L'omaggio di Toni Servillo a Brasile-Uruguay: il Maracanazo 70 anni fa

Musica

Giuseppe Pastore

Il 16 luglio 1950 si giocava a Rio de Janeiro una partita entrata nella storia del calcio e più volte omaggiata nella storia del teatro e della letteratura: nel 2009 un bellissimo monologo di Toni Servillo

70 anni fa, il 16 luglio 1950, allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro andò in scena una partita di calcio travestita da spettacolo teatrale – oppure, uno spettacolo teatrale travestito da partita di calcio. È passato alla storia con il famigerato soprannome di “Maracanaço”, che in portoghese fonde il nome dell'impianto con la parola “fracaço”, disastro, sciagura. Fu la partita che costò al Brasile il primo titolo mondiale di calcio della sua vita, gettando l'intero Paese nello sconforto e nella depressione: un trionfo che sembrava già scritto, inevitabile, festeggiato in anticipo dai quasi 200mila spettatori presenti sugli spalti quel pomeriggio, e invece clamorosamente svanito due ore dopo per colpa della furbizia e del talento del piccolo Uruguay, la Nazionale celeste trascinata da tre fuoriclasse: i due attaccanti Schiaffino e Ghiggia, autori dei due gol del successo in rimonta per 2-1 (quando al Brasile bastava un pareggio per festeggiare), e il grande capitano e leader carismatico Obdulio Varela.

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Sul Maracanaço (o Maracanazo, nella grafia italiana) esiste da decenni una fiorente letteratura, iniziata in Sudamerica per approdare negli ultimi tempi anche in Europa (anche il nostro Federico Buffa lo raccontò in una delle sue Storie Mondiali nel 2014: l'episodio è tuttora disponibile on demand). Il côté spettacolare di quella partita è stato cavalcato negli anni da molti protagonisti, a cominciare dall'autore del gol decisivo, l'uruguaiano Alcides Ghiggia, passato alla storia per una citazione che fonde sport, musica e religione: “Solo tre persone nella storia sono riuscite a zittire il Maracanà: Karol Wojtyla, Frank Sinatra e me”. In Italia, uno degli omaggi più suggestivi a Brasile-Uruguay 1950 l'ha realizzato nel 2009 un trio di musicisti italo-argentino: il fondatore della Piccola Orchestra Avion Travel Peppe Servillo alla voce, Javier Girotto al sax, clarinetto basso e flauti andini, Natalio Mangalavite alle tastiere, pianoforte e voce. Insieme hanno composto “Futbol”, un album ispirato all'omonimo libro del giornalista e scrittore argentino Osvaldo Soriano, che dedicava ampio spazio al Maracanaço visto e immaginato dal punto di vista del capitano Varela. Uno dei monologhi più suggestivi del disco consiste proprio nella rilettura di quelle pagine: lo interpreta magnificamente Toni Servillo, fratello di Peppe, qui accompagnato alla chitarra da Fausto Mesolella.

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