C.S.I., la reunion: "La nostra musica racconta il nostro vivere"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Dopo 25 anni i C.S.I. tornano insieme e il loro ritorno non è solo una notizia musicale, ma un fatto culturale e un tour. L'INTERVISTA

 

Consorzio Suonatori Indipendenti, ovvero C.S.I.,  oggi è un concetto anti-storico perché l'indipendenza è, purtroppo, un concetto volatile (e non solo nella musica). Come la scritta sul muro all'ingresso della Casa della Cultura e della Memoria di Marzabotto che recita Difendete sempre la Libertà, che è più una idea che un concetto. Ma non qui, non a Marzabotto dove i nazifascisti perpetrarono una delle stragi più crudeli nel loro corollario di violenza: almeno 770 civili uccisi ma secondo altre fonti sono 1830. Le parole indipendente e libertà hanno una sottolineatura bella se abbinate alla reunion dei C.S.I., un gruppo nato il 18 settembre del 1992 che ha deciso di riannodare i fili della storia, loro ma soprattutto quella collettiva, e lo fa annunciando una serie di concerti che partiranno il 28 agosto proprio da Marzabotto per poi andare a Villafranca, a Fasano, a Spello, ad Alba e a Catania. La formazione è composta dall'irrefrenabile Giovanni Lindo Ferretti, da Massimo Zamboni che più di tutti conosce il peso, l'umanità e il valore delle parole (lo conferma il fresco libro Pregate per Ea, ndr), dalla silente ma presente Ginevra Di Marco, dal polemico Giorgio Canali, dall'evocatore Francesco Magrelli e dal narratore Gianni Maroccolo. Non ci saranno canzoni nuove, come hanno detto, quello che è importante è rifare bene i brani della loro storia. Ma poi c'è stata una apertura collegata all'idea di film, attualmente in lavorazione dal titolo In Viaggio (regia di Davide Ferrario), e dunque qualcosa potrebbe nascere proprio per arricchire quel progetto.

Partiamo dalla storia della reunion?

Giovanni Lindo Ferretti: "Ho sempre pensato un abominio che durante il tour dei CCCP qualcuno avanzasse la speranza di rivedere insieme anche i CSI. Dopo l'ultimo concerto di Taormina ho pensato che potevo pormi il problema CSI. Ho chiesto di lasciarmi in pace ad agosto ma da settembre anche solo per vederci ci sono, mi sarebbe piaciuto rivederli sul palco. C'è solo il problema della scaletta, con cosa iniziare, perché noi abbiamo cresciuto una generazione: immagino ci fossero remore ma  quando ci siamo trovati a pranzo c'era un profondo senso di riconoscenza e l'idea di salire sul palco con grande semplicità. C'è poi un film, attualmente in lavorazione, diretto da Davide Ferrario e prodotto da Damocle, la casa di produzione indipendente fondata da Valerio Mastandrea e Francesco Tatò. Un racconto per immagini che accompagnerà il ritorno, restituendone il senso profondo e il valore nel tempo presente.

Il valore oggi delle vostre canzoni?

Giovanni Lindo Ferretti: "Per dieci anni abbiamo raccontato con la nostra musica il nostro vivere, la musica è una categoria dello spirito molto particolare, raccontiamo la difficoltà del vivere senza alcuna ideologia: è quello che fanno musica, letteratura, cinema e poesia. Faremo quello che abbiamo sempre fatto, raccontare come ci tocca vivere sperando di essere più leggeri di quanto siamo".

Gianni Maroccolo: "Memoria di una Testa Tagliata è un pezzo fatto poco dal vivo, una ballata etnica molto dolora che Giovanni faceva fatica a cantare

 

Il debutto in Italia sarà a Montesole: le sensazioni?

Massimo Zamboni: Montesole ci insegna a stare zitti, non sono rovine di sacro ma rovine del mondo, sono rimasto contento di non averci fatto le foto; è il mondo che si racconta, basta stare lì ad ascoltarlo. Quasi non sappiamo come mai siamo qua, stiamo iniziando a comprendere le cornici dove ci muoveremo. Sarà bellissimo ripartire da Montesole.

 

C'è un pubblico che vi sta aspettando e c'è anche chi è cresciuto con voi: cosa vi aspettate?

Giovanni Lindo Ferretti: Sono passati trent'anni nel frattempo, anche noi siamo cresciuti e invecchiati. A noi basta esserci ritrovati per fare canzoni e sapere che è iniziato un viaggio: è cominciato ma non sappiamo cosa troveremo lungo la strada.

Gianni Maroccolo: "Quello che ha fatto scattare il meccanismo rispetto ai CCCP è che si sono uniti due universi, la musica per anni ha avuto il potere di mettere insieme le persone, è stato un veicolo per fare riflettere e crescere. Ci sono concetti che arrivano nello stomaco e anche nel cervello e ti portano a riflettere. E infine, secondo me, i C.S.I. non si sono sciolti perché erano arrivati primi in classifica ma perché si erano consunti.

 

Come vi pensate sul palco?

Giovanni Lindo Ferretti: Noi sul palco siamo un muro di suono, negli anni Novanta la musica non era ancora un sottofondo costante, aveva una sua sacralità. I dischi erano oggetti d'arte e ora che non ce ne sono più te ne rendi conto. Voglio vedere che accade quando cantiamo canzoni che all'epoca erano rivolte al futuro oggi sono al passato".

 

Il cambiamento ideologico di Lindo Ferretti è stato spesso dibattuto: come lo hai vissuto?

Giovanni Lindo Ferretti: "C'è linearità nella mia vita, mai abiurato nulla mi stupisce che altri vedano come cambiamenti quella che è una vita vissuta. Non vedo fratture clamorose, la conversione la vissuta come una cosa ovvia: sono cresciuto bene in un'altra era da una vecchia nonna e questo ha inciso profondamente. Per me è logico e lineare, sta nell'ordine delle cose che qualcuno la pensi diversamente: a volte fatico ad accontentare me stesso.

 

Cosa pensate ora che è arrivato il momento di iniziare il viaggio?

Giovanni Lindo Ferretti: Mai ci ho pensato e mai ci ho creduto, cantavamo però ciò che deve accadere accade. Stupito da quello che è successo con i CCCP e anche in con i C.S.I..

Gianni Maroccolo: Ho desiderato questo perché non mi era piaciuto come ci eravamo sciolti, non perché il gruppo fosse finito, accade nella vita, ma il come. Io avrei voluto fare cose nuove ma non è stati mai fattibile, quando ho smesso di desiderare questa cosa tutto ha iniziato a manifestarsi in maniera naturale-

Francesco Magrelli: Torniamo in viaggio insieme per due anni ma il nostro viaggio non si è mai interrotto.

Ginevra Di Marco: Sarà una grande bella storia, vedere il tempo che è passato sopra e canzoni, i testi e su di noi, mi accingo a vivere questa esperienza con l'energia che muove le cose sopra i nostri pensieri. Mi piace l'idea che i biglietti avranno costi abbordabili, un bel segno verso le persone.

Massimo Zamboni: Ho pensato a questa possibilità come un incubo perché ognuno è in viaggio, ho un disco da scrivere e libri pronti e tutto mi distrae. Quando ci siamo trovati a tavola in sei mi sono detto che forse ce la possiamo fare. Però scrivere canzoni nuove e incubo sull'incubo e per farmi cambiare idea qualcuno dovrà faticare.

Giorgio Canali: Ho sempre cercato di eliminare la base di fan dei gruppi precedenti, ci sono abbastanza riuscito ma ultimamente sono arrivate tante persone nostalgiche.

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