Sanremo 2020, abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni: le nostre pagelle

Musica

Fabrizio Basso

Primo ascolto per Sanremo 2020. In Rai il direttore artistico e conduttore del Festival dei 70 Amadeus anni ha presentato ai giornalisti i 24 brani in gara. Ecco dunque le prime pagelle…al primo ascolto!

(@BassoFabrizio)

Ecco le 24 canzoni sulle oltre duecento arrivate. Amadeus motiva le sue scelte assicurando che ogni brano lo ha ascoltato almeno trenta volte e che ha rispettato le quote, quelle rosa sono sette (su circa 40 che si sono proposte), molto di più che in passato: “Inoltre in origine –commenta-  io pensavo a venti canzoni poi non ne sono stato capace. Non mi sono pentito di avere accettato questo ruolo, è un momento meraviglioso che mi voglio godere: quello che faccio è per il bene del Festival”.

ACHILLE LAURO – ME NE FREGO: VOTO 7
Cita il boss della Brenta Felice Maniero e il David di Michelangelo e con un ritmo arrembante invita a essere un po’ più impermeabili e surfare sulle onde della vita col consiglio di buttare tutto all’aria per te e se percepisci un po’ di veleno…bevilo. Qualche secolo fa Mitridate dixit.

ALBERTO URSO – IL SOLE AD EST. VOTO 5/6
La voce è avvolgente ed è forte la sensazione che possa andare avanti. Un brano d’amore con cuore, a dei secondisole e vento perfetto per un Festival che ha settant’anni. In tre giri di lancette un viaggio con…ritorno.

BUGO E MORGAN – SINCERO: VOTO 6+ 
Un po’ di male di vivere, l’abbassare la testa, lavorare duro, pagare le tasse…e “anche se affoghi rispondi sempre tutto alla grande”. Le due voci sono due tasselli di un puzzle che si incastra alla perfezione. Curioso di vederli sul palco.

ANASTASIO – ROSSO DI RABBIA: VOTO 7
Frigge la chitarra in apertura e si respira un po’ di sana rabbia Punk. E’ una fotografia di questi tempi prima delle Sardine. Parla di ribellione e di dare di matto, chiede che qualcuno lo fermi. La sua rabbia non andrà sprecata ma qualcosa in più ci stava.

DIODATO – FAI RUMORE: VOTO 7
La frase clou è “ho capito che per quanto io fugga torno sempre  date”. Il cantautore di Taranto arriva a Sanremo come un Ulisse moderno che consuma le sue scarpe in un sogno poetico.

ELODIE – ANDROMEDA: VOTO 6-
Il sincopato (iniziale) sottofondo musicale di Dario Dardust Faini prepara un testo che indaga le fragilità, i silenzi, le debolezze, la fuga a Parigi e il mai dire mon ami. Certo che dire di una canzone di Nina Simone che è la solita…è quasi sacrilegio.

ENRICO NIGIOTTI – BACIAMI ADESSO: VOTO 5
Il cantautore toscano può fare di meglio. Baciami, baciami…baciami adesso è da cantante melodico non da giocoliere di parole e poi ricorda troppo il suo celebre credimi credimi…credimi sempre. Certo lui con la voce riesce a spingere il brano in alto ma la sensazione è “che poi fa buio presto”.

ELETTRA LAMBORGHINI – MUSICA (E IL RESTO SCOMPARE): VOTO 4
Parte gitana, flamenco comanda. Ok per un brano estivo ma a Sanremo c’è voglia di mare d’inverno. E ci aggiungo che da Davide Petrella, autore del testo, mi sarei atteso qualcosa di più. E’ già in fondo ai sondaggi…chissà se nel resto che scompare c’è anche lei con le sue nacchere.

FRANCESCO GABBANI – VICEVERSA: VOTO 6
Può piacere o meno va riconosciuto che qui una idea di poesia c’è. Poi ci sono gli intermezzi musicali scanzonati. Va ascoltato un po’ di volte perché tocca corde sensibili di quotidianità, vita famigliare, sogni e illusioni.

GIORDANA ANGI – COME MIA MADRE: VOTO 8
Ci siamo. Brava Giordana. Una ode alla mamma, a volere essere come lei. C’è il luogo dove si nascondono le paure. C’è il messaggio mandato dalla stazione. Mamma…ti chiedo scusa se non ti ho mai detto quanto ti voglio bene.

MICHELLE ZARRILLO – NELL’ESTASI O NEL FANGO: VOTO 5/6
Declina la confusione nei rapporti umani di questa epoca, parla di pensieri vaganti e di chi prega e chi mente. Bello il testo di Valentina Parisse.  Il brano termina con l’invito a rischiare un po’ di più. Ecco…

JUNIOR CALLY – NO GRAZIE: VOTO 8
Un po’ di impegno sociale anche se con un testo un po’ scontato. La musica è martellante e lui sul palco dell’Ariston può diventare ipnotico. Concordo sull’inveire contro “chi fa la voce grossa sempre e solo di nascosto”. Non avrà i super poteri ma ha le idee chiare sul mondo che vorrebbe. Salmodiante (da Salmo).

PAOLO JANNACCI – VOGLIO PARLARTI ADESSO: VOTO 6/7
Lettera serena a una figlia prima che il mondo le porti via i sorrisi. Il ticchettio del piano sembra scandire le epoche della vita: "non sarò mai pronto a dirti sì ma tuo padre sarà sempre qui". Una ninna nanna pop che con l’orchestra dell’Ariston che l’accompagna può diventare davvero speciale.

IRENE GRANDI – FINALMENTE IO: VOTO 6/7
Da un po’ di tempo mancava a Sanremo una voce così carica di personalità. Dietro ci sono Vasco, Gaetano Curreri e Andrea Righi e non è una triade da poco. E’ una canzone di consapevolezza, di amore per la libertà. Lei è fatta così!

LE VIBRAZIONI – DOV’E’: VOTO 5/6
Anche io mi chiedo un po’ dove è il rock che ha fatto de Le Vibrazioni una band che ha segnato gli ultimi vent’anni. Il testo è interessante ma la coperta è un po’ troppo Pop. Di certo non saranno fuori luogo in quel posto che si chiama Sanremo. Solo un po’ snaturati. Da riascoltare in Riviera.

RANCORE – EDEN: VOTO 7
Un testo che è un poema e vivaddio con pochi ritornelli. Il ritmo è tosto, e me lo aspettavo, apprezzo molto il suo essere diretto. In un Festival dove sono ancora i sentimenti a dominare lui ci porta in un paradiso così distopico da apparire inquietantemente reale.

PIERO PELU’ – GIGANTE: VOTO 5/6
Ora la ninna nanna si fa rock e scivola nella favola. A volte è un po’ criptica e troppo motivazionale: "tu sei molto di più di quello credi…tu sei il mio Gesù". Il gigante del titolo è il nipote dell’artista.

PINGUINI TATTICI NUCLEARI – RINGO STARR: VOTO 6-
Allegria, energia…spavaldi questi ragazzi di Bergamo. Anche loro si sono un po’ snaturati sull’altare di un pop commerciale. Ma ciò non toglie che grazie a loro gli adolescenti andranno a riscoprire Ringo e i Beatles. Per la storia che si portano dietro mi aspettavo qualcosa di più. Ma sono fiducioso nella rimonta.

LEVANTE – TIKIBOMBOM: VOTO 8
Un titolo esotico che sprigiona un impeto di rivalsa. Adorabile la metafora "siamo chiese aperte a tarda ser"a che sottintende una porta verso la luce quando siamo circondati dalle tenebre. Con la voce si alza verso vette altissime. Concordo: se non si è convinti “è meglio soli che accompagnati”.

MARCO MASINI – IL CONFRONTO: VOTO 5
Seduta psicanalitica davanti allo specchio, Spunti interessanti, a partire dalla paura del confronto, ma che restano un po’ sospesi tra un verso e l’altro. Que/5llo specchio sembra quello deformante del luna park. Buon ritmo e un po’ di auto-compatimento.

RITA PAVONE – NIENTE (RESILIENZA 74): VOTO 4/5

Un testo scolastico per la nostra Gianburrasca. Già sentito il vento che non piega il carattere, già sentito di chi si nasconde nel bosco per combattere un mondo che non gli piace…tipo Robin Hood. Solo che lui ha vinto mentre qui non succede proprio niente. A proposito che significa “trova un amico ma non toccargli il tesoro”?

RIKI – LO SAPPIAMO ENTRAMBI: VOTO 6-
I dolori del giovane Riki. Siamo nel mal d’amore dei millennial dove le parole inciampano e “le sprechiamo in silenzi sfogandole addosso e poi sul telefono”. Lui ha la voce pastosa, intrigante l’dea di renderla in alcuni punti un po’ metallica ma qui qualcosa non torna.

TOSCA – HO AMATO TUTTO: VOTO 6/7
Nostalgia in forma pura: “E io adesso farei qualsiasi cosa per sfiorare le tue labbra, per rivederti”. La voce non si discute, le parole commuovono. La magia di questo brano è che chiunque, da zero a mille anni, può trovarci un verso nel quale riconoscersi. Ero scettico…mi sono ricreduto. La attendo sul palco.

RAPAHAEL GUALAZZI – CARIOCA: VOTO 6/7
Quando ho letto l’incipit “l’ultimo bacio è un apostrofo…” ho temuto il peggio. E invece è apparso il reggaeton che ha aperto la mente. Sarà un tormentone. Apprezzo di questo (ex) ragazzo che sappia essere ipnotizzante sempre. L’allegria brasiliana invaderà Sanremo, anche il festival avrà il suo carnevale.

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