Sanremo 2021 Irama canta La Genesi del tuo colore, la storia di una estate melanconica

Musica

Fabrizio Basso

Scritto dall'artista stesso, che ha composto anche la musica con Dardust e Giulio Nenna, il brano uscirà nelle radio, su tutte le piattaforme digitali e su youtube dopo l’esibizione sanremese. Inoltre tornerà  dal vivo nei palazzetti per due date speciali prodotte da Vivo Concerti: sabato 9 ottobre 2021 a Roma e mercoledì 27 a Milano. L'INTERVISTA

 

Dopo un 2019 da record e un 2020 pure, compatibilmente e nonostante il covid (tutto sul coronavirus), Irama sale sul palco del Teatro Ariston con un brano, La Genesi del tuo Colore che è un inno alla vita filtrato attraverso la sofferenza. Quando l'esistenza sembra sopraffarci scatta qualcosa che ci fa risalire. E di solito la salita è colorata.

Filippo il tuo brano non si può definire di stile festivaliero.
Il senso del termine sanremese è andato a scemare negli anni, si è ibridato. La Genesi del tuo Colore non è nato come un brano prettamente sanremese. Io tendo a seguire un flusso creativo in maniera spontanea. A livello melodico è nato a cappella e appena finito ho pensato di presentarlo all'Ariston per le sue vibrazioni. E’ stata una cosa sincera.
Cosa significa per te Sanremo?
Più consapevolezza perché cresciamo anche a livello anagrafico; dall’altro lato c’è più responsabilità poiché se devo dire una cosa in modo trasparente per me è come se fosse la prima volta. Ma questo fenomeno interiore avviene ogni volta che ti approcci a un nuovo livello creativo.
C’è un colore che ti rappresenta e porterai a Sanremo?
I colori anno di pari passo con la vita ma il quello che più amo è il bordeaux: è passionale, carnale, elegante ma è anche sangue dunque cruento e pesante.

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Tutto questo periodo ha influito sul tuo scrivere?
Non ha condizinato la canzone in sé. E neanche mi ha condizionato in generale perché tendo a essere un lupo solitario e isolarmi. A livello personale ha sensibilizzato chiunque. Ci ha resi più attenti ma sarà un capitolo di storia, un peso che porteremo a lungo.
Sono cinque anni dal tuo primo Sanremo, hai in bacheca venti dischi di platino, sei stato primo radio e su spotify e le views si contano a milioni. Ci pensi ogni tanto?
Sono giovane e non mi guardo indietro, lo farò un giorno con più esperienza e spero di godermelo. La mia percezione di quello che sto facendo arriva dalle persone che cantano le mie canzoni, da chi mi dice che si ritrova nelle mie parole: queste cose me le godo anche in modo egoistico. Ho ancora tanto da dimostrare ma lavorando lo farò.
La collaborazione con Dardust?
C'è una stima reciproca nata spontaneamente. Quando ho buttato fuori l’idea di La genesi del tuo colore ho pensato a lui perché poteva condensare la mia idea. Il nostro è un connubio sincero senza prevaricazioni, si sposa bene.
Il pezzo ha il ritmo di una estate fuori stagione.
Ha qualcosa di fresco ma è un treno sul quale devi salire e ci trovi pure striature tristi. L'idea è nata ossservando un ragazzo che alza il viso a una ragazza che piange e poi inizia a radersi i capelli. Ancora oggi quando ci penso mi scava dentro e lì nascono le parole della canzone. Ha due facce come una moneta, prima arriva l'energia poi il resto. I violini sono melanconici e ci sono riferimenti struggenti.
Quando perdiamo tutto arriva qualcosa che fa scoppiare il colore.
Ci si potrebbe scrivere un libro su questa frase, si può avere una vita ricca e lunga ma alcune cose sono inevitabili. Ad esempio con la morte tutto si spegne poi al positivo si pensa dopo ma per alcune culture nella morte tutto si accende. Le mie sensazioni sono legate all’anima, allo spirito e le percepisci nella troppo felicità o nel troppo dolore.

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Come vivi la situazione attuale?
Ora per il bene comune dobbiamo comportarci in modo metodico ed è proprio quello che non fa esplodere il colore.
Come colorerai Sanremo?
Sto pensando ancora a dei particolari a livello visivo. Quando vado a un concerto mi piace ricordarmelo e vorrei avvenisse questo all'Ariston. Ci sarà qualche sorpresa e posso aggiungere che anche a livello visivo ci sarà una storia.
Come sarà cantare senza pubblico?
E’ una mancanza perché la musica è potente se si vive con energia: l’unione delle persone crea qualcosa di magnetico.
Dopo il Festival cosa arriverà?
Sono uscito con un EP. Questo è un pezzo che aprirà un nuovo progetto ma sono ancora in fase creativa.
Soddisfatto delle prove con l'orchestra?
Sono molto contento, mi è piaciuto il risultato e pure l’orchestra ha espresso il suo apprezzamento e ciò mi ha fatto sentire a mio agio ancora di più su un palco così importante. Per me il connubio di testo, musica e melodia è fondamentale, i musicisti sono fondamentali. Nel mix di elettronica e parte orchestrale abbiamo ragionato perché ognuno potesse esprimere le proprie emozioni.
Dici che...hai poco tempo ormai per vivere una vita che non sentirai.
Esistono momenti della vita che solo quando la perdi capisci che non te li sei goduti appieno. A questi eventi tendo a sopravvivere, il vero momento in cui vivi è quando ti giri per godertelo.
Come hai attraversato il lockdown?
Non ho mai smesso di lavorare, ho continuato a creare. Nei momenti in cui mi sono fermato ho vissuto di più. Ma, ripeto, sono stato a lungo chiuso in studio dedicandomi ai futuri progetti.
Hai un rituale prima di salire sul palco?

Sosì scaramantico che non posso averne perché se lo dimentico è un dramma.
Ricorre spesso nei tuoi testi la parola sincerità.
La verità mi appartiene da quando sono piccolo. Sono cresciuto col cantautorato e con le contaminazioni. Ho anche la fortuna di essere italiano e l'Italia è la culla della civiltà. Le contaminazioni mi fanno vivere la musica in modo diverso. E’ una parola chiave che utilizzo sin da piccolo. Le persone vivono una cosa sincera e la grandezza della musica è farla arrivare. Ci aggiungo che la tecnica è uno strumento per arrivare alle persone.
A Sanremo sarete tanti giovani: bullizzerete i vecchi?
Niente nonnismo ma se fosse probabilmente lo subiremo perché hanno di più da insegnarci!

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