Oliver Onions, con Future Memorabilia emozionano tre generazioni

Musica

Fabrizio Basso

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Queste dieci canzoni sono un avventuroso road trip in altrettante tappe ma una sola destinazione: la musica, quella cult con nuova veste future pop targata Guido e Maurizio De Angelis

Un viaggio lungo 50 anni e destinato all’immortalità. Come dice anche il titolo, Future Memorabilia. Gli Oliver Onions, ovvero Guido e Maurizio De Angelis, condensano in un album frammenti luminosi della loro storia. Sono vere e proprie leggende della storia della pop culture, tra i più famosi autori di colonne sonore al mondo, da Sandokan e Orzowei fino i celebri film di Bud Spencer e Terence Hill: il nuovo iconico disco in uscita venerdì 29 ottobre per BMG è impreziosito da featuring speciali, dall’omaggio a Bud Spencer a Claudio Baglioni, da Elio e Le Storie Tese a Tommaso Paradiso.

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Quando avete iniziato a lavorare al progetto?
E’ il covid che ci ha permesso di realizzarlo, essendo andate a monte le nostre date live, ci siamo trovati con tanto tempo a disposizione e quindi era il momento perfetto.
Credo non sia stato facile scegliere i brani di Future Memorabilia.
E’ vero, abbiamo una infinita tracklist, è come il gioco della torre, chi butti di sotto? Ne abbiamo buttato una cinquantina e ne sono rimaste dieci, quelle del riconoscimento e dell’attenzione di molte generazioni. Non immaginavamo avessero una vita così lunga. Tutto è nato nel 2020.
Come avete scelto il titolo?
I nostri produttori e i discografici della BMG hanno scelto il titolo e la grafica. E’ un bel lavoro. E’ molto moderno. Partendo dall’origine vogliamo inserire questo disco in una concezione e gradevolezza contempranea.
Perché sulla cover Orzowei e non Sandokan?
Per noi Orzowei e Sandokan pari sono. Sono entrambe pietre miliari. Tutti i 10 brani scelti sono dieci figli, non abbiamo una preferenza. Siamo una big band che festeggia il compleanno.
Avete mantenuto intatto il feeling originario con l’aggiunta di sonorità contemporanee.
Ci piace che siano ascoltati dai bambini di oggi. Nei concerti li vedevamo, come vedevamo gente che non credevamo potesse fare parte del nostro pubblico. Ricordiamo un signore con la maglietta dei Metallica, tatuato e muscoloso, con un bambino in braccio ed entrambi cantavano con noi: entrambi ci guardavano con trasporto. Abbiamo voglia di proseguire questo viaggio perché è intergenerazionale, raccogliamo tre generazioni. Il tizio con la t-shirt dei Metallica a fine concerto voleva darci la mano: sono cose che rimangono.
Orzowei e Sandokan sono considerati eroi: chi sono gli eroi di oggi?
Siamo tutti noi che resistiamo, è una bella lotta resistere. Col covid sono cambiate tante cose e noi dobbiamo resistere. Dobbiamo riappropriarci della musica non come consolazione ma come divertimento.

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C’è la voce di Bud Spencer in Banana Joe.
Bud Spencer la cantò per il film Banana Joe e la sua voce era rimasta incisa: abbiamo mantenuto la sua originale, noi abbiamo ricantato la nostra parte. E’ un omaggio a un amico che se ne è andato troppo presto. Ci spiace che in Italia certe forme di cinema non hanno goduto della benevolenza degli addetti ai lavori. I film di Bud Spencer e Terence Hill sono amati nel mondo, a Berlino c’è un museo dedicato a Bud, a Berlino una statua. In tutta Europa si parla di loro. Questo non significa che in Italia non gli abbiano voluto bene. Quando è mancato abbiam fatto un concerto in suo memoria a Budapest davanti a 12mila persone.
Orzowei è con Tommaso Paradiso.
Lui ci segue da bambino e dunque è stato naturale coinvolgerlo. Ci siamo incontrati e ha accettato.
Claudio Baglioni è Sandokan?
La aveva già cantata, con lui abbiamo molte testimonianze da condividere. Considera che quella di Per Grazia Ricevuta, ed era il 1971, è stata la nostra prima colonna sonora.
Elio e Le Storie dei Pompieri fanno, col coro dei pompieri, La la la la Lalla.
 Una esperienza esilarante e di qualità. La musica è stata creata per Altrimenti ci Arrabbiamo. Noi prendevamo spunti dai registi che ci indicavamo la direzione da seguire, utile per lavorare in maniera diretta. Siamo stati fortunati, i registi si entusiasmavano.
We Believe in Love ha il featuring di Elhaida Dani.
E’ la cantante di Notre Dame de Paris: questo brano va ascoltato attentamente perché ha dei significati nascosti
David Hasselhoff è coinvolto in Sheriff.
Lui è famoso come attore di Bay Watch ma è anche un grande cantante e questo è il brano più vicino al suo mondo, di impronta americana e country, Sheriff è vicinissimo alle sue corde. Quando il muro di Berlino cadde era suo dei gruppi che suonava lì. Abbiamo prodotto un suo film e ora speriamo di ospitarlo in Italia in uno dei nostri concerti.
L’elemento che accomuna i featuring è la naturalezza.
Tutti quelli che hanno partecipato ci conoscevano, non c’era neanche la porta da sfondare anzi proprio non c’era la porta. Tutto è stato fatto con la massima naturalezza.
Che sensazione trasmette essere delle superstar?
Noi non ci consideriamo tali, amiamo la musica e lavoriamo con entusiasmo. Ripetiamo, per noi non lo siamo, ma chi ci ascolta considera tali. Vedere bambini e grandi che piangono, quella è la nostra linfa vitale.
Riprendete con i concerti? Pensate a uno con tutti gli ospiti sul palco?
Ripartiamo nel 2022 da Milano e Roma ma siamo pronti ad andare in giro per l’Europa. A un evento con tutti non diciamo di no, sarebbe bello farlo all’Arena di Verona. Abbiamo già l’idea. Per altro con Tommaso Paradiso e Claudio Baglioni ci facciamo visita a vicenda se possibile. Al mometo possiamo dirti che saremo il 7 aprile 2022 a Milano e l'11 a Roma.
Avete una formula magica?
La sola regola che abbiamo sempre seguito è stata fare quello che ci piaceva. Abbiamo ascoltato molta musica americana e quando poi abbiamo iniziato a scrivere abbiamo fatto sol cose che ci piacessero.
Immaginavate tanta popolarità?
Il successo è una speranza ma non è prevedibile e non ce lo saremmo mai aspettato così stabile per più generazioni.
Siete mai stati fratelli litigiosi?
Abbiamo litigato spesso negli anni ma le nostre canzoni sono sempre nate dal coraggio, ci buttavamo e nascevano cose che ci piacevano; l’unico limite era il tempo di consegna, lì i dubbi sparivano e consegnavamo il progetto.

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