Il brano è una dichiarazione d’amore sincera, in cui la forza del sentimento non viene idealizzata e i suoi limiti non vengono celati
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
“Smettila di considerarmi speciale, sono come chiunque altro, con le stesse mediocrità di chi ti ha amato prima. Voglio le stesse cose di quella gente anonima dalla quale mi consideri tanto diverso. Non aspettarti niente di più o ti deluderò”.
Questo è il concetto alla base di Come Gli Altri Str**zi, un pezzo che ho scritto in un momento diverso della mia vita rispetto a oggi, ma a cui sono tuttora molto legato. Ogni volta che lo riascolto, mi accorgo di quanto mi abbia aiutato a capire me stesso.
Il pezzo è un tentativo sperimentale di decostruire i concetti cardine della canzone d’amore: nel tipico brano sanremese, del quale ho appositamente ripreso struttura e scelte melodiche, si parla di amori unici, poetici, eterni, promesse che durano quei tre minuti e mezzo di traccia per poi essere tradite dalla realtà. In Come Gli Altri Str**zi propongo invece una dichiarazione d’amore sincera, in cui la forza del sentimento non viene idealizzata e i suoi limiti non vengono celati. È un modo per confrontarmi con la verità senza filtri. La frase d’apertura “io volevo solo che mi trattassi come gli altri str**zi” sottolinea il paradosso che la canzone va ad attaccare: perché dici che sono speciale? Perché banalizzi tutti i rapporti che hai avuto in passato (ex, incontri occasionali, estranei in discoteca) e metti su un piedistallo quello che hai ora con me? Io non voglio altro che far parte di quella gente, attribuendomi qualcosa di più mi fai solo del male.
L’idea del testo è nata dai miei sentimenti nei confronti di una cara amica, che non ha ispirato solo questo pezzo. Col tempo il rapporto ha perso quella banalità esaltata dalla canzone e ha acquisito valore, probabilmente per lei non sarò mai “come gli altri stronzi”, ma il brano resta per me una bella fotografia di ciò che provavo quando l’ho scritto. Grazie anche alle atmosfere sonore di Giulio Rizzello - Uakari Prod, il mio produttore e migliore amico, mi sembra di tornare lì ogni volta che la riascolto. Non so quanto sia un bene. Forse è un bene, perché mi permette di crescere e di accettare i miei limiti. La realizzazione del videoclip è stata un’avventura incredibile. Lorenzo Lancellotti, un regista dal talento straordinario, si è innamorato del progetto dal primo istante e questo ha fatto tutta la differenza del mondo. Ha organizzato una super squadra e, basandosi sulla mia idea e su poche indicazioni, ha girato tutto a casa mia in due giorni di riprese.
L’idea del video riprende il racconto La Metamorfosi di Franz Kafka, da sempre una delle mie storie preferite. Mentre canto mi muovo nella mia casa come un enorme scarafaggio, grottesco, unto, rassegnato alla banalità inesorabile descritta dal testo. Parallelamente, un vero scarafaggio si muove tra le pareti di un modellino su scala della mia casa, realizzato da mia sorella per l’occasione. Il piccolo attore è stato ripreso con uno speciale obiettivo ingranditore, così da sembrare un insetto gigantesco all’interno di una casa normale. Questo contrasto visivo amplifica il senso di alienazione che volevo comunicare. Gli insetti sono un elemento centrale del mio immaginario visivo, ognuno con il suo simbolismo. In questo caso, la blatta era simbolo d’impotenza, commiserazione, impossibilità di elevarsi. Alla fine riesco a dissociarmi dal Gregor Samsa dentro di me, letteralmente vomitandolo. Resto con la consapevolezza di chi ero e con la forza di chi sto diventando.