Zucchero conquista l’Arena di Verona: "La più bella d'Europa"

Musica

Fabrizio Basso

Dopo due anni di restrizioni a causa della pandemia da Covid-19, l’Arena di Verona ha accolto, il 25 aprile, 12.000 persone ricreando quell’atmosfera magica di cui tanto si sentiva la mancanza e Zucchero ha scaldato e intrattenuto il suo pubblico con una scaletta ricca di grandi momenti. L'INTERVISTA

La prima delle 14 notti di Zucchero in Arena si è appena conclusa. Era il 25 aprile, una serata forte, una serata da Partigiano Reggiano. È il momento di condividere con lui un po' di pensieri, non solo legati alla musica, ma legati al mondo che ci circonda, un mondo che sa abbracciarci ma anche stritolarci. E a cena le chiacchiere scivolano via più libere. E da un po' passata la mezzanotte quando Sugar arriva alla Griglia per dare l'incipit a oltre due ore di belle parole. Ci sono riflessioni che resteranno sigillate a tavola, figlie di un parlare in libertà ma privato, e altre invece che ci accompagnano in un mondo segnato dal motto "ovunque appoggio il mio cappello, quella è la mia casa".

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Zucchero accende l'Arena di Verona col suo Blues universale

Hai portato sul palco due canzoni, Pene e Senza Rimorso, che non facevi da tempo.
Hai ragione, non le facevo da tempo ma sono legato a queste sonorità. Sono brani che ho amato e mai usato come singoli per le regole delle radio e delle case discografiche. Li ho scritti in un periodo non buono della mia vita, sono nate tra il 1989 e il 1990, ero messo male e sono venute fuori. Le volevo un po’ rivivere, fondamentalmente sono uno che soffre, se no non avrei scelto di fare il Blues. Questo non significa che non sia goliardico, so anche divertirmi, in più quest’anno è quasi una rinascita e sono stupito di come sono ripartito.
Che sensazione hai avuto arrivando a Verona dopo il successo a Londra?
In Inghilterra sono più aperti. Ho chiesto alla mia manager Laura Vergani se, secondo lei, all’Arena si poteva stare in piedi e ballare. Sai non voglio essere uno che aizza se poi i fan non possono alzarsi, rischio di passare per quello non informato… certo che se si può aizzare non mi tiro indietro!
Finalmente un concerto a capienza piena!
Non mi spettavo una reazione così. Temevo la gente avesse ancora paura, mi dicevo che magari non si presentano anche se hanno comprato il biglietto. Poi è stato come non fosse successo niente, io sentivo che quasi avessero paura a manifestare la voglia di spaccare tutto. Ho pensato che la gente andasse smossa e ho cambiato la scaletta.
A Berlino, il 29 maggio, ritroverai Eric Clapton, al quale trenta anni fa hai aperto un concerto.
Ci conosciamo dal 1989, quando venne ad Agrigento. Mi dissero che voleva conoscermi, ho pensato fosse uno scherzo. Mi chiese di aprire le sue date nel tour europeo nelle Arene. Ci siamo visti il giorno dopo in hotel a Taormina e c’è stato poco da parlare, gli ho detto si. Non ero mai stato fuori dall’Italia e la casa discografica, appena lo seppe, inizio a investire. Gli sarò sempre riconoscente. Tutte le volte che ho avuto bisogno è venuto, anche con l’influenza, senza prove e con un impianto non suo. Si chiama generosità.
Per altro Eric Clapton ha espresso posizioni no vax.
È una persona ipersensibile e a suo modo tragica, se no non sarebbe passato per l’alcolismo. Uno libero come lui dice che gli ha provocato problemi sui nervi e sulle mani: non lo biasimo, probabilmente ha avuto paura. Credo che il vaccino qualche problema lo abbia causato, sentendo molta gente qualcuno ha detto che alcune cose si sono amplificate rispetto a prima, magari non era il vaccino ma non possiamo saperlo. Non fatemi parlare di cose più grandi di me. Sia chiaro, io rispondevo alla domanda su Eric Clapton, so che a lui il vaccino ha procurato reazioni. Anche Van Morrison si è dichiarato contro, anche Tom Jones. Questa è libertà.
La guerra impatta sul tour mondiale?
Kiev, Odessa, Mosca e San Pietroburgo. Non ci vado ma non per paura della guerra. Non mi sembra il momento di andare lì. Eppure ho grandi fan in Russia. Anche qui all’Arena il concerto cerco di renderlo più leggero possibile ma almeno 6, 7 brani sono riferiti al mondo di adesso. In Madre Dolcissima ho sostituito gli albanesi con gli ucraini. Si parla di tutte le guerre prima.
Quanti brani hai pronti da fare ruotare?
Oltre 50.
Il fascino dell’Arena?
In Europa è la più bella, fuori Europa non hanno storia quindi vince comunque.
Che rapporto hai con la discografia contemporanea?
Sopra i 40 anni siamo tutti adult contemporary. Come persone che hanno voglia di osare siamo messi malissimo, se pubblicherò ancora dischi farò quelli che piacciono a me ma non so se funzioneranno, comunque… who cares? Sai, i miei dischi costano. E comunque la vita di un artista non può più essere legata a piani, vai a suonare dove ti chiamano.
Chiudiamo ancora con la guerra: Damiano dei Maneskin al Coachella si è esposto contro Putin, tu pensi di dire qualcosa dal palco?
Intanto… magari avessi un fisico come Damiano. Come ho detto ci sono parecchie canzoni che raccontano quello che sta accadendo. C’è un video di denuncia. Che altro serve? Che al posto di Pippo metta… Putin che c***o fai?

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