni, io e Tony siamo molti veloci nella scrittura, ma ovviamente la ricerca richiede tempo. Ci sono molte artiste, come Chaka Khan e Carole King, che hanno plasmato la musica pop come la conosciamo oggi.

Spettacolo: Per te