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Dargen D'Amico pubblica Bir Tawil, dove è facile perdersi...ascoltando

Musica

Un album che ipnotizza, con un percorso creativo quasi eretico e che, come spiega l'artista, germoglia quando si arriva a "produrre senza conoscere le leggi del gioco, giocare senza conoscere le regole della musica. Questo processo creativo è stato un tempo fuori dal tempo, uno spazio fuori dallo spazio, surreale, nel senso di parallelo alla realtà”. L'INTERVISTA

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E' un lavoro che bisogna ascoltare più volte per comprenderne i risvolti, le sottigliezze, i giochi di parole, i meta-messaggi e la poesia. E', Bir Tawil, la nuova opera di Dargen D'Amico in uscita il 4 dicembre sulle piattaforme e l'11 con un doppio album, un viaggio quasi metafisico in luoghi che talvolta non esistono se non nel nostro lato più visionario. Dargen D'Amico disarticola la forma canzone portandola a un livello quasi primitivo che veste le quindici canzoni di una forza avvolgente, cetripeta. Rapper, cantautore, produttore, beatmaker e fondatore della label indipendente Giada MesiDargen D’Amico è il rappresentante più eclettico e poetico della scena per il suo linguaggio destrutturato, i giochi di equilibrio e uno stile unico.

Nel suo percorso incontriamo nove album, tra cui due episodi che hanno cambiato la storia dell'hip-hop italiano e sono Musica senza musicisti (2006) e Di vizi di forma virtù (2008).  In Variazioni del marzo 2017 sposta e ridefinisce ancora una volta i confini di genere fondendo per la prima volta il rap con la musica colta grazie al pianoforte di Isabella Turso.  Bir Tawil è l’ultimo capitolo della Dargen-saga (Giada Mesi, distribuito da Universl Music).

 


Ci sono davvero così tante brutte canzoni in paradiso?
Credo di sì ma resta una valutazione soggettiva. Non sono cose così brutte, sono quelle che ho realizzato senza vivere davvero quel momento lì, non sono nel loro ricordo. Probabilmente le ho scritte perché non avevo altro da fare. Ma sono convinto di andare in paradiso.
Tu di una quadro cosa vuoi essere la tela o la cornice?
Vorrei essere lo spettatore del quadro.
La nostalgia ti scalda o ti mette melanconia?
La magia della vita è che le cose più piccole spesso hanno poco senso ma nel futuro acquisicono quell'importanza che si percepisce solo quando diventano passato
Chi è il folle di Ma non era vero?
Non è fondamentale capire da dove sono partito, c’è un rivedersi come si era da giovanissimi e ricordare le sensazioni e avere un contatto con quello che eravamo. La chiamo la leggerezza della vita. A volte siamo un po’ fuori luogo anche volentariamente. La follia è una dimostrazione di intenti su quanto siano labili certi confini.
Un secolo fa bastava dire che uno era un po' strano che finiva internato, spesso a vita.
Capita pure oggi perché la follia è inquadrata in categorie diverse, le esternazioni sincere vengono etichettate. I manicomi non sono luoghi ma spazi digitali.
Oggi come si distrae la mente se si è intolleranti all’ambiente?
Con i mmetodi tradizionali: leggere un libro, fare amore, conoscere persone e non prendere troppo sul serio il nostro percorso.
Jacopo inizia con la parola è morta…chi è Jacopo?
Non avrebbe senso ascoltare musica se si tralasciano le provocazioni, la musica contemporanea è la bandiera della parola che è morta. Molte definizioni che siamo abituati a conoscere sono svuotate. Eppure questa è anche una bella epoca di transizione verso la contemporaneità: ci siamo arrivati ed è un bel punto di partenza!
Meglio una pasta sfoglia o la granita con la panna?
La panna, ma è gusto personale. Per me la panna non si batte
Tu lo cerchi Dio nel mondo? E dove lo trovi?
Mai mi è capitato di non trovare risposte se cerco...risposte a domande più profonde.
Bir Tawil è quel territorio tra Egitto e Sudan che nessuno vuole.
L’allusione è a quel fazzolettone di terra che nessuno reclama e la cui storia è legata ai confini. Ma non quelli definiti da vicende tribali bensì da lotte occidentali. E' un po' quella sensazione che respiravo in studio, in un posto non reclamato. Il lavoro grafico è stato fatto all’inizio della prima pandemia. Ci aggiungo che si sente la mancanza di confini e geolocalizzazione: non aevo riferimenti in studio per mesi e ho scritto senza una rotta.
Mi hanno incuriosito La mamma del mio Amico e Boulevard Verona.
Sono brani nati in studio, quasi tutti è improvvisazione. Un brano come Boulevard Verona in un altro momento ne avrei forzato il contenuto fino a farlo diventare canzone. Qui ho voluto che si respirassero le restano le improvvisazioni, che arrivassero compresse di vita.
Al momento non è possibile raccontare Bir Tawil dal vivo.
Come interprete non ho sensazioni felici, c'era l'intenzione portarlo dal vivo e la forma di alcune canzoni sarebbe mutata, ne avrebbe avuta un’altra live. Ho dato nuove direzioni alla mia energia creativa. Purtroppo non ho visto una volontà istituzionale intenzionata davvero a riprogrammare. Vedo invece dinamiche interessanti a livello di costruzioni e monitoraggio da parte degli artisti, tipo l'iniziativa Scena Unita dove i cantanti si assumono la resonsabilità di sostenere chi gli ha permesso fare questo lavoro. La fiducia la ripongo nei singoli.