Rancore: "L'album Tarek da Colorare è il mio viaggio iniziatico"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Credits Giovanna Onofri

Dopo l'esperienza dello Xenoverso, l'artista si ritrova a dover ricostruire da zero il proprio modo di stare nel mondo e riscoprire se stesso. L'INTERVISTA

Dopo aver esplorato le molteplici dimensioni dello Xenoverso in cui realtà, immaginazione e futuro si intrecciano, Rancore viene catapultato nel grigiore della realtà e compie un nuovo passo nel suo viaggio, col nuovo album Tarek da Colorare. Dello Xenoverso rimane solo un criptico messaggio. Siamo a un punto di rottura. In quel cosmo fatto di visioni, cronache dal futuro e personaggi sospesi tra realtà e immaginazione, il rapper ha spinto il racconto sempre più lontano dai confini del reale. Ma troppo tempo è trascorso tra una dimensione e l’altra, perde l’orientamento nello Xenoverso e viene costretto a interrompere il suo continuo passaggio tra mondi. La scelta è una, drastica e necessaria per reinserirlo nella realtà: amnesia. È da questa frattura che nasce il nuovo capitolo. Privato dei ricordi di quell’universo, Tarek si ritrova a dover ricostruire da zero il proprio modo di stare nel mondo e riscoprire se stesso. Anche il linguaggio sembra spezzarsi: parole inventate, suoni che ricordano una lingua, ma quale? Come per chi viene per la prima volta al mondo, comunicare è qualcosa che andrà imparato. Da questo punto di ripartenza prende forma Tarek da Colorare, un progetto che nasce proprio da quell’azzeramento: un ritorno alla realtà che diventa anche un nuovo spazio creativo, una pagina aperta in cui identità, immaginazione e linguaggio possono essere riscritti.

Tarek partiamo dalla storia di un album dove vanno messi i colori: come è nato e che sfumature hai utilizzato?

Nasce in maniera istintiva raccontando quello che è successo nella mia ricerca interiore dopo lo smarrimento. Il titolo porta il mio nome e sulla cover ci sono io incompleto da colorare e questo perché sono le persone che vanno coinvolte per fare un qualcosa insieme che ci porti fuori dall'oscurità. Ci ha compromessi col mondo l'oscurità interiore, che si comprendesse fin dalla copertina. E' una suggestione che io do prima di entrare nell'album, nel mio viaggio iniziatico,

 

L'etimo arabo del tuo nome di battesimo, Tarek, è aprire un sentiero: in cosa, con questo nuovo progetto, ti senti un apripista?

E' anche la stella del mattino, quella che guida i marinai. Siamo come quella Polare che è anche Venere: è per i santi ma in altre culture è per Lucifero. I marinai seguono la stella che è il tragitto, la guida nella notte.
 

Nella presentazione parli di una guerra che ci addormenta l'anima: la salvezza è la socialità. In cosa ti senti un animale sociale?

Nello sforzo che faccio quando cerco di essere il giullare non solo di me stesso ma degli, mettendo anima e psiche nell'album. La vita personale è altro e ha le sue difficoltà. Sul palco ho una maschera enorme, sono rialzato ma c'è sempre il coro, ovvero il pubblico, che mi guarda.

 

Dedichi una canzone al Codex Seraphinianus che richiama all'opera indecifrabile di Luigi Serafini: è stato definito una fanta-enciclopedia che non ha nulla di stabile. E' la tua visione del mondo odierno, che è sempre in mutamento e la stabilità non la contempla? E' per questo che tradurlo è tradirlo?

Apre uno spiraglio a quello che è fuori dalla nostra realtà senza ricostruire una nuova una regola. Il Codex fa un buco nella parete e guardi oltre, sarebbe come toccare oggetti in un sogno. Trasmettere un clima misterioso e ironico lo rende una delle cose più importanti del mondo, ti riporta in schemi scritti che non comprendi: sarebbe come dire che ho link per tornare bambino e non lo sfrutto. Luigi Serafini lo per la prima volta incontrai al Pantheon alla 7 del mattino e non gli ho chiesto la traduzione della sua opera altrimenti perdi il mistero ma soprattutto il concetto filosofico che sta dietro alle cose.

 

"Ricordati che sono solo uomini, solo donne" dici in Divinità: parole semplici ma umane in contrasto con il senso di disgregazione famigliare del brano, quando dici "se una settimana ha 7 giorni 3 giorni vai da mamma 3 giorni da papà poi dai nonni". E' il ritratto del disorientamento generazionale?

E' il senso di colpa che si da un bambino quando le figure che vanno in conflitto lo fanno carnefice di una situazione che non ha colpe. Come chi ha inquinato e comprato cose appoggiando le scelte che portano alla guerra. La disgregazione della famiglia è conflitto e c'è chi non ha scelto di nascere che ci si ritrova e vede i suoi templi crollare.

 

"Siamo vittime del bel paese" dici in Single: il numero delle persone sole sta aumentando. Secondo te cosa rende difficile creare una relazione?

Parlare. Gli animali se ci pensi attraverso i loro linguaggi non hanno problemi.

 

Curiosità: che fine ha fatto quel maglione arancione? E siamo circondati da coglioni anticipatici?

Abbastanza. Il maglione arancione mai più visto. Cog**oni ce ne sono ma si credono simpatici mentre l'ironia è complessa da utilizzare; forse cog**oni lo siamo un po' tutti, si crea un modello di uomo che sembra una esagerazione ma è un dato reale della nostra società.

 

In Neminem dici "non lo so chi è il ministro della cultura": meglio non sapere? Che pensi di questa classe politica? "Dove c’è politica c’è la vera criminalità"?

La politica è criminalità e si mischia ad altri enti di potere, per lo più religiosi ed economici. L'Italia è come un corpo umano se un organo si ammala tutto ne risente. Lo stesso dissenso se si ingloba si depotenzia. Ultimamente la politica è fatta da figure quasi fantastiche, quasi mitologiche, da bestiario medievale.

 

"Se scendo nella metro del mio inconscio è per entrare nell'abisso che c'è in me": sei in pace con te stesso e con i tuoi mostri? L'ascensore oggi lo prendi per salire?

Cerco di non prenderlo, faccio le scale che è meglio muoversi con i propri piedi: è quello che vuole il sistema, farci salire o scendere dipendendo dall'ascensore. Non ho una risposta ma il non so è una sfumatura di grigio.

 

In Fiori del male citi Charles Baudelaire ma l'incipit è di Cecco Angiolieri e poi arriva Gianni Rodari: come ti è venuto in mente di unire tre mondi poetici così distanti?

E' un po' schizofrenico il mio modo di scrivere e ti dico che ho limitato gli input. Il messaggio è politico a livello storico, riferendomi alle società segrete passate da una anima rivoluzionaria al potere, poi c'è tanta ambiguità tra religione, massoneria, poteri occulti, servizi segreti. Il fiore ritorna sempre come figura. Descrivo un mondo complesso e labirintico nel brano e i contrasti sono importanti nell'aspetto alchemico che lo accompagna. I tre che hai citato sono in contrasto e poi c'è Sergio Endrigo, che ha musicato Per Fare un Fiore, a sua volta poco celebrato. Racconto una Italia piena di contrasti che parte dai valori del Risorgimento poi è invasa da tanti poteri e oggi si respira una ambiguità strana: è pronta a un clima di guerra, non libera da enti come l'America. Per me prendere una cosa americana e italianizzarla è un atto politico.

 

Complimenti per la citazioni di Fosco Maraini e la sua Gnosi delle Fanfole! Fanfolare è libertà?

Assolutamente sì, spogli le parole dell'involucro sonoro, le lasci per l'essenza, togli il razionale e resta l'emotivo e nel fanciullesco c'è anche l'etimologia. Avvicina alle emozioni, le fanfole sono la risposta alle frottole del sistema che dalle fanfole sono terrorizzate.

 

Che accadrà nelle prossime settimane della tua vita artistica?

Vengo da un live che era uno spettacolo teatrale, con venti incollati davanti a me, c'era un copione non una scaletta. Dopo il viaggio in Xenoverso c'è stata l'inversione a U, U di universo. Saranno momenti più "concertosi" perché ho la necessità di liberarmi dagli schemi come ho fatto nel disco. Porterò un viaggio ma lascio libertà forse inseguendo una stella.

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