Speaker Cenzou firma la colonna sonora di Malavia: “Il mio rap diventa cinema”

Musica
Camilla Sernagiotto

Camilla Sernagiotto

Credits: ufficio stampa di Speaker Cenzou

Il rapper napoletano debutta come autore di colonne sonore firmando le musiche del nuovo film di Nunzia De Stefano, al cinema da domani (giovedì 26 marzo 2026). Un progetto che trasforma il suo rap in racconto cinematografico, tra identità urbana, emozione e visione narrativa. Il musicista ne ha parlato ai microfoni di Sky Tg24. L’INTERVISTA

A oltre trent’anni dall’inizio della sua carriera nel rap, Speaker Cenzou firma per la prima volta una colonna sonora cinematografica, portando il proprio immaginario sonoro sul grande schermo. Il progetto è Malavia, il nuovo film di Nunzia De Stefano, in uscita nelle sale dal 26 marzo 2026, per il quale il rapper napoletano ha composto e prodotto Malavia - Original Soundtrack Highlights, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Magma Music.

Non si tratta di un semplice accompagnamento musicale, ma di una vera e propria estensione narrativa: tredici tracce inedite - tra strumentali e brani cantati - che dialogano costantemente con immagini, personaggi ed evoluzione emotiva della storia. Un lavoro costruito in stretta sinergia con la regista, che traduce in suono l’identità profonda del film, alternando atmosfere evocative, tensioni urbane e momenti più intimi.

 

Prodotto da Matteo Garrone con Archimede e Rai Cinema e distribuito da Fandango, il film Malavia è ambientato a Napoli e mette al centro la cultura hip hop come linguaggio di formazione e riscatto. La storia segue Sasà, tredicenne con un talento naturale per il rap, il cui percorso si intreccia con quello di Yodi (figura ispirata proprio a Speaker Cenzou) in un racconto che mescola crescita personale, sogni e disillusione.
Dal punto di vista musicale, la colonna sonora si muove tra diverse declinazioni dell’hip hop: dal boom bap alle sonorità più contemporanee, passando per campionamenti essenziali e parti suonate. Il risultato è un impianto sonoro coerente ma dinamico, capace di sostenere la narrazione senza mai sovrastarla, e anzi rafforzandone la dimensione emotiva.

 

Abbiamo incontrato Speaker Cenzou per farci raccontare com’è nata questa esperienza e cosa significa, oggi, tradurre il proprio linguaggio artistico in musica per immagini.

Dopo più di trent’anni di carriera nel rap, cosa significa per te firmare una colonna sonora per il cinema?
Per me è una sorta di coronamento di un sogno e di un percorso. Da quando ho iniziato a fare anche beat e produzioni, non molto tempo dopo l’inizio della mia carriera da MC e rapper, la maggior parte delle persone mi diceva che le mie produzioni erano evocative, al punto da stare bene non solo sotto un rap: il loro posto d’elezione sembrava essere in sintonia con le immagini, quindi per il cinema e l’audiovisivo. 

 

Raccontaci com’è nato l’incontro con Nunzia De Stefano e come sei stato coinvolto nel progetto di Malavia.
Tre anni fa ho conosciuto Nunzia De Stefano, la regista di Malavia. Siamo entrati subito in sintonia: ho iniziato a collaborare prima come consulente alla sceneggiatura, poi siamo arrivati alla conclusione che c’era la possibilità di fare le musiche, e questa cosa si è evoluta in maniera consequenziale. Dal mio punto di vista, queste sono tutte declinazioni dell’attitudine della mia anima nel voler raccontare una storia: attraverso la musica, le rime, il visual. Ho fatto anche dei piccoli esperimenti di regia: c’è una grande esigenza artistica di voler narrare. 

 

Il personaggio di Yodi sembra in parte ispirato alla tua esperienza. Quanto della tua storia personale hai ritrovato nel film?
Sicuramente abbiamo tantissime cose in comune e, quando è iniziato l’embrione della collaborazione, ho raccontato tanto di me, della mia vita, della scena napoletana. Loro hanno scritto questo personaggio in parte ispirato a me. Il personaggio non è totalmente me: ci vorrebbe un biopic… 

 

Hai definito quest’esperienza “super-stimolante” e inaspettata. In che modo il tuo percorso artistico precedente ti ha preparato a lavorare con immagini e narrazione cinematografica?
Io penso che questa sia la giusta sublimazione anche di questo percorso, perché il mio rap era evocativo: “evocativo” era sempre l’aggettivo che veniva fuori. È stato quasi un passaggio, non dico obbligato, ma il giusto compimento.

 

Comporre per il cinema richiede equilibrio tra immagini, tensione e musica. Come hai bilanciato la tua identità artistica con la visione della regista?
Quando fai una cosa per te, assecondi la tua visione e la tua aspirazione; invece, in questo caso, devi diventare un’estensione della visione della regista. Questo per me è stato un aspetto super stimolante. Ho cercato di essere totalmente al servizio della storia e di Nunzia De Stefano. Ho chiesto al mio amico e collaboratore, il polistrumentista Andres Balbucea, di aiutarmi nei momenti in cui magari potevo essere più manchevole, per esempio nella scrittura o nella partitura degli strumenti. Ho cercato di lavorare con qualcuno che potesse arrivare laddove c’era qualche mio limite e dare una visione da polistrumentista. Bit campionati, bit più old school: ho cercato di portare una finestra molto ampia di cose, dato che il film è fatto di “colori” diversi, di emozioni differenti.

 

La tua musica ha sempre dialogato con Napoli e il centro storico. Quanto la città e il rione San Gaetano influenzano ancora oggi la tua creatività?
Io sono cresciuto con il concetto che l’MC e il rap debbano rappresentare il proprio quartiere, il proprio luogo d’origine, il proprio posto d’appartenenza. Ho sempre cercato di attingere dalle vibrazioni del mio quartiere. Nel tempo il centro storico è cambiato molto rispetto a quando ho iniziato: è normale che le cose cambino, ma non cambia il mio modo di andare a pescare, dietro le pietre di tufo delle mura, tutti i diamanti.

 

Hai collaborato con artisti come Pino Daniele ed Enzo Avitabile. Che eredità artistica e umana hai ricevuto da loro?
Io mi sento assolutamente discepolo e continuo quel fil rouge di quella generazione: per me è stato imprescindibile guardare a ritroso. Proprio per questo discorso ancestrale di guardare alle mie radici. Libero Bovio, Eduardo De Filippo… Tutto quel filone di cultura napoletana mi dà il lume. Ora che Pino Daniele purtroppo da undici anni non c’è più, ho un rapporto strettissimo con Enzo, che ritengo mio mentore e padre spirituale, nonché figura di riferimento dell’arte napoletana nel mondo.

 

Dopo un 2025 difficile, hai parlato di un momento in cui pensavi di fermarti. Quanto quell’esperienza ha influenzato la tua ripartenza musicale e il progetto di Malavia?
L’esperienza è stata la perdita di mia madre. Siccome nei primi due anni di questo lavoro mia madre era qui, quando facevamo riunioni e componevamo canzoni, so che lei non avrebbe voluto che io fermassi questo flusso energetico. Lei è stata sempre al mio fianco: da quando a 19 anni ho perso papà, c’è stata sempre e solo lei. Mi ha aiutato e stimolato. È anche per onorare la sua memoria che ho deciso di continuare. Dopo un momento di stop, perché dovevo rimettere insieme energie ed emotività, sono andato avanti. E tutti i traumi e le perdite ti fanno crescere.

Ali è stato definito un canto di ripartenza. Che significato ha per te questo pezzo e come si collega alla tua vita oggi?
È un pezzo che avevo già pronto: sono sempre stato molto prolifico. Quando ho perso mia madre, a un certo punto ho pensato di smettere; poi, riascoltando le canzoni, ho sentito il bisogno di rimettermi in contatto con una parte di me che era sopita. Ho risentito Ali e ho trovato ciò di cui avevo bisogno: forza, energia, resilienza e la grinta per rimettermi in gioco. Anche grazie ai miei fratelli storici, gli amici più stretti che sono anche i miei discografici, ho deciso di continuare. 

 

Hai già in mente nuovi progetti, magari altre colonne sonore?
Se in questo momento dovesse arrivare qualcosa di cinematografico, come è arrivato il progetto di Malavia, con una storia con cui entrare in empatia e i presupposti giusti per lavorare insieme, sono apertissimo. Mi è piaciuta così tanto l’esperienza da compositore di colonna sonora per un film che potrebbe diventare una sorta di appendice artistica. Per ciò che riguarda invece la mia produzione musicale non legata all’audiovisivo, nei prossimi mesi usciranno dei singoli. L’album arriverà nel 2027, non prima perché quest’anno Il bambino cattivo, il mio primo album, compie trent’anni anni in concomitanza con il mio cinquantesimo compleanno, motivo per cui in autunno uscirà la ristampa della mia autobiografia, intitolata Ammostro. Ci sono slot di uscite programmati, quindi il disco uscirà l’anno prossimo. 

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