
Il brano racconta di quanto fatichiamo, chiusi in una nostra bolla individuale, a osservare il prossimo
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Ho scritto L’unico in gara in seguito a delle riflessioni che facevo tempo fa, mentre camminavo in strada e guardavo i volti della gente, la maggior parte di essi segnati dalla fatica, come vivessero in una sorta di bolla temporale ed emotiva, sempre di corsa, affannati e concentrati evidentemente nel raggiungere il proprio obiettivo, la meta del momento. La domanda, che nacque nei momenti successivi a questa mia forte consapevolezza, fu subito: “Ognuno di noi è davvero solo nelle sfide che la vita ci mette di fronte ogni singolo giorno della nostra esistenza? Oppure ci stiamo
raccontando una grande bugia?” È un po’ una contraddizione visto che siamo connessi e interconnessi nelle modalità più disparate…eppure ci sentiamo gli “unici in gara”, come se il peso dell’esistenza fosse tutto sulle nostre spalle. Ci sentiamo chiusi, quasi blindati nel nostro mondo. La realtà è che spesso è un film che abbiamo nella testa, se solo voltassimo lo sguardo, ci accorgeremmo di una moltitudine di “unici un gara”, vedremmo un altro e poi un altro e poi un altro ancora impegnato nelle medesime sfide. Ci accorgeremmo della preziosità che “l’altro” può
rappresentare e di quanto sia importante “condividere”.
Così è nata questa canzone, da un passaggio, da una trasformazione interiore, da una consapevolezza acquisita…e quando riesco a fare spazio dentro di me, le parole e le idee iniziano a fluire liberamente, senza filtri, in maniera autentica e spontanea. L’idea di farne il singolo portante del mio album, in uscita il prossimo 9 maggio e conseguentemente un videoclip, è stata praticamente un’istantanea, come quelle che scatti per fissare un momento, un ricordo, ancor di più un’emozione. Così con Valerio Ciucci, produttore e regista del videoclip, abbiamo pensato di scrivere una storia che accendesse una luce su cosa ognuno di noi dovrebbe fare per creare quello spazio interiore di cui parlavo prima. Uno spazio pronto a “ricevere”, accettarsi per quello che si è, accogliere allo stesso modo e con lo stesso amore le nostre luci e le nostre ombre, i nostri dolori e i nostri talenti. Ed abbiamo capito che avremmo dovuto cercare dei luoghi dove si potesse respirare ed aprire il cuore, spazi ampi ed
infiniti con orizzonti poco delineati, che ci mettessero in sintonia con questa esigenza interiore…fare spazio! Così, dopo meticolose ricerche, abbiamo trovato dei luoghi straordinari che abbiamo attraversato con rispetto e gratitudine per la bellezza che ci stavano donando. E soprattutto lo abbiamo fatto “in solitaria”, mettendo in conto una grande fatica ed un instancabile impegno, perché il desiderio era quello di lavorare ascoltando il silenzio, il suono di ogni nostro singolo passo, di ogni movimento di macchina, gli umori della natura che ci circondava, integra, discreta, fiera. Fin dalle prime fasi di montaggio, ci siamo subito resi conto che quello che si manifestava ai nostri increduli occhi, non era un semplice videoclip ma un’opera filmica di assoluto valore e che la condivisione appunto, lo scambio di emozioni con le persone, con chi lo avrebbe visto con i nostri stessi occhi, sarebbe stata la sua naturale collocazione.