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Galeffi, la musica è libertà e scelte difficili: un "Belvedere" per ex e se stessi

Musica

Fabrizio Basso

Credit Ilaria Ieie

Dopo un periodo di grande ricerca, artistica e personale, l'artista romano torna con un nuovo album 

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Lasciandosi alle spalle alcune sfaccettature del suo passato e reagendo agli eventi che lo hanno segnato negli ultimi anni, Galeffi, alias Marco Cantagalli, mette al centro di tutto la musica, con la sola voglia di non restare intrappolato in definizioni che non sente più sue, e pubblica l'album Belvedere. L’autorialità pop, con influenze legate alla canzone d’autore italiana ma anche alla chanson francese, di cui si è enormemente cibato negli ultimi due anni passati lontani dalla scena, è ciò che contraddistingue la scrittura e, più in generale, l’approccio odierno di Galeffi alla sua musica.

Marco cosa racconta Belvedere?

È un album che nasce da esperienze che tutti abbiamo vissuto a causa della situazione Covid, che è stata una botta forte per tutti. Penso di averla sofferta in modo particolare perché Settebello, l’album pubblicato nel 2020, è uscito nella settimana del primissimo lockdown.
Quindi con l'impossibilità di poterlo raccontare al tuo pubblico.
Se penso a tutto il lavoro che ho messo nell’album è stato difficile prendere consapevolezza di non poterlo suonare e condividere. Invece di posticipare il tour l’ho annullato perché ho sentito il bisogno di pensare al futuro e alla normalità a cui stiamo tornando in questo periodo. Nasce così Belvedere, nasce dalle ceneri della pandemia e da altre situazioni personali, come la morte del mio cane e la rottura con la mia ragazza dopo sei anni. L’ispirazione per l’album è la mia vita quotidiana con l'aggiunta di un po’ di fantasia.

Cosa pensi che sia cambiato in te a livello artistico e personale da Scudetto e Settebello a oggi? Anche a livello musicale.

È cambiato tutto ma in modo naturale. Nella pandemia ho percepito che quel periodo avrebbe potuto cambiare la musica, le mode e l’attitudine all’ascolto. Mi sono orientato verso un disco ambizioso, diversoe  difficile.
Non hai mai inserito featuring nei tuoi album: come mai? In futuro potresti modificare la scelta?

Avrei potuto includerli ma penso anche che un album debba essere il più personale possibile. Voglio che il disco sia mio. Se dovessi scegliere artisti con cui collaborare ti direi Cesare Cremonini, Giovanni Truppi, Calcutta, Niccolò Fabi e Andrea Lazlo de Simone.
Come hai deciso l’ordine dei brani nell’album?

L’album ha più anime. La prima è di leggerezza, che si può trovare in canzoni come Leggermente e Dolcevita, ma anche brani più corposi, se non pesanti, come Un Sogno e Appassire, che mi auguro che gli ascoltatori capiranno. Secondo me dureranno per sempre. Rifletto molto sulla prima e l’ultima traccia degli album perché sono due momenti importanti, l’inizio e la fine: stavolta ci sono quelle che penso siano le mie due canzoni preferite. Sono ossessivo per quanto riguarda le simmetrie. È pure una questione di colore: ogni canzone ne rappresenta uno e mi è piaciuto alternare la tavolozza di colori musicali. Penso che questa fosse la giusta scelta cromatica.
Mentre scrivevi l’album avevi in mente un tipo di destinatario particolare?

La mia ex. Ma anche me stesso tra vent’anni.

Nel tuo lavoro senti la pressione del dover fare tutto bene, del dover vendere, di avere successo? Come gestisci l’ansia che può derivare da queste responsabilità?

Non ci penso. Non sono uno che fa scelte commerciali, com’è evidente dalla mia breve carriera. Faccio sempre scelte difficili già dai singoli e non partecipo al fenomeno del mercato come altri possono fare.
Se non avessi una carriera nella musica, che lavoro sceglieresti?

Vorrei essere uno scrittore o uno sceneggiatore. Sono laureato in cinema e ho lavorato per il David di Donatello, ho scritto per Ciak, ho intervistato attori. Mi piace scrivere, siano libri, film, o canzoni. Da piccolo sognavo di fare il calciatore, ma ormai ho trent’anni ed è tardi: al massimo potrei fare l’allenatore.
Cosa dici a chi si avvicina a Belvedere?

Siate curiosi. La curiosità è un valore. Non accontentatevi della musica che vi propone la moda. Sembra che esista solo la musica della tv, della radio, di Spotify, ma non c’è solo quello. Ci sono tante belle realtà che meritano di essere ascoltate e amate. Ci sono artisti che meritano pubblico, tanti giovani e cose fighe che meritano di essere ascoltate.