Secondo fonti del Guardian, il musicista e produttore giamaicano, che aveva collaborato con grandi nomi della musica come Chaka Demus & Pliers, Mick Jagger e Serge Gainsbourg, non stava bene da alcuni mesi
Il musicista e produttore giamaicano Sly Dunbar, autore di successi mondiali come membro del duo reggae Sly & Robbie, è morto il 26 gennaio all’età di 73 anni. Come ha dichiarato lei stessa al quotidiano giamaicano Gleaner, il giorno prima della sua scomparsa la moglie Thelma ha trovato il marito privo di sensi. I medici ne hanno poi dichiarato il decesso. Secondo alcune fonti che hanno confermato al quotidiano britannico The Guardian la notizia, Dunbar non stava bene da alcuni mesi. Il DJ britannico dub e reggae David Rodigan ha definito l’artista “una vera icona, uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi che ha suonato in letteralmente migliaia e migliaia di registrazioni”. Dunbar aveva infatti collaborato con grandi nomi della musica, sia reggae come Black Uhuru, Bunny Wailer e Chaka Demus & Pliers, sia pop come Mick Jagger, Grace Jones, No Doubt e Serge Gainsbourg. Anche Ali Campbell, musicista degli UB40, gli ha reso omaggio: “Le parole non possono descrivere quanto mi addolori apprendere della scomparsa del mio amico e leggenda”.
DAI PRIMI SUONI SULLE LATTINE ALLA VITTORIA DEI GRAMMY AWARDS
Nato il 10 maggio 1952 a Kingston, in Giamaica, Lowell Fillmore Dunbar, noto nel mondo della musica come Sly Dunbar, aveva iniziato a suonare sui banchi di scuola e sulle lattine. Durante l’adolescenza, l’artista aveva formato insieme al bassista Robbie Shakespeare (scomparso nel 2021) la sezione ritmica del gruppo The Revolutionaries (conosciuto anche come Aggrovators), che aveva suonato sia come band di supporto chiave per il reggae giamaicano, sia musica propria. Lo stile di batteria di Dunbar era presto diventato inconfondibile. Un tour con i Rolling Stones del 1978 aveva poi ispirato un sound più energico per altri album, come il disco dei Black Uhuru. Alla fine degli anni Settanta, Dunbar e Shakespeare avevano poi fondato l’etichetta Taxi Records e avevano pubblicato come duo diversi album, che avevano attirato l’attenzione di star anche fuori dalla Giamaica. Nei primi anni Ottanta avevano infatti suonato nei tre album Warm Leatherette, Nightclubbing e Living My Life di Grace Jones, in quattro album del cantante francese Serge Gainsbourg e nei due dischi Infidels ed Empire Burlesque di Bob Dylan. Dunbar aveva descritto il primo come “una delle sessioni più belle alle quali abbiamo mai lavorato”. Il duo aveva anche supportato Ian Dury nel successo Spasticus Autisticus, ma anche, tra gli altri, Joe Cocker, Jimmy Cliff e Gwen Guthrie. Dunbar aveva poi suonato le percussioni nell’album Undercover e la batteria nel disco solista She’s the Boss di Mick Jagger. Nei primi anni Novanta, lui e Shakespeare avevano aperto la strada all’interpretazione con Chaka Demus & Pliers di canzoni come Tease Me e Murder She Wrote. Altri brani avevano incluso la batteria nell’album The Score dei Fugees, la partecipazione alla cover di Night Nurse dei Simply Red e alla cover di Cecilia di Suggs, e la produzione dei successi Underneath It All e Hey Baby dei No Doubt. Nel 2014, Dunbar aveva suonato e co-scritto il successo internazionale Cheerleader per la cantane Omi. Nel corso della sua carriera, aveva ricevuto 13 candidature ai Grammy Awards e aveva vinto due premi.