Addio a Bob Weir, cofondatore dei Grateful Dead: il chitarrista aveva 78 anni

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È morto a 78 anni Bob Weir, chitarrista e cofondatore dei Grateful Dead. L’artista si è spento per complicazioni polmonari dopo aver affrontato un tumore. La scorsa estate era tornato sul palco a San Francisco per celebrare i 60 anni della band. Decisivo, a 16 anni, l’incontro con Jerry Garcia che diede origine a una delle avventure più libere e visionarie della storia del rock

È morto Bob Weir, chitarrista e cantautore statunitense, tra i fondatori della leggendaria band rock Grateful Dead. Aveva 78 anni. La notizia è stata diffusa dalla famiglia attraverso un comunicato pubblicato sui suoi canali ufficiali: Weir si è spento serenamente, circondato dai suoi cari, per complicazioni polmonari, dopo aver affrontato con coraggio un tumore diagnosticato nel luglio 2025.

Secondo quanto riferito, nonostante la malattia, Weir era tornato sul palco la scorsa estate a Golden Gate Park, a San Francisco, per tre serate-evento dedicate ai 60 anni dei Grateful Dead. Concerti intensi e luminosi, che la famiglia ha definito “non addii, ma regali”: l’ennesima prova di resilienza di un artista che ha scelto di suonare fino all’ultimo, secondo la propria volontà.

L’incontro che cambiò la storia del rock

Il destino musicale di Bob Weir si compì prestissimo. Aveva appena 16 anni quando, seguendo il suono di un banjo, entrò in un negozio di strumenti a Palo Alto. Lì incontrò Jerry Garcia. I due suonarono insieme tutta la notte: da quell’incontro nacque il nucleo originario dei Grateful Dead, a cui si unirono Ron McKernan, Phil Lesh e Bill Kreutzmann.

Da quel momento, Weir divenne “l’altro fondatore”, lo schivo architetto ritmico e armonico di una band che avrebbe riscritto le regole del rock, fondendo psichedelia, folk, blues e improvvisazione jazz in un’esperienza musicale irripetibile.

Oltre il mito, un’idea di libertà

Nei Grateful Dead Bob Weir non è mai stato una semplice chitarra di supporto. Il suo stile spezzato, obliquo, spesso anti-virtuosistico, è stato una colonna portante del suono della band: una musica che non si ripeteva mai uguale a sé stessa, che viveva nell’istante e nella comunità, più che nel disco.

Con la scomparsa di Bob Weir se ne va uno degli ultimi testimoni diretti di una stagione irripetibile della cultura americana, in cui la musica era viaggio, rito, esperienza collettiva. Non un monumento, ma un flusso continuo.

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