L'Orchestra del Paese Immobile: "Il dialetto sposta ciò che è verso ciò che sarà"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Un percorso emozionante portato avanti da una ensemble che fa del dell'idioma di Velletri e della musica un linguaggio universale. L'INTERVISTA A MATTEO SCANNICCHIO

La musica è spesso più di un linguaggio è un idioma. Ci parla per note e ritmi e la capiamo indipendentemente dall’età, dal ceto sociale o dalla provenienza geografica. Poi è vero che ognuno ci sente quello che vuole e qui sta la magia. Se poi la musica è arricchita da un testo, il percorso si fa ancora più stimolante. L’Orchestra del Paese Immobile, partendo dal dialetto di Velletri, dimostra che come la musica può essere intesa da chiunque, lo stesso può valere per un dialetto, e la somma delle due specificità crea un mix semantico elettrizzante. Il dialetto così non è un vincolo ma un passepartout per rompere i confini del mondo. Su questa scia L’Orchestra del Paese Immobile rafforza il messaggio veicolato dal nome stesso del progetto. Velletri, piccola realtà di provincia per gli standard odierni, è al contempo faro illuminante in termini di storia millenaria per la cultura nel senso più ampio del termine. La presunzione di pensare che una realtà di provincia sia di per sé immobile è la provocazione su cui si basa il progetto. 

Matteo partiamo dalla storia di questa ensemble: quando è nata, come è stata composta la squadra artistica?

Il progetto nasce durante la pandemia almeno come idea, partendo dal presupposto che questo dialetto mai profondamente esplorato aveva una sua musicalità è scoccata la scintilla. Ho contattato alcuni amici prima che colleghi e oggi siamo quasi trenta compresa parte del coro.

 

Il nome è curioso: in cosa siamo un popolo immobile e in cosa voi date la scossa che innesca il movimento?

Tutto è legato al provincialismo, è un tao diviso a metà, il bene e il male, e noi siamo il combustibile che spinge il motore.

 

Oltre che di amore e di vita le vostre canzoni sono manifesti di coscienza civile: quale è il vostro contributo a risvegliarla? Sembra di vivere in una catalessi civile priva di coscienza. La musica dialettale come idioma: andrebbe studiata nelle scuole? E in cosa il vostro viaggio marcia verso il futuro?

Il nostro desiderio è portare avanti una alternativa alla tradizione popolare del dialetto, la parola ha spesso un valore se accompagnata da un gesto. Il linguaggio è la forza per spostare ciò che era verso ciò che sarà. Per noi è un vantaggio e non una costrizione. Il valore musicale è inferiore a quello sociale noi lo facciamo per muovere le coscienze in primis. Se fai del bene ai tuoi concittadini lo fai a te stesso e quindi mai vedrai qualcuno chessò gettare della carta per terra. Spero che le nuove generazioni girino il mondo mantenendo le radici perché sono conoscenza di se stessi che ti aiutano ad affrontare ogni difficoltà ma anche ad apprezzare li differenze di questa epoca.

 

In questo momento storico intorno al progetto OPI che vento soffia?

Si ben oltre il regionalismo, è un qualcosa di collettivo e ognuno di noi oltre alle riflessioni va ad attingere nella musica che porta con sé sempre una luce positiva. E' il nostro strumento di riscatto.

 

In cosa in voi c'è l'anima dei Volsci che erano ritenuti, nell'etimo, antichi ma anche bellicosi?

Conserviamo lo stesso orgoglio. Viviamo di una frustrazione che è quella di non riuscire a valorizzare il nostro territorio, siamo inghiottiti dalla vicina Roma, siamo tra l'Urbe e Napoli in un luogo di passaggio. Questo un po' ci ferisce e non intacca l'orgoglio.

 

Ci sono pochi documenti sulla lingua volsca, il più importante è di fine Settecento ed è stato ribattezzato Tabula Veliterna: i vostri testi partono da lì?

Siamo fortunati perché tutto questo lavoro lo ha già fatto Roberto Zaccagnini sulla storia di Velletri e noi ci siamo documentati. Il vocabolario lo abbiamo dentro.

 

Certe Specie De Rimore è una canzone che è fatta di suggestioni, è un viaggio nella fanciullezza: è stato difficile trasformate suoni e rumori in voce e farne materia viva e parlante?

No perché suoni e rumore hanno la possibilità di essere musicabili, il rumore e la cadenza di un treno sono il ritmo della batteria e delle percussioni. Qualunque suono può essere musica, soprattutto sulle emozioni ancestrali e quello lo fa già la natura.

 

L’Agnima Strinata è una ode al tempo che scorre. Le mani sono forse la parte del corpo che più di tutte si fa racconto di vita: una carezza, anche ruvida, è più storia o più nostalgia?

Più storia sicuramente, all'interno c'è tutto e non è solo un guardare al passato, è soprattutto una consapevolezza per il domani.

 

Callodemaggio è anche un riflessione sull'ambiente, su queste temperature anomale: cosa voi e l'arte potete fare per sensibilizzare la gente a salvare il pianeta?

La presenza e la comunicazione. In maniera maniacale cerchiamo luoghi non consueti per i concerti, da aree archeologiche a un bosco fino a un campo di grano. Sono tutti luoghi che proteggono la natura e noi li facciamo conoscere alle persone.

 

Maggio come mese ritorna anche in Quiete in Famiglia: è casuale o essendo il mese della Madonna è a voi particolarmente caro? Quanto la Fede è importante nel racconto delle vostre radici?

Spesso le poesie parlando di un recente passato si avvicinano a una dimensione più religiosa. Siamo più laici ma quando si celebra la Madonna bestemmiatori e devoti si fermano. E' emozionante e commovente la nostra processione per la Madonna.

 

Se Icaro è un visionario voi siete i suoi discepoli? Essere visionari e sognatori in un mondo che cammina velocissimo significa essere un movimento eretico e conservativo?

Sarebbe bellissimo essere i suoi eredi, bisogna essere eretici e buttarsi, la conservazione del passato te la porti dentro e dunque bisogna osare.

 

Il vignarolo è il custode di una religione laica e animista che crede nei tempi della natura? Nel rincorrersi delle stagioni?

Molto di più è quasi una figura divina, è lui stesso Dio non è un sacerdote. In quel sapere ci sono le tavole dell'alleanza, è uno dei momenti in cui l'uomo è in pace con se stesso. Tutti dovrebbero provarla quella magia.

 

Vedi Si Tte Capisce (Managascià) racconta una pruriginosa storia di provincia: oggi non sarebbe diventata canzone ma sarebbe stata spolpata dai social?

Le trasmissione generaliste del pomeriggio ci avrebbero fatto fortuna. Mi viene in mente il Gorilla di Brassens. La parte più bella è che certe cose sono esistite, non sono dicerie, è il pettegolezzo portato all'estremo quando si parlava di questa storia d'amore e la gente ci crede.

 

‘O Ggiro a Camposanto mi ha ricordato A Livella di Totò e anche l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters che poi Fabrizio De André ha trasformato in concept album: la memoria è viva o è in estinzione?

Fatica a rimanere viva, se le si prende il polso è ancora viva ma tende a sparire e a diventare individuale, il sogno è memoria collettiva e non un ricordo personale del passato.

 

Che accadrà nelle prossime settimane della vita artistica dell'Orchestra del Paese Immobile?

Siamo in attesa di iniziare i concerti in primavera, alcune serate sono già chiuse, poi coltiviamo l'ambizione di girare l'Italia seppur non in modo esagerato perché la ricerca dei luoghi speciali dove esibirci non è mai semplice.

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