Edoardo Bennato invita a credere all'isola che non c'è ma cambiare la realtà è un dovere"

Musica

Fabrizio Basso

L'artista napoletano torna con un lavoro che contiene 8 brani inediti e 14 canzoni di repertorio, riarrangiate, pezzi ancora oggi assolutamente attuali. I featuring sono con Clementino, Morgan ed Eugenio Bennato. L'INTERVISTA

Edoardo Bennato non c'è. O meglio Non c'è solo lui, c'è anche il suo doppio in questo album molto rock'n'roll e di una contemporaneità sconcertante anche quando i mezzi arrivano dai mitici anni Settanta. Sono forti le due anime rock dell’artista, la versione della prima ora e quella attuale. Come sempre si presenta senza bavaglio, Edoardo Bennato e canta le contraddizioni della società: il “mistero della Pubblica Istruzione”, l’universo femminile, sempre presente nelle sue storie, e quell’ironia che è esasperata fino al paradosso.

Come unisci una gap di tempo di quasi mezzo secolo?
Non c’è interruzione di continuità tra il repertorio della prima ora e quello attuale, parliamo sempre di coprifuoco.
Ti riferisci a Bravi Ragazzi?
Era giusto ricantare quel brano, sembra scritto ieri sera. E’ la colonna sonora di quello che stiamo vivendo in questi giorni…all’una di notte c’è il coprifuoco canto e sembra di vedere le immagini del telegiornale. E questa canzonaccia è del 1974.
Stessa grinta di allora, quasi punk.
Il punk era un atteggiamento, io canto in modo schizofrenico e paranoico verso una società che si ritiene sensibile ma in realtà è schizofrenica. Pezzi ironici verso un establishment e chi vuole prendere posto dei cattivi. Il cantautore utilizza il sociologo per dare un senso ai testi e il sociologo per riflettere.
Come hai assemblato la tracklist?
Durante i concerti ho capito che le canzonette della prima ora si complementarizzano con le canzonacce di oggi. Forse è troppo ricco l’album ma ho inserito quello che è più attuale. Le canzonette ora sono canzonacce.
L’Italia è rimasta quella di 40 anni fa? Siamo rimasti così immobili?
Questa entità non definita che si chiama Italia ha canzoni attuali scritte 45 anni fa ma anche dieci. E’ una italia più che mai divisa tra Nord e Sud. Io sono portato a difendere il Sud del pianeta ma non posso essere complice di queste scaramucce tra Nord e Sud. Purtroppo la situazione fa aumentare la forbice. Adesso la situazione degenera, è kafkiana, paradossale, più traciga che comica. Il governatore Vincenzo De Luca poteva avere Totò come spalla e ci aggiungo che io da napoletano so fare le imitazioni meglio di Maurizio Crozza.
Ci sono nel booklet immagini politiche forti, legate al covid.
I fumetti sono di Loredana Nicosia, una creativa di Catania che non ha mai lasciato la sua città, come Marco Pavone, il napoletano che ha fatto il video. Lei mi segue da sempre e mi conosce meglio di me. Racconta la necessità dei media di catalogare buoni e cattivi. Non possiamo fare altro che ironizzare e se vengo attaccato non posso fare altro che eseguire Cantautore. E’ il solo modo per rispondere a critiche che ci sono in questa italietta strapazzata e strapazzante. E’ il covid che comanda. E comunque cerco di parlarne il meno possibile.
Cosa valgono oggi la musica e il talento?
Il personaggio di Non c’è, che è una favola rock, non scende a compromessi col mondo della musica e si fa le canzoni per conto suo, rifiuta di firmare i contratti. Per certi versi lo invidio perché anche io quando suonai con attitudine punk davanti alla Rai dopo il primo bisticcio con la discografia di allora, volevo il successo. Come lo voglio ora. Lavoriamo per fare ascoltare queste canzoni. Non voglio che Non c’è faccia la fine di Un giorno credi nell’estate del 1973: nel nostro campo è tutto opinabile.
Oltre al 1973 con Non farti cadere le braccia ci sono stati altri casi in cui hai affrontato la censura?
Farei volentieri a meno di parlare del passato e di quando quell’album venne squalificato. Per l’appunto la canzonetta che apre il disco parla di un ragazzino che suona per strada. Io quando suonai per strada ottenni dalla politica il benestare che non ebbi dalla discografia, fui il portavoce dell’insoddisfazione dei giovani in Italia in quella stagione. Mi interessano il presente e l’immediato futuro perché nonostante sia un pazzaglione qualcosa è cambiato: ho una figlia quindicenne che mentre parlo con te sta facendo lezione nell'altra stanza e dico, meno male che la tecnologia ci aiuta e ci salverà. La tecnologia ci ha permesso di sconfiggere la poliomelite. Quindi noi supereremo gli ostacoli a livello singolo e collettivo: l’uomo sul baratro ha una forza speciale per darsi da fare.
Dobbiamo ancora davvero avere paura dell’uomo nero?
Ai bambi si portava questa minaccia se non facevano i bravi. Da lì sono partito per questo feat con Clementino. In questo mondo c’è una sola razza che si è diversificata nei millenni. Questo brano fa parte del nostro essere, abbiamo modelli con la pelle scura. Per noi è scontato pensare, dire e sostenere che non ci interessa il colore della pelle. Ma c'è il razzismo che è una infezione. Sulla cover ci sono gli appelli di una Italia, una Europa e un pianeta confusi e agitati.
Ironizzi anche sulle facolta scientifiche e quelle umanistiche.
Produco una feroce ironia sulla parte della nostra comunità che ha un ruolo artistico e culturale. Io mi sono convinto che noi erigiamo tutto con la scienza delle costruzioni, tutti gli ingegneri hanno lo stesso parametro. Parlo di infezioni in tutte le facoltà umanistiche perché manca la lucidità, non si assumono i parametri giusti e  mancano le basi. In quel caso la sapienza è una infezione. Per essere ministro della pubblica istruzione in Italia oggi non basta l’entusiasmo di una giovane. So che queste affermazioni possono portarmi critiche.
In Perché collabori con Morgan.
Lui è ancora più pazzo di me. Per l’album del pifferaio magico stiamo stati molto insieme, a volte c'era anche sua figlia e lui si presentava con un libro di favole orientali. E’ un genio, in una nottata potrebbe scrivere una partitura per una orchestra sinfonica. Il brano è un rock'n'roll schizofrenico e Morgan è un grande e lo difenderò sempre.

approfondimento

Torna la Numero Uno, l'etichetta che fu di Lucio Battisti

Hanno rifondato la Numero Uno?
Ho fatto la gavetta con Mara Maionchi, Mogol e Lucio Battisti. Sono contento.
Che mi dici della favola della Bella Addormentata?
E’ un brano cui tengo molto, ho sempre parlato di Bagnoli e dei Campi Flegrei, sono nato al civico 55 e mi sono convinto che sia un numero per me fortunato. E’ una favola, Bagnoli aspetta il bacio del principe per svegliarsi.
Oggi sei molto arrabbiato?
Come tutti quanti voi, fa parte dell’essere umani. Ascoltiamo Abbi dubbi che è una dichiarazione filosofica.
Il disco in una frase?
Riassume il Bennato pensiero nel bene e nel male e nella cover si parla schizofrenicamente del quotidiano schizofrenico di domattina che parlerà di schizofrenia, paradossi feroci e scontri tra il governatore della Campania e il Governo.
Chi sei?
Sono rinnegato reo confesso. Destabilizzatore e per certi versi qualunquista. Non sono conciliante neanche con me stesso e faccio rock'n'roll. Amo ironizzare su tutto, in primis con me stesso.
C’è sempre l’Isola che non c’è?
Non possiamo più solo ipotizzarla, ora dobbiamo trasformare sogni e utopie in realtà con tutte le nostre forze fisiche e mentali. La Realtà non può essere questa racconta un sogno che dobbiamo realizzare.

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