Duran Duran, ecco Future Past, la seduzione del Pop: la recensione

Musica

Fabrizio Basso

Le leggende del pop, pluripremiate e acclamate a livello internazionale, hanno annunciato l'arrivo del loro attesissimo quindicesimo album in studio: uscirà in tutto il mondo il 22 ottobre per TAPE MODERN/BMG.

Un titolo che è già un messaggio, Future Past. E perché non il contrario? Passato Futuro? Tornano, col 15mo album in studio, i Duran Duran. L'uscita, mondiale, è fissata per il 22 ottobre. Per questa riapparizione Simon Le Bon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor hanno scelto compagni di viaggio speciali: come produttori troviamo, tra gli altri, Erol Alkan, Giorgio Moroder e Mark Ronson; come ospiti il chitarrista del Blur Graham Coxon, l'ex pianista di Bowie Mike Garson e Lykke Li alla voce. I featuring sono con Tove Lo, Ivorian Doll, Chai e Mike Garson. Inoltre va segnalata la collaborazione con l'artista giapponese Daisuke Yokota, di cui ammiravano da tempo la fotografia, che ha realizzato la copertina dell'album. 

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Un suono riconoscibile, quasi un mantra, con momenti ipnotici e altri dove l'elettronica accende il ritmo. Ma il brano simbolo, a mio avviso, è quello che titola l'album, una ballad intensa, una costruzione di una neverland sospesa nel tempo, una vera sensazione di viaggio nel tempo è Future Past, quinta traccia. Si parte con Invisible, un brano che ha una architettura sonora complessa quanto omogena mentre testualmente è quasi disturbante: When you can't even say my name Has the memory gone? Are you feeling numb?...Quando non puoi nemmeno dire il mio nome. La memoria è andata? Ti senti insensibile? Si prosegue every day and every night con All of You un pezzo in perfetto stile Duran Duran, una dichiarazione d'amore: voglio tutto quello che fai ogni notte, ogni giorno, io voglio tutto di te. Give it all Up che ha un attacco molto disco dance anni Settanta per poi scivolare su un melodico cantautorale per tratteggiare il senso della rinuncia: quando tutto sarà finito mi arrenderò per te. Ritmo quasi africano per Anniversary che trasmette un senso di eccitazione unico, un viaggio ipnotico anche un po' divistico quando cantano we re the song, noi siamo la canzone. Con Beautiful Lies i ragazzi sono chiari...we came to play e ancora una volta si percepiscono echi moroderiani e come dicono tomorrow I don't be long, insomma per arrivare al domani non ci si mette molto. 

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Tonight United è un inno cosmopolita, sottolinea che siamo nati per abbattere muri e costruire ponti e se l'obiettivo è costruire il futuro bisogna farlo insieme, stando uniti stanotte. Si vola con Wing sull'ala dell'innocenza alla ricerca di qualcosa di migliore che deve germogliare prima nella nostra testa. Nothing Less ma anche niente di più in questo viaggio, quasi futuristico, nel senso del movimento letterario marinettiano, in cerca di una identità: cosa sono, cosa farò? Anche Hammerhead ha un testo articolato, quasi tarantiano, nonostante l'urlo you're mine, tu sei mio, ripetuto come un mantra. C'è un bacio tra questo mondo e il tuo a emozionare in More Joy con un invito speciale: dove c'è più gioia vieni anche tu? L'album termina con Falling, una sorta di dormiveglia, half awake & half in a dream, cadendo verso un luogo dove tutto inizia e dove l'amore che inizia è come una goccia di pioggia che cade sulla pelle. Sulla nostra invece restano dodici canzoni (tra)sognanti.

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