Stimata 4,7 milioni dal tribunale, la storica balera è in cerca di un futuro. Il figlio Mirko: "Pronto a fare il direttore artistico per riportarla ai fasti di un tempo"
Era il tempio del liscio, un simbolo della Romagna danzante, capace di richiamare ogni settimana migliaia di appassionati da tutta Italia. Oggi, la Ca’ del Liscio di Ravenna – diventata poi Ca’ del Ballo – finisce in vendita all’asta, come riportato dal Resto del Carlino. La struttura, fondata nel 1976 dal re del liscio Raoul Casadei, è stimata 4,7 milioni di euro dal tribunale ma, dopo la scomparsa dei titolari del gruppo Angeletti, che ne detenevano la proprietà, la gestione si è complicata e a gennaio la società è entrata in concordato in continuità.
L'appello di Mirko Casadei: “Io ci sono”
La notizia scuote non solo i nostalgici delle domeniche in balera, ma anche chi porta avanti oggi l’eredità musicale della famiglia Casadei. Mirko Casadei, figlio di Raoul e voce della nuova generazione del liscio, lancia un messaggio chiaro: “Ci vorrebbe un'idea innovativa e molto forte per valorizzare anche la nostra musica, il liscio. Mi propongo come direttore artistico a braccetto con i nuovi acquirenti. Mi piacerebbe riportarla ai fasti dei tempi del boom di Raoul”. Un’offerta che è anche un atto d’amore verso un pezzo di storia culturale italiana e che punta a dare nuova linfa a un genere spesso dimenticato, ma ancora profondamente radicato nella memoria collettiva.
La culla del liscio: una tradizione viva da oltre un secolo
Il liscio romagnolo non è solo una musica da ballo: è un patrimonio culturale popolare. Nato nei primi del ’900 grazie a Secondo Casadei, zio di Raoul e autore dell’inno “Romagna mia” (1954), il liscio ha saputo evolversi diventando prima fenomeno locale, poi nazionale. Con Raoul Casadei, negli anni Settanta e Ottanta, il liscio esce dalle balere e arriva in TV, sulle spiagge, nelle piazze italiane. Proprio la Ca’ del Liscio era il cuore pulsante di questo movimento, luogo di ritrovo e di concerti travolgenti, in un mix di orchestrine, folklore e spirito romagnolo. Oggi, il futuro della Ca’ del Liscio è incerto. Ma il nome stesso contiene una promessa: “liscio” non significa solo uno stile musicale, ma anche un modo di stare insieme. Con l’offerta di Mirko Casadei e la possibilità di una nuova gestione, si apre uno spiraglio per rilanciare quel modello culturale in chiave contemporanea: tra turismo musicale, valorizzazione del folklore e nuove generazioni da coinvolgere.