Vai dal Tondo, il videoclip di JoshZona4 racconta Rogoredo e il bar che unisce i mondi
MusicaIl talentuoso rapper milanese JoshZona4 dedica un videoclip al Tondo Café di Rogoredo: non solo un bar ma un punto d’incontro umano e artistico. Tra periferia, memoria e amicizie vere, il video trasforma un locale di quartiere in un racconto collettivo sulla città e sulle relazioni
Un luogo prima ancora che una canzone
Ci sono brani che raccontano una storia.
E poi ci sono brani che raccontano un posto — e quindi inevitabilmente raccontano le persone.
Vai dal Tondo di JoshZona4, disponibile da oggi 16 febbraio su YouTube, appartiene alla seconda categoria.
È un pezzo rap ambientato in periferia che diventa una mappa emotiva di Rogoredo, Milano sud-est.
Il centro è uno spazio reale: il Tondo Café, storico bar di quartiere in via Monte Cengio 6, gestito da Luca Tondini e portato avanti dalla stessa famiglia da tre generazioni.
Un bar che diventa dispositivo narrativo, osservatorio urbano, confessionale collettivo.
Nel ritornello la dichiarazione è chiarissima:
“E chiaramente vai dal tondo
Dove la vita gira in tondo
Rogoredo è casa mia
Tra la strada e l’energia”
Più che un gioco di parole è una geografia esistenziale. Il ritorno come abitudine, l’abitudine come appartenenza.
Rogoredo oltre il cliché
Il video lavora contro un’immagine automatica, corriva della periferia.
Rogoredo non è raccontata come luogo di marginalità ma come ecosistema umano.
Padri, madri, lavoratori, rapper, amici — tutti condividono lo stesso spazio, senza gerarchie.
Nel testo emergono bicchieri di gin, risate notturne, difficoltà visibili sui volti ma anche una forma di resistenza quotidiana: restare, incontrarsi, riconoscersi.
Il bar diventa una zona neutra:
non importa chi sei fuori, dentro sei parte del racconto.
Il videoclip insiste su questo: inquadrature semplici, presenza reale delle persone, atmosfera più documentaria che musicale. Non c’è estetizzazione della strada, c’è convivenza.
Approfondimento
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Un video comunitario
La scelta di coinvolgere amici e frequentatori abituali cambia completamente il senso dell’operazione.
Non è un artista che parla della gente — è la gente che abita il video.
Regia e montaggio di nerocinema.lab e Giovanni Baracchi mantengono uno stile diretto, quasi diaristico: niente glamour urbano, niente estetica patinata della periferia “cool”. Solo presenza.
Il risultato è che lo spettatore non guarda un videoclip: entra in un luogo
Il bar come narrazione urbana
Nel panorama musicale contemporaneo molti video raccontano città, quartieri, identità territoriali.
Qui succede qualcosa di diverso: non si racconta un quartiere attraverso i suoi problemi ma attraverso la sua continuità.
Il Tondo è il contrario dell’evento.
È la ripetizione.
E proprio nella ripetizione nasce la memoria: gli stessi tavoli, le stesse facce, storie che cambiano lentamente ma restano riconoscibili. Il video diventa allora un archivio emotivo — non spettacolarizza Rogoredo, la conserva.
Una storia di generazioni
Il Tondo non nasce come locale identitario: lo diventa nel tempo.
Dietro il bancone non c’è soltanto un gestore ma una continuità familiare. Il bar appartiene da tre generazioni alla famiglia Tondini e questa stratificazione invisibile è parte della sua atmosfera.
Significa che ciò che vediamo nel videoclip non è solo un gruppo di amici in un posto qualunque: è un luogo che ha attraversato epoche diverse della città restando riconoscibile a se stesso. Le facce cambiano, il quartiere muta, ma l’energia resta.
In una Milano che corre verso il futuro cancellando spesso le proprie tracce, il Tondo funziona come una memoria abitata: non nostalgia, ma permanenza.
È anche per questo che si torna — non per abitudine, ma per continuità.
Il Tondo come cinema reale
Chi conosce quel luogo sa che è più di un esercizio commerciale.
È un set permanente senza troupe.
Viene in mente Volti di John Cassavetes: facce vere, tensioni vere, parole che non sembrano scritte ma accadono. Cassavetes prendeva persone e le lasciava esplodere davanti alla macchina da presa. Qui succede qualcosa di simile: il Tondo non interpreta, esiste.
La regia guarda senza imporre. È uno sguardo che deve qualcosa alla Nouvelle Vague: macchina leggera, presenza mobile, nessuna pedagogia. Non ti spiega Rogoredo. Te la fa attraversare.
E poi, in filigrana, c’è anche un’eco di John Waters. Non la caricatura, ma la sua idea più radicale: che il reale non vada ripulito per diventare racconto. C’è un momento quasi invisibile, che potrebbe stare in uno dei suoi film: il bagno del Tondo, archivio antropologico più affidabile di qualunque social network. La porta si apre, lo sciacquone sancisce il ritorno al mondo, un avventore sistema la cintura dopo la minzione e rientra nel flusso della serata — bicchiere in mano, discorso a metà.
Una Milano laterale
Milano è spesso rappresentata come skyline, design, velocità.
Qui invece appare come città circolare: relazioni, ritorni, soste.
La canzone suggerisce che la periferia non è un altrove ma una versione più sincera della metropoli.
Non un margine: un’origine.
Ed è forse questo il senso ultimo del videoclip: esistono luoghi che non servono a passare il tempo ma a farlo sedimentare.
Qui il reale non viene corretto. Viene lasciato vivere.
E proprio per questo diventa spettacolo.
Il quotidiano non è scenografia: è materia narrativa. Ed è lì che il videoclip smette di essere videoclip e diventa gesto.
Testo completo – Vai dal Tondo di JoshZona4
E chiaramente vai dal tondo
Dove la vita gira in tondo
Rogoredo è casa mia
Tra la strada e l’energia
E chiaramente vai dal tondo
Il bar che non delude mai
Qui il buio e la luce si mescolano sai
Vai dal tondo, vai dal tondo
Serate pazze dal tondo, periferia e magia
Dove il malandrino brinda e chi lavora si scombina
Padri di famiglia che sfasano sempre
Madri che sorridono sotto le stelle
Il quartiere respira e noi con lui
Tra muri pieni d’arte e bicchieri di gin
Rapper di zona che sputano rime
La strada qui ci insegna, impari a vivere
Il sole scende ma il tondo è vivo
Qui ognuno trova pace o forse è solo un motivo
Per restare un po’ di più, bere un altro sorso
Perché Rogoredo frate non è solo il bosco
Non tutto cambia ma resta lo stesso
Nella periferia trovi il meglio e il peggio
Da chi ti giudica e non capisce se stesso
A chi capisce ma fa finta lo stesso
E chiaramente vai dal tondo
Dove la vita gira in tondo
Rogoredo è casa mia
Tra la strada e l’energia
E chiaramente vai dal tondo
Il bar che non delude mai
Qui il buio e la luce si mescolano sai
Vai dal tondo, vai dal tondo
Le difficoltà si fanno leggere sui volti
Ma qui trovi il coraggio anche se il mondo è storto
Le storie di strada sono tatuate su alcuni
Nella speranza di non fare più gli errori
La vita è una giostra che gira piano
Dal tondo la guardi con il bicchiere in mano
Tra risate e chiacchiere sotto la luna
La periferia brilla e noi con lei se ci va di fortuna
Ci trovi di tutto, qui non serve a cercare
Dal rapper che spacca al padre che non può mollare
Tra brindisi al futuro e racconti del passato
Il tondo è un rifugio per chiunque sia arrivato
E la notte scorre lenta
Tra birra e confidenze
In questo angolo di Milano
Dove chiunque è sullo stesso piano
E chiaramente vai dal tondo
Dove la vita gira in tondo
Rogoredo è casa mia
Tra la strada e l’energia
E chiaramente vai dal tondo
Il bar che non delude mai
Qui il buio e la luce si mescolano sai
Vai dal tondo, vai dal tondo
Il tondo è casa, il tondo è amore
Il tondone come sempre regala emozione
Rogoredo è vita, è arte, è realtà
Dal tondo la periferia è la nostra verità
E chiaramente vai dal tondo
Dove la vita gira in tondo
Rogoredo è casa mia
Tra la strada e l’energia
E chiaramente vai dal tondo
Il bar che non delude mai
Qui il buio e la luce si mescolano sai
Vai dal tondo, vai dal tondo
Dove la sera sa ancora dove trovarti
Alla fine non si va dal Tondo soltanto per bere una birra, un vino, un cocktail, per azzannare un toast o mangiare un panino con l’immancabile salsa rosa e funghetti.
Si va perché è uno dei pochi luoghi dove la città non ti chiede di diventare qualcun altro.
Dove la sera non è un evento ma una prosecuzione del giorno.
Dove la periferia non è distanza ma misura umana.
Il videoclip lo suggerisce senza dichiararlo: alcuni spazi non fanno da scenografia alle vite — le tengono insieme.
E allora il ritornello smette di essere un invito e diventa una spiegazione: si torna sempre nello stesso posto perché lì il tempo non cancella, accumula.
In un’epoca di locali che aprono per essere fotografati e chiudono prima di diventare ricordi, il Tondo funziona al contrario: esiste abbastanza a lungo da trasformare le presenze in relazioni.
Per questo Vai dal Tondo non è soltanto una canzone su un bar di Rogoredo.
È il racconto di una continuità urbana: persone diverse, generazioni diverse, stesso punto di incontro.
E forse il vero significato è tutto lì —
non dove vai la sera, ma dove la sera sa ancora dove trovarti.