Paolo Buonvino contamina la tradizione e crea Taranta Reimagined

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paolo buonvino

La musica e le voci della tradizione salentina rivivono nell’incontro di due orchestre, l’Orchestra Popolare de La Notte della Taranta con l’Orchestra Roma Sinfonietta, si contaminano con l’elettronica e le voci di prestigiosi interpreti: Gianna Nannini, Diodato, Mahmood. Per il progetto Jovanotti scrive e interpreta “Mi devo muovere” 

Taranta Reimagined è il progetto di Paolo Buonvino che racchiude la registrazione del concerto a Melpignano del 27 Agosto 2020. Il contesto costrittivo dell’anno del Covid si è trasformato in opportunità per creare un concerto poetico e suggestivo. La musica e le voci della tradizione salentina rivivono nell’incontro di due orchestre, l’Orchestra Popolare de La Notte della Taranta con l’Orchestra Roma Sinfonietta, e si contaminano con l’elettronica e le voci di prestigiosi interpreti: Gianna Nannini, Diodato e Mahmood. 

Lorenzo Jovanotti ha inoltre scritto ed interpretato per questa occasione “Mi devo muovere”.

 “La musica cura – dice il Maestro Buonvino – e ci dà l’opportunità di percepire come ricchezza la diversità.”

Taranta Reimagined è uno dei primi progetti in Italia disponibili in Audio Spaziale con Dolby Atmos su Apple Music.

Compositore, pianista e direttore d’orchestra, autore di colonne sonore per il cinema e serie tv di grande successo internazionale, Paolo Buonvino ha collaborato con musicisti e artisti italiani ed internazionali del calibro di Franco Battiato, Carmen Consoli, Andrea Bocelli, Fiorella Mannoia, Negramaro, Dolores O'Riordan, Jovanotti, Elisa, Skin e molti altri.

Taranta Reimagined è il progetto discografico nel quale l’identità della tradizione pugliese incontra il vissuto del compositore siciliano che restituisce una raffinata interpretazione della cultura musicale del Mediterraneo riportandola alla luce per farla conoscere in un contesto internazionale.

A quasi un anno di distanza dalla sua realizzazione live e dalla messa in onda su Rai Due con la conduzione di Sergio Rubini, trovano spazio su disco le contaminazioni culturali ed emotive dell’edizione 2020 della Notte della Taranta: un modo per portare ulteriormente tra le braccia degli ascoltatori le emozioni della nostra notte mediterranea per eccellenza, dopo un’edizione che l'anno scorso ha dovuto rinunciare dolorosamente al suo pubblico. 

Il maestro concertatore Paolo Buonvino, (compositore di colonne sonore per il cinema e la TV e già a fianco di musicisti e artisti di caratura come Franco Battiato, Carmen Consoli, Andrea Bocelli, Fiorella Mannoia, Negramaro, Dolores O'Riordan, Jovanotti e altri ancora) unisce in queste 17 tracce, sotto la sua sapiente direzione, il mondo delle colonne sonore e quello della tradizione popolare, generando un virtuoso incontro tanto rigoroso quanto magico tra la sua orchestra d’archi Roma Sinfonietta e l’Orchestra Popolare La Notte della Taranta, nata nel 2004 e oggi composta da musicisti di pizzica e musica popolare di tutto il Salento. Questo incontro incarna perfettamente lo spirito primigenio dell’ormai storica manifestazione: l’intenzione di mettere in comunicazione profonda spiriti e umanità diverse, il desiderio, in un mondo di muri, di costruire solidi ponti tra realtà differenti. 

Accanto alle due orchestre che diventano una, anche in quest’edizione ci sono ospiti d’eccezione, autori che mettono la propria solida esperienza artistica nello stesso campo da gioco della tradizione salentina riuscendo nell’intento di distruggere confini e generare dinamiche musicali evocative e nuove. Gianna Nannini, Lorenzo “Jovanotti”, Diodato e Mahmood fanno propria in modi assai diversi la sinergia tra le loro radici e la loro sensibilità musicale e l’universo della Notte della Taranta. Se da un lato ascoltiamo allora Gianna Nannini in “Fimmene Fimmene” tenere alta la storia delle condizione femminile riproponendo la sua versione personalissima di un canto di lavoro e di denuncia delle condizioni lavorative delle “tabacchine”, le lavoratrici del tabacco salentine, e Diodato con “Beddha Ci Dormi” riproporre in una versione unica un classico tradizionale, un canto d’amore ed esortazione all’unione che qui smette di essere dedicato solo all’amata e diventa canto d’amore alla propria terra, dunque al Salento, dall’altro abbiamo le esibizioni più sperimentali di Lorenzo Jovanotti e di Mahmood. Da una parte l'artista toscano irrompe nell’esecuzione di “Cent’anni sale” riprendendo il ritornello della sua “È la scienza, bellezza” (2015) e riadattandolo per l’occasione aprendolo al racconto lirico del tema dell’immigrazione, coinvolgendo l’intera Orchestra con una tensione corale dove il formicolio della canzone è anche quello figlio della puntura della Taranta; dall’altra invece Mahmood fa ancora un passo in più enfatizzando la vicinanza di due mondi sonori: quello della canzone popolare salentina e quello della musica araba, eseguendo con forza struggente una versione contaminata dei brani cardine della sua infanzia, proprio quello a cui fa riferimento nella sua hit “Gioventù Bruciata”.

Come sempre voluto dallo storico direttore artistico Daniele Durante (recentemente scomparso) figura fondamentale e fondativa della Notte della Taranta e da Luigi Chiriatti, il concerto, che unisce innovazione e tradizione portando sfumature e accortezze d’arrangiamento del maestro Buonvino in brani storici della canzone popolare salentina, qui assume la forma di un’esperienza emotiva che trasforma la Notte in una manifestazione inclusiva capace di coinvolgere persone diverse, provenienti da universi artistici e umani lontani tra loro. Arrivati a questa ventitreesima edizione, lo spettacolo e la sua lavorazione includono oggi persone che hanno lavorato con Durante fin dall’inizio e nuove figure partecipanti. 

Taranta Reimagined è un disco che porta alle orecchie di tutti la storia di una tradizione ricca, un corpus di registrazioni straordinarie in cui non solo le orchestre ma le voci mostrano un potere evocativo fuori misura, straordinario. L’unione di musicisti professionisti e non professionisti porta sul palco il meglio di entrambe le categorie, mostra i risultati eccellenti di un lavoro tutto modultato sull’intensità più che sulla tecnica, un gioco di combinazioni tra il vecchio e il nuovo. 

Nell’antica tradizione della Pizzica la musica guarisce lo spirito, si tratta di una guarigione da oppressioni identificate con il morso di un ragno il cui veleno (qualcosa che somiglia alla tristezza e, più profondamente, alla depressione che affligge tanto massicciamente anche la contemporaneità) viene espulso, come in un atto di catarsi. Taranta Reimagined racconta, nel tempo della sperata liberazione dalla malattia che chiude e affligge il nostro pianeta, una liberazione e una guarigione ancestrali, e con loro tutto quello che della musica non si può scrivere che, come anche il maestro Buonvino afferma, è l’essenza più reale e profonda della musica: dove ogni appunto scritto è un promemoria ma l’interpretazione, ricca di vissuti e sfumature esistenziali, non passa mai dalla scrittura e sempre dall'esperienza collettiva.

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