Sanremo 2023, Ariete ci traghetta oltre il Mare di Guai verso la felicità

Musica

Fabrizio Basso

Credit Ilaria Ieie

La canzone, scritta dall'artista romana, vede anche la speciale partecipazione di Calcutta e la produzione di Dardust. L'INTERVISTA

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Mare di guai è un brano malinconico e riflessivo, che parla di una relazione finita raccontata in un'ottica introspettiva, senza tuttavia abbandonarsi alla tristezza fine a se stessa. Ariete, all'anagrafe Arianna del Giaccio classe 2002, invita a reagire, a trovare la forza per riemergere da un momento no e andare avanti a testa alta. La canzone, emotiva e sentimentale, rappresenta totalmente Ariete e il suo modo di approcciarsi alla vita.

Arianna come vanno le prove?
Mi hanno caricata. Sanremo è una esperienza che carica e io mi sento pronta.
Perché hai scelto Mare di Guai?
Questo è il brano giusto perché è nato naturalmente. Mai ho messo limiti od obiettivi alle cose che faccio. Nasce da una bozza fatta con Dardust e in origine non doveva arrivare da nessuna parte.
Cosa ti ha fatto cambiare idea?
L'orchestra che la valorizza e poi perché tra gli autori c’è Calcutta cui si aggiunge l’elegante produzione di Dardust.

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Il brano racconta in modo sincero la fine di un amore.
Ogni cosa che va online diventa... di tutti. È una canzone veritiera, mi ero lasciata da poco, Dardust mi lascia una traccia, io salgo al piano di sopra, mi metto sul letto e il primo input è la quotidianità.
Poi, come già accennato, arriva il contributo di Calcutta.
Lui ha segnato la svolta dell'indie. Io non sono per le etichette, se la musica è bella… è bella sempre. L’Indie non è un genere ma è appartenenza. E ribadisco che se è un bel brano rimane.
Cosa ti aspetti dall'Ariston?
Voglio tornare da Sanremo con la consapevolezza che le esperienze, purché nuove, sono sempre belle. Voglio imparare dall’orchestra e voglio anche imparare dai bastoni tra le ruote che incontrerò.
Il tuo epicentro umano e artistico resta Roma?
Per il lavoro che faccio potrei essere da qualsiasi parte, sono sempre andata dove mi portava il cuore ed era  sempre Roma. Molta verità è legata al fatto che a Roma esci di casa e provi stupore, e ti dicI 'ah, che bello!'. Io sono molto legata alla città, pensa che ho scritto Pillole sulla terrazza a Termini, mentre mi stavo lasciando con quella che è diventata la mia prima ex; poi sono cresciuta sui treni regionali e sulle metro, è una città funzionale per me che sono senza patente. È una città che puoi romanticizzare.

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Cosa è la felicità? Oggi si cantano più gli amori che finiscono che quelli che nascono.
Per quella che è la mia esperienza ho scritto molte canzoni in cui ero contenta, ma ti dico che quando lo sono vado a ballare, sto con gli amici, la felicità va vissuta, il male anche va vissuto ma poi superato e se posso aiutare con la mia musica sono felice. Quando sto bene non scrivo una canzone, la scrivo se ho qualcosa da dire. Il bello e brutto della felicità è che non ti accorgi quando lo sei veramente mentre se stai male arriva una batosta.
Il live è una dimensione che ti esalta.
È un fuoco che hai dentro, ci nasci su un palco. Tutte le energie si concentrano lì e per stare su un palco non devi studiare, è una forza innata. Nei miei live c’è molta interazione e c’è il racconto dei problemi del pubblico.

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