Vasco Barbieri affronta l'ignoto con A little bit of present

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A little bit of present nasce come reazione a un momento di crisi dopo l’università. Vasco Barbieri ha messo in musica e parole cosa significa trovarsi a contatto con un mondo nuovo. L'INTERVISTA

(@BassoFabrizio)

E' una storia di più vite quella che troviamo nelle canzoni di Vasco Barbieri. La sua prima vita comincia il 6 agosto 1985 a Roma, la seconda dopo un coma che lo riporta allo stato iniziale, il 30 aprile 1993. A 7 anni ritorna a casa dopo il trauma con gravi danni alla vista, si avvicina al pianoforte e senza aver mai suonato prima esegue ad orecchio una canzone: da quel momento Vasco fa della musica il suo strumento principale per esprimersi e costruire il proprio mondo. Lo ho intervistato.

Cosa rappresenta A Little Bit of Present?
Un gesto di rivalsa. Lo ascolti per andare avanti. Sento che ora è il mio momento e lo canto per andare avanti. Un contributo contro il piattume.
Un messaggio forte.
Una scossa. Dopo il mio coma non sapevo più né chi ero nè dove ero. Qualcuno mi ha detto fermati e recupera il tuo tempo. Insofferenza ma anche gioia.
Sei credente?
Prima che creassi questa canzone ero a Roma, quartiere Prati, e ho invocato un aiuto. Mi farebbe piacere che ci fosse qualcuno ma...
Ma?
Non ci credo. So, sento che c'è qualcosa ma è qua.
Come sconfiggiamo i nostri fantasmi?
Li creiamo noi, sono le nostre paure.
Cosa è la musica?
E' pazienza, aiuta a gestire l'emotività. Ed esorcizza i mostri.
La vivi come liberazione?
E' come le parole, quando le pronunci te ne liberi. E' il mio percorso di sempre.
Che intendi?
Rifugio poi carcere dorato poi trampolino di lancio e dunque possibilità che va sviluppata fino a diventare professione.
La missione?
Coinvolgere.
Concerti?
Ho sempre suonato ovunque trovassi un pianoforte. Ora sto un po' in panchina e aspetto il momento giusto.
Obiettivo?
Uscire con un album di emozioni. Ambientato nel presente.