Zara Colombo, l'album Madre Lingua: "Oggi è Punk chi si sposa"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il disco emoziona per la lingua balbettata da cui nascono un nuovo linguaggio, una storia d’amore, la riconnessione con le proprio origini familiari, un incontro tra parole e voce, immagine e suono. L'INTERVISTA

Madre Lingua, il debut album dei Zara Colombo (ovvero Zara C. Massaro e Luca Massaro coppia di arte e coniugi nella vita) è nato in Patagonia mentre Zara imparava le prime parole di Italiano: la musica del duo Zara Colombo è la lingua balbettata da cui nasce un nuovo linguaggio, una storia d’amore, la riconnessione con le proprio origini familiari, un incontro tra parole e voce, immagine e suono. Le 8 tracce, registrate a Buenos Aires con i fratelli di Zara e il produttore Dumbo Gets Mad, uniscono il pop contemporaneo alla tradizione del cantautorato italiano e argentino. La lingua serve per cantare, per baciarsi, per gustare e per parlare, ed è dalla lingua che nascono le nuove idee e i nuovi mondi. In Madre lingua ogni canzone rimanda a un’opera visuale realizzata da Luca Massaro: Le Stelle è una scultura pubblica installata a Presicce, La Notte sul tetto della galleria Viasaterna a Milano, Tango un neon rosso che accompagnerà il duo nel primo tour.

Zara e Luca partiamo dalla storia di Madre Lingua: dalle origini in Patagonia fino alla sua fioritura definitiva? Come ci avete lavorato?

I brani sono stati scritti in Patagonia, ispirati anche dalla nonna pianista di Zara. Lì è iniziato il viaggio poi tornati a Milano abbiamo prodotto i primi pezzi tra cui Tango e La Notte. Quindi c'è stato il brano Il viaggio e siamo tornati a produrre i pezzi a Buenos Aires, la nostra è una vita di tante andate e ritorno.

 

Il concetto di partenza è la lingua come organo del corpo e come strumento di comunicazione e di conseguenza come suggestione per creare nuovi mondi e nuove forme di comunicazione: è una idea cui siete arrivati durante la lavorazione dell'album o era chiaro da subita la centralità della lingua?

L'ossessione col linguaggio c'è da sempre, Luca come artista visivo ha sempre girato intorno alle parole. Poi c'è stata una protezione verso la mia voce che è diventata un nuovo linguaggio tra noi, a partire dal mio imparare l'italiano per chi arriva dalla Patagonia. Ma la magia è che anche nella lingua erronea c'è quello lo scarto che crea un nuovo linguaggio, non solo linguistico e fonetico, ma anche sonoro. Dalla scrittura alla voce è già una traduzione.

 

La Notte racconta la vita che si colora: è quello l'attimo in cui "la magia è per chi ci crede"?

Secondo noi sì, le canzoni nascono dai litigi, poi c'è un richiamo per fare ascoltare cosa è nato: è il passaggio dopo una distanza tra due persone ed è un qualcosa di universale.

 

"La combinazione di medicine, di alcol, di amore e di nicotina mi lascia guardare il soffitto nelle camere d'altri": è la sintesi della disillusione sentimentale di questa epoca?

Forse no, è la sintesi di un momento di normale insonnia. Quando esce un album poi diventa di tutti. Nella scelta delle canzoni ci piace uscirne con un metodo che non stanchi. Per questo le nostre canzoni sono stratificate, sono canzoni che cambiano il significato a ogni ascolto per quanto sono aperte.

 

Mario Schifano, presenza e assenza ne Le Stelle ha creato manifesti di Pop Art e di le sue sperimentazioni cinematografiche lo hanno fatto diventare "artista maledetto": chi sono oggi gli artisti maledetti? E voi in cosa vi ci ritenete?

Ci piace la sua voce, nelle interviste televisive quando dice che maledetto corrisponde a detto male contribuisce a sostenere il balbettio della lingua nelle nostre canzoni. Ha avuto la capacità, di estendere il suo viaggio fino a restare irrealizzato.

 

"Sto imparando le terzine di Dante per dirti ti amo come cantano i cantanti": non è un po' troppo ottimistico avvicinare Dante agli autori contemporanei? C'è un girone dantesco nel quale vorreste essere accolti?

Zara: Non la ho letta, ma vedendo mio marito che ha fatto il liceo Classico dire il Purgatorio o anche il girone dei golosi.

Luca: "Un giro dell'inferno con Virgilio come guida".

 

Vi capita mai di piangere di felicità?

Tantissimo. Più che di tristezza.

 

Atlante portava il mondo sulle spalle, fu il primo a parla del mondo come una sfera: gli atlanti contemporanei sono quelli che lottano per difendere il pianeta dalla rovina cui tante parte dell'umanità lo costringe?

Nel nostro caso sono le montagne del Marocco. In Borges la mappa è il luogo del racconto, è quello che è il dalla A alla Z di Zara.

 

Chi è Mamma Mezzanotte col suo mix di carnalità e magia? A me a ricordato in alcuni passaggi Anna Magnani in Mamma Roma.

E' un momento del giorno in cui in cui si ripensa a quello che è accaduto nella giornata, ma è anche una sigaretta insomma è un momento in cui andrà tutto bene. Mamma Mezzanotte non è né una mamma né un luogo, è un posto, un momento dove ti puoi perdere in qualunque istante.

 

Cosa significa essere Punk nel 2026?

Essere sposati. Ci piaceva l'idea del Punk che è un tornare all'antico.

 

Avere tutte le risposte giuste anche se non lo sappiamo è una conseguenza dell'individualismo? Del mettere se stessi davanti alla socialità? Quello della solitudine è un tema che torna spesso nei vostri testi, cito "è facile sentirsi soli tra le persone" di Piccola Morte.

Anche se solo in una stanza siamo sempre connessi, è una iper bolla digitale dalla quale non ci si stacca. Ma aggiungiamo che dalla solitudine nasce l'arte, germoglia più dalla noia, dall'ennui.

 

La Piccola Morte è la vostra idea del Male di Vivere di Eugenio Montale? E' l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters?

La petit mort in francese è anche l'orgasmo, un momento di estasi, ma qui è innamoramento. Magari potessimo essere paragonati con i nomi che hai citato.

 

Che accadrà nelle prossime settimane della vostra vita artistica?

Lavoriamo al tour e a una versione in spagnolo dell'album. Sappiamo già come sarà il concerto e a breve ci sarà l'annuncio.

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