La giovane cantautrice e musicista jazz, al suo disco di debutto per USR Records, si muove tra jazz e cantautorato, trattando tematiche quali l'uguaglianza di genere e la libertà individuale, con un occhio di riguardo per le problematiche femminili. Un brano è dedicato alla storia e alla memoria di Giulia Cecchettin
Beatrice Rosa – Giulia di Cioccolata
Ci terrei ad aprire questa playlist con uno degli inediti del mio album “Sinfonia di un Sogno” uscito questo 27 febbraio 2026. Il brano si intitola Giulia di Cioccolata ed è dedicato a Giulia Cecchettin. È un brano a cui tengo particolarmente. Ha uno stampo jazz che io definisco cantautorale e si distacca dalla dimensione solistica del jazz tradizionale, lasciando volutamente molto più spazio al testo, come un po’ tutto l’album fa. Il tema mi è estremamente a cuore, così come a molte persone; in particolare donne. Mi ricordo perfettamente i brividi che provai mentre sentii le notizie al telegiornale del caso Cecchettin, già quando ancora non si sapeva se Giulia ci avesse effettivamente lasciati. Ho sperato fino all’ultimo che Giulia fosse viva, ma poi, quando arrivò la notizia della morte, dentro di me arrivò una grande rabbia, mista ad un immenso dolore. Volevo allora che tutto questo, in qualche modo, venisse fuori. Mentre scrivevo le parole provavo emozioni contrastanti; volevo tirare fuori tutto per dare voce a Giulia e a tutte le donne vittime di violenza, ma nello stesso tempo, avrei tanto voluto non scrivere mai un brano del genere. Con la mia espressività vocale, i toni drammatici delle armonie del pianoforte e il sax che si allinea alla voce in questa narrazione struggente, ho cercato di provare a raccontare un dolore inimmaginabile. Il brano racconta un ipotetico punto di vista di Giulia sulla vicenda, che ormai ci guarda dal cielo. Molti mi hanno chiesto perché il titolo fosse Giulia di Cioccolata; l’avvicinamento alla cioccolata è stato un istinto arrivato non so perché e non so per come; so solo che al momento della vicenda guardavo le foto di Giulia e mi trasmettevano allegria, dolcezza, gioia; ma considerato l’accaduto, anche tanto
senso di tristezza e amarezza; mi è stato istintivo abbinare il titolo ad un qualcosa che mi ha sempre trasmesso così tanta gioia, ma anche, a volte, tanto senso di amarezza, come il cioccolato. Ero molto indecisa nell’abbinare le due parole; ma la certezza mi arrivò quando un giorno cercai il profilo di Giulia su Instagram e scoprì che il nickname era: bisc0ttoalcioccolato. Capì che era un segno, allora non lo cambiai. Questo brano racconta di un dolore immenso provato. Vorrei che nell’ascoltarlo, le persone, in particolare gli uomini, riflettessero. È un tema che accomuna tutti noi: donne, uomini, padri, madri, zii, nipoti, cugini e via dicendo. Sicuramente sui diritti delle donne sono stati fatti tanti passi avanti, ma c’è ancora molto lavoro. Spero con la mia arte di essere portatrice anche di questo.
Billie Holiday – Strange Fruit
Strange Fruit è il secondo brano che ho scelto per questa playlist. Billie Holiday è la prima cantante jazz a cui mi sono ispirata; la prima cantante ad avermi guidato verso la mia strada musicale, verso il mio mondo. La sua voce, così tagliente e particolare, mi ha insegnato che per cantare non serve avere una voce omologata a quella degli altri; basta saper tirare fuori la propria; e su questo, non devono mai esistere canoni estetici. A proposito di ciò, infatti, Billie dichiarò: “Se dovrò cantare come qualcun altro, allora non canterò affatto”. La potenza espressiva di Billie stava proprio in questo: nella sua unicità; e nel suo non volersi mai omologare agli altri, da ogni punto di vista. Una voce come la sua allora, così fiera di essere considerata diversa per come cantava, non può che riempire con tutta l’anima questa poesia intitolata Strange Fruit. Il brano nasce proprio dalle parole della Holiday, da cui lei trasse il testo. Sono una denuncia contro il razzismo di quegli anni in America, in particolare, nel testo si nomina la zona del sud. Lo “Strano Frutto”, è la rappresentazione delle teste e dei corpi impiccati degli afroamericani tenuti appesi agli alberi come frutti. Il brano è una denuncia contro chi odia il “diverso”, e nella voce struggente di Billie, in come interpreta la melodia e nel tempo recitativo che si prende, questo si sente tutto. Lei mi ha insegnato non solo a usare la mia voce così com’è, ma anche a saper raccontare una storia mentre sto cantando. Quelle di Billie non erano corde vocali, ma lame taglienti capaci di entrati dentro l’anima e trafiggerti, senza sé e senza ma,
soprattutto quando cantava brani di questo tipo. Se allora per un’artista l’aspetto
fondamentale è la personalità, non si può dire che Billie non né avesse, e lei mi ha
insegnato proprio questo, ad essere fiera di ciò che sono.
Giulia Mei – Bandiera
Bandiera di Giulia Mei è il terzo brano che ho scelto. Mi sento molto vicina a questo pezzo. La scrittura della Mei è potente e reale, senza mezze misure. Come per Strange Fruit, la parola “denuncia” credo sia la perfetta portavoce e il testo della Mei, la melodia e l’arrangiamento, originale e impeccabile, rendono perfettamente il senso di tutto. È un brano concreto, che porta fuori un reale problema che ancora oggi nel 2026 ci affligge: i femminicidi; la violenza contro le donne, gli abusi; il fatto che una donna abbia paura a tornare a casa dal lavoro la sera o che debba stare al telefono con qualcuno per sentirsi sicura se sta camminando in un tratto isolato; il catcalling fin da quando siamo bambine e la mancanza di parità in svariati contesti quotidiani. Io per prima vivo e ho vissuto queste emozioni, ahimé, da sempre. Ogni individuo dovrebbe avere il diritto di sentirsi sicuro nella propria città, nel proprio paese. Ogni individuo dovrebbe sentirsi libero di relazionarsi senza la paura di subire violenza o di subire giudizi altrui. Bandiera è un grido; un grido di ogni donna; ogni donna stufa di essere vista come oggetto sessuale o soggetto inferiore da ancora molte culture e ancora da molti uomini. La Bandiera siamo noi; che non smetteremo mai di lottare contro questo problema, finché un giorno, la bandiera sarà tutto il mondo, unito nell’uguaglianza per ogni essere umano.
Maneskin – VENT’ANNI
VENT’ANNI dei Maneskin è il prossimo brano. Il testo di questa canzone mi è molto caro, così come il gruppo e il cantante, Damiano David. La voce del frontman, così unica, originale, intensa e reale, rende perfettamente il tema del brano. Il testo parla delle pretese che la società attua nei confronti dei giovani; pretese che ormai respirano tutti, anche le persone con più età. Oggi non ci si può più permettere di sbagliare, di rompere tutto e ricominciare da capo, nemmeno a vent’anni. Damiano nel testo racconta di come spesso in giovane età si viene giudicati per le proprie scelte; di come spesso vengano viste da persone più adulte come poco posate e con un eccesso di istinto; ma è proprio quell’istinto che ci rende più veri; ci rende più capaci di usare il cuore; di scegliere con più verità; anche se certe decisioni prese a volte ci portano a conseguenze non facili, oppure a percorsi felici ma con diversi ostacoli da superare. Spesso è l’errore il vero maestro, anche se oggi, tutti ne hanno paura. Da ventitreenne posso dire di aver vissuto e di vivere attualmente tutte queste emozioni. Le canzoni dei Maneskin mi hanno accompagnata in tutta l’adolescenza. Damiano è un grandissimo autore e interprete. Prima di scegliere
questo pezzo, sono stata indecisa anche fra Morirò da Ré e Torna a Casa, dove si parla molto della libertà di essere chi si è e di scegliere ciò che ci rende felici, senza paura del giudizio altrui. I Maneskin, identificano il concetto di libertà con la figura di Marlena; un’immagine creata da loro. In adolescenza i testi di Damiano, accompagnati dalla sua voce molto personale e dal rock della band, mi hanno portata ad amare me stessa, mi hanno ispirata nella scrittura e mi hanno stimolata a trovare i miei messaggi, senza mai perdere di vista l’ingrediente essenziale: la mia Marlena.
La Guerra di Piero – Fabrizio De André
La ballata di Fabrizio De André è il vero e proprio manifesto di un solo e semplice
concetto: di fronte alla guerra, diventiamo tutti uguali. Di fronte ad un abominio come la guerra, non c’è uomo che può esser perdonato e che si può perdonare. L’arma ci rende schiavi; ci rende nemici dei nostri amici e amici dei nostri nemici. Dé André è un cantautore con una grandissima potenza espressiva. La sua voce semplice ma penetrante, capace di scavare nell’anima di ognuno di noi, da voce a dei testi di impatto; di fronte al quale si può stare indifferenti solo con le parole, ma non con l’intenzione, con il pensiero, o con il cuore. La cosa strabiliante è che riesce a fare tutto questo con un’immensa semplicità compositiva; un giro melodico e un giro armonico ripetitivi, un testo potente, un organico ben scelto e la sua voce; nient’altro. Le sue melodie attivano su di me un senso di grande libertà. Quando lo ascolto, mi viene voglia di librarmi in danza; nonostante, spesso parli di tematiche dove ci sia ben poco da ballare, proprio come la Guerra di Piero. Un altro aspetto che amo di lui è il suo dare voce a figure emarginate o che hanno rotto gli stereotipi, come in Bocca di Rosa, dove racconta la storia di una prostituta, oppure nel brano Giovanna D’arco, dove racconta gli ultimi istanti di un personaggio così rivoluzionario, rimanendo potente, ma semplice. Con lui ho imparato proprio questo, che a volte non serve eccedere nei tecnicismi per arrivare al cuore delle persone.
Easy Living – Billie Holiday
Easy Living è uno standard jazz che amo particolarmente e che quando canto, mi
trasmette un grande senso di gioia e serenità. Il testo è stato scritto da Leo Robin, mentre la musica è stata scritta da Ralph Rainger. Le parole di Robin raccontano di quanto l’amore sia in realtà un sentimento semplice e spontaneo; anche se oggi, in questa società di robot che siamo diventati, tendiamo a razionalizzarlo eccessivamente, a complicarlo o addirittura a fuggirne. Quando l’ho ascoltato per la prima volta e quando ne lessi il testo, stavo vivendo la mia prima storia d’amore stabile; non fu esattamente una storia felice; facevo fatica a vivermela con serenità, per varie ragioni. Quando ascoltai quel brano, con Billie Holiday che lo cantava con molto relax, accompagnata da un semplice e dolce arrangiamento jazz anni Trenta, ho desiderato sentirmi così e poter un giorno cantare questo brano da innamorata, con la mente serena e il cuore in pace, sentendomi libera. Mi auguro di poterlo fare presto. Oggi vogliamo tutti scappare dai reali sentimenti, spesso per paura. Ma scappare da essi ci porterà solo a diventare dei robot per davvero e provare odio per
tutto e per tutti, fino a farci solo guerre e ancora guerre. Questo brano, nella sua
semplicità, ci fa tornare a quei puri, semplici, veri e spontanei sentimenti di cui oggi molti di noi avrebbero bisogno.
Blue Skies – Ella Fitzgerald
Blue Skies è un altro fantastico standard jazz composto da Irving Berlin. Prendo come
riferimento la versione di Ella Fitzgerald, quella di cui vorrei parlare. Ella è un’altra
cantante che amo, in particolare per la sua capacità improvvisativa. Il suo scat è
formidabile. Già solo cantarci sopra, ti restituisce una scarica di libertà assoluta. Le sue frasi ritmiche, il suo passare dal registro acuto a quello grave con così grande facilità e con grande divertimento! Fa venire voglia di improvvisare anche a chi non l’ha mai fatto in vita propria. Il suo solo in questo brano, sia cantandolo, sia ascoltandolo, mi fa venire voglia di ballare con grande energia! Senza paura di essere giudicata, timore che mi affliggeva molto anni fa. Studiare jazz e dedicarmi all’improvvisazione, mi ha aiutata molto in questo. Quando si studia improvvisazione bisogna liberarsi da qualsiasi tipo di maschera e paura. All’inizio non è stato facile, ma piano piano, lavorando tanto su me stessa, sono arrivata oggi a sentirmi divertita quando improvviso e ad amare l’improvvisazione! Cosa di cui prima avevo molto timore e che sostenevo non fare per me. Ora quasi non posso farne a meno! È stato un bellissimo percorso di assoluzione dal giudizio degli altri, ma in primis, dal giudizio che portavo io a me stessa.
Margherita – Riccardo Cocciante
E' un brano immenso per me. Parla di Margherita, una donna che il protagonista del pezzo ama incondizionatamente, e di certo Riccardo non lo nasconde. Il suo modo di rendere i sentimenti in canzone mi ha sempre colpito. Rimane dietro a un pianoforte ma sembra che occupi tutto il palco; con la sua voce ruggisce in lungo e in largo fino all’ultima sedia del teatro, dello stadio o dovunque si trovi. Riccardo racconta di essere stato molto timido da bambino e che non riusciva a cantare davanti a un pubblico; ma poi, scoperto il pianoforte, ha sviluppato un’espressività estremamente
personale nel modo di stare sul palco e nella sua voce. Detto da lui il palco e la musica
sono stati una grande forma di terapia contro la sua timidezza. Per me è stato lo stesso. Ho scelto Margherita perché tra i suoi, è uno dei brani che più mi trasmette questo senso di sfogo emotivo. Per altro, in Margherita, io ci leggo non solo una donna vera e propria, ma un senso d’amore universale. Sembra che lei sia una forza motrice che desidera portare le persone ad amarsi l’un l’altro e a rispettarsi, ognuno con le proprie unicità. Un inno all’amore universale. Questa visione mi affascina molto, e mi affascina soprattutto il fatto che lui la esprime attraverso una donna, come a sottolineare l’importanza dell’energia femminile in questo universo, cosa che oggi spesso dimentichiamo. Riccardo inoltre, da bambino, emigrò in Italia dal Vietnam coi genitori; paese dove era nato. Lui e la sua famiglia venivano additati come spesso “i diversi” o “gli strani”. Riccardo faceva fatica a omologarsi con gli altri bambini, perché in Vietnam c’erano usanza totalmente differenti. Grazie alla musica, trovò la sua cifra e pian piano sviluppò sé stesso. La sua storia mi ispira sempre moltissimo.
Kiss - Prince
E' un pezzo che ha ispirato moltissimo la scrittura di uno dei brani del mio
album. Si tratta di Open My Door ed è il brano funky del mio disco. Kiss ha tutta quella cifra funky con carica sensuale, che libera l’individuo da ogni rigidità corporea ed espressiva. Il testo del brano è un vero e proprio invito ad amare il proprio corpo. Il brano comunica che spesso prima di crederci adatti ad una persona, siamo convinti di non essere all’altezza; ma in realtà, tutti i preconcetti che ci facciamo, spesso basati anche su standard di bellezza artificiali provenienti dai media e dalla società, ci deviano dalla vera strada; ovvero, essere semplicemente noi stessi. Concetto ancora oggi estremamente attuale e Prince usa tutta la sua espressività vocale, col il suo canto di testa molto leggero assolutamente iconico e con un groove che chiama solo a liberarci di qualsiasi pregiudizio su noi stessi. Anche dal punto di vista testuale, il brano del mio album, Open My Door, rievoca il concetto espresso da Prince: è un vero peccato, perdere l’opportunità di una magica intesa per la paura di non essere abbastanza per qualcuno.
Greatest Love of All – Whitney Houston
Greatest Love of All è un dipinto colorato da una voce assolutamente unica: quella di
Withney Houston. Whitney è in assoluto una delle mie cantanti soul preferite. Già la sua sola voce grida libertà! Il testo, scritto da Linda Creed, racconta dell’amore più semplice che un individuo possa provare, ancor di più di quello per qualcun altro: quello per sé stessi. E amare sé stessi, con pace e serenità, non è la prima più grande forma di libertà? Io dico di sì. Certo è la forma più semplice di amore, ma al giorno d’oggi sembra sempre più difficile provarla con equilibrio; un po’ per tutti. O è in estremo eccesso, o è in estremo difetto. Ma come facciamo a ritrovarla con equilibrio? Una frase, dal mio punto di vista, simbolo del pezzo, ci può aiutare: “Lascia che le risate dei bambini ci ricordino com’eravamo”. Il pezzo cita della spontaneità di quando si è bambini, emozione, che io personalmente quando non mi amavo abbastanza, ho cercato di recuperare. I bambini riescono ad usare molto più il cuore di noi; si fanno molti meno problemi di noi e riescono a trovare la gioia nelle piccole cose. Riguardo all’amor proprio, il brano dice ancora: “Ho deciso tanto tempo fa, di non camminare nell’ombra di nessuno. Se fallisco, se ho successo, almeno vivrò come credo. Non importa cosa mi hanno tolto. Non mi possono togliere la dignità”. Quando le leggo, queste parole mi aiutano a trovare quel coraggio che a volte manca nel decidere per sé stessi; perché non si potrà sempre accontentare tutti con le proprie decisioni, ma essere prima di tutto felici e soddisfatti noi in primis, è oggi fondamentale; specie per le donne, che dopo secoli di accondiscendenza, si stanno finalmente ribellando e stanno rivendicando il loro amor proprio. Quando ascolto questo brano, mi sento avvolta da tutto l’amore proprio che possa esistere.