Bud Spencer, a Berlino un museo per celebrarlo

Spettacolo

Sabrina Rappoli

Resterà aperto almeno per un anno, nel cuore di Berlino e racconterà - attraverso interessanti memorabilia - la figura di Bud Spencer, uomo e attore di successo

Scazzottate, risse, inseguimenti. Il divertente cinema di Bud Spencer, la sua figura di attore e di uomo, rivivono nel museo che apre a Berlino, a due passi dalla Porta di Brandeburgo,  proprio in questi giorni. La fan base tedesca di Bud è ancora molto attiva, a cinque anni dalla morte del popolare attore; vanta migliaia di iscritti e ogni anno organizza raduni e un festival per celebrare la sua figura. La capitale della Germania, dunque, è il luogo ideale per ricordare il “gigante buono” del Cinema.

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La vita e la carriera di Carlo Pedersoli, questo il suo vero nome, vengono qui celebrate attraverso memorabilia di ogni genere: locandine di film, video, abiti di scena, premi, automobili, fotografie e gadget.

“Carlo Pedersoli era sé stesso anche quando era nei film”, racconta il figlio Giuseppe, presente all’inaugurazione. “Non recitava, cercava di interpretare un personaggio che in fondo conosceva molto bene: sé stesso”, spiega. “Lo faceva con le caratteristiche che aveva nella vita, che aveva sperimentato nello sport, ci ha messo tutte le sue qualità e il pubblico lo ha apprezzato per la sincerità: lui non recitava, non fingeva”.

Il Cinema di Bud Spencer e del suo sodale di sempre, Terence Hill, è molto amato, non soltanto da queste parti.

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“I loro film erano semplici e molto immediati, non volevano insegnare cose complicate, avevano un tipo di umore e divertimento che non era legato a dialetti o modi di dire specifici di un Paese”, dice Giuseppe. “Erano molto semplici, tra di loro c’è stata una grande magia, che al Cinema avviene di rado, ma è ciò che decreta il grande successo di una coppia”.

“Il museo rimarrà aperto per un anno”, dice il suo direttore, Matteo Luschi. “Tra le tante cose, si potrà anche ammirare una riproduzione estremamente realistica di Bud, da uno dei suoi film più famosi “Lo chiamavano Trinità".

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“La sfida più grande per l’organizzazione di questa esposizione è stata la pandemia”, sottolinea il direttore. “L’abbiamo dovuta ripensare, rimandare, ristudiare il progetto completamente. In realtà è l’unico scoglio che abbiamo dovuto superare. Dai fan, dai curiosi, soprattutto dalla famiglia Pedersoli, abbiamo subito riscosso tanto interesse e un estremo entusiasmo per la nostra idea, per la nostra iniziativa”.

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