Il video clip evoca un’emozione, quella di diventre zia, ancora prima di essere compresa razionalmente, in dialogo diretto con la musica
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Quando ho ricevuto la notizia che sarei diventata zia, mio fratello mi ha mostrato la prima ecografia. Era un’immagine in bianco e nero, quasi indecifrabile, ma proprio per questo potentissima: qualcosa che esisteva, ma che stava ancora prendendo forma. Da lì è nato tutto. In quello stesso momento avevo in testa l’arpeggio iniziale di Mama, I’m Ready for This World: un suono sospeso, delicato, che mi ha aperto immediatamente un immaginario visivo fatto di buio, luce e trasformazione. Ho iniziato a immaginare il videoclip come uno spazio essenziale, intimo ed etereo, capace di evocare un’emozione ancora prima di essere compresa razionalmente, in dialogo diretto con la musica. Il processo creativo è stato molto immediato e materico, quasi come comporre un’immagine fotografica o una cartolina: qualcosa di semplice ma preciso, vicino all’idea dell’ecografia.
Nel mio modo di lavorare cerco sempre di arrivare a un’immagine chiara, che possa creare una connessione autentica con chi guarda. Per questo ho scelto di eliminare ogni elemento superfluo e di ambientare il video in uno spazio raccolto, quasi protetto, che richiama una dimensione interiore. Anche il punto di vista è fondamentale: in qualche assumo il punto di vista del bambino prima della nascita, e il rapporto con la camera diventa diretto, come se esistesse un dialogo silenzioso tra me e chi guarda.
Il video si sviluppa in tre momenti, guidati dal colore e dalla trasformazione. La prima
parte è dominata dal nero, legato all’origine e all’ignoto: è il tempo della creazione, del
fluttuare in uno spazio sospeso e ancora indefinito. Questa dimensione eterea è
profondamente connessa anche al suono iniziale del brano, che suggerisce attesa e
possibilità aperte. Successivamente entrano in scena i teli, che diventano un involucro materno ma anche interiore: uno spazio che protegge e allo stesso tempo invita a essere attraversato. Qui nasce una tensione, un movimento verso l’esterno, verso qualcosa che ancora non si conosce. L’introduzione del rosso segna il passaggio successivo: è energia vitale, impulso, desiderio di scoperta. Il corpo diventa più presente, più attivo. Infine si arriva al bianco, che per me rappresenta l’apertura: una tela ancora da scrivere. Nell’immagine finale, il rosso del vestito si inserisce in questo spazio completamente bianco, suggerendo la possibilità di ricominciare e di dare forma alla propria vita in qualsiasi momento. Anche musicalmente il brano accompagna questo percorso: parte da una dimensione sospesa, cresce e si espande, fino a chiudersi con una figura più dolce e stabile, che lascia intuire l’inizio di qualcosa di nuovo.
Girare questo video è stato anche un momento molto personale. Era la prima volta che mi trovavo così vicina alla camera, in una dimensione così diretta e vulnerabile. All’inizio mi metteva in difficoltà, poi è diventato naturale, anche grazie al lavoro condiviso sul set. In fondo, questo videoclip è un invito a tornare, o forse a incontrare di nuovo, quello sguardo originario con cui scopriamo il mondo per la prima volta.