Tra cinema, con la rom-com 2 cuori e 2 capanne e teatro, dove porta lo spettacolo Ti racconto una storia, l'attore romano si racconta al vicedirettore di Sky TG24 Omar Schillaci. Sabato 24 gennaio alle 12 su Sky Arte e sempre disponibile on demand. Tutte le interviste del ciclo di Stories sono anche tra i podcast di Sky TG24, sul sito Spettacolo di Skytg24.it e le principali piattaforme di podcasting
È Edoardo Leo il protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l’attore e regista si racconta in “Edoardo Leo – Ti racconto una storia”. In onda lunedì 19 gennaio alle 21:00 su Sky TG24, sabato 24 gennaio alle 12:00 su Sky Arte e sempre disponibile On Demand.
Ormai da 30 anni Edoardo Leo appare costantemente sul piccolo e sul grande schermo del panorama audiovisivo italiano. Torna ora al cinema come protagonista della commedia romantica ‘2 cuori e 2 capanne’, in uscita nelle sale il prossimo 22 gennaio, che racconta l’incontro-scontro tra un uomo e una donna profondamente diversi, due opposti che si attraggono nonostante visioni del mondo e approcci alla vita agli antipodi. “È una storia semplice: racconta l’incontro tra un preside di liceo e una professoressa di italiano. Si conoscono prima dell’inizio dell’anno scolastico, hanno una relazione e poi si ritrovano a lavorare nella stessa scuola. Lei rimane incinta, nonostante lui si sia sempre dichiarato sterile. Quindi, si ritrovano in un imbuto in cui maturano una sempre più spinta attrazione sessuale tra di loro, anche se hanno idee di educazione, di crescita, di vita, di società, di morale e di etica completamente diverse. Questo li porta ad interrogarsi su come educare il nascituro e da lì parte un dettagliato e acceso scambio di idee su questo momento storico”. Il film mette a confronto due visioni opposte del mondo: “Lui arriva da una cultura patriarcale, lei è una femminista convinta. Entrambi hanno idee potenzialmente giuste, ma quando diventano radicali si entra in conflitto. Il loro percorso li porta a spostare l’attenzione dalla propria posizione all’educazione del nascituro”. È anche una storia che indaga il senso di paternità e di maternità: “Ci si chiede se i veri genitori siano quelli biologici o quelli che crescono e amano. Per me il vero padre è quello presente nei momenti difficili, nel consiglio, quello che ti ha visto evolvere”. Molto importante è anche il ruolo della scuola e delle nuove generazioni, a cui si guarda con ottimismo: “Detesto chi ha un’idea del mondo basata solo sulle sensazioni e non sui dati. Dovremmo smettere di criticare i ragazzi e iniziare a supportarli, aiutandoli a capire il loro potenziale e a spingersi dove noi non siamo arrivati”, ha raccontato.
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Facendo un passo indietro, Edoardo Leo racconta della sua infanzia: “Ero un bambino medio, giocavo a calcio ed ero un po’ bugiardo. Un episodio che raccontiamo spesso in famiglia riguarda un colloquio tra mio padre e la maestra delle elementari: lei gli disse che capiva la sua poca presenza, visto il lavoro ‘pericoloso’ che faceva. Mio padre rimase sorpreso e rispose che lavorava in una compagnia di assicurazioni. A quel punto la maestra gli chiese: ‘Ma lei non è un poliziotto?’. Questa convinzione le era venuta da me, perché tempo prima avevo portato a scuola un disegno di mio padre in divisa, con la pistola, raccontando una storia completamente inventata”. Ma non c’è solo il cinema nella carriera di Edoardo Leo. L’attore si è infatti reso protagonista dello spettacolo teatrale intitolato ‘Ti racconto una storia’, che ha portato in moltissimi teatri italiani per oltre 11 anni: “Non è sempre lo stesso spettacolo. È un contenitore all’interno del quale io creo delle storie con dei viaggi dentro l’arte del racconto. Per ogni spettacolo io prendo l’attualità e cerco di renderla un racconto universale. È una cosa che mi piace moltissimo e mi tiene allenato. La comicità che porto in questo spettacolo è tipicamente romana e in generale parlo molto di Roma”. Tornando al cinema, una delle sue ultime parti è quella avuta in ‘Mia’ di Ivano De Matteo, dove viene trattato un tema attualissimo come quello della violenza sulle donne: “Film impattante per me, al punto che durante le riprese vedevo nel volto di Mia quello di mia figlia e per questo spesso tornavo a casa devastato e con delle paranoie. Con il tempo ho capito che bisogna accettare che non tutto è nelle nostre mani, ma questo è un tema di cui dobbiamo preoccuparci e che può sopraggiungere a qualunque età, tant’è che una volta una mia amica mi ha detto di essere stata Mia, ma a 40 anni, non a 14”. C’è poi l’Edoardo Leo regista, che dopo tanta gavetta è riuscito a portare in scena ‘Non sono quello che sono’, opera ispirata all’Otello di Shakespeare: “Questo è un progetto al quale ho lavorato da sempre, tant’è che pensavo che sarebbe stato il mio esordio alla regia, ma a quei tempi nessuno mi avrebbe permesso di realizzare un prodotto così violento e tratto da quell’opera”. Rimanendo sempre sul suo ruolo di regista, egli ritiene che il suo esordio sia stato “un punto di non ritorno, ma da lì ad un anno si è sviluppato un importante aneddoto della mia vita: ero a casa e stavo dipingendo le pareti delle camerette, quando mi squilla il cellulare e vedo con stupore che mi stava chiamando Massimiliano Bruno per dirmi che ero stato invitato per il David di Donatello. Mi sono ritrovato con il rullo in mano e sporco di vernice, accompagnato da un misto di gioia e commozione. Era una scena surreale che sintetizza come è stata la mia vita”. Un’altra pellicola che non può non essere menzionata è poi ‘Follemente’ di Paolo Genovese, dove ha lavorato, tra gli altri, con Marco Giallini e Rocco Papaleo: “Ho lavorato molto con loro due e per questo conosco bene tutti i loro tratti, vivere con loro due che litigano nella mia testa sarebbe molto divertente e in generale, se li sommassi, il risultato sarebbe una specie di me”. In conclusione, Edoardo Leo confessa “di aver ricevuto molte carezze nella vita e mi sento molto riconoscente” e per questo, dice: “sento di doverle moltiplicarle per 10”.