Emis Killa, il nuovo album è Supereroe: l'INTERVISTA

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Emis Killa (foto di Arianna Airoldi)

Il nuovo album di Emis Killa si intitola Supereroe. Un album positivo, un viaggio

(@BassoFabrizio)

Supereroe (Carosello Records) è il quarto disco di Emis Killa è arriva con un palmares di 25 trofei tra dischi d’oro e di platino. E' stata declinata la comunicazione del disco verso altre forme, oggi con lo streaming è cambiato tutto. Oggi la gente va meno su youtube e di più su Spotify o Apple Music. Quindi oltre al disco ci sono un fumetto e un cortometraggio, che vede Emis Killa attore insieme a Giacomo Ferrara. Lo abbiamo incontrato e intervistato.

Emiliano partiamo dalle tante facce del suo progetto.
L’arte mi piace quasi in tutte le sue forme. Mi divertiva fare l’attore ed essere protagonista di un fumetto. Il concetto di Supereroe sfruttabile in più contesti.
Il cortometraggio che vita avrà?
Può avere un seguito o restare così se non piace. Vedremo le reazione del pubblico dopo averlo visto sulle piattaforme social.
E’ arrabbiato con la vita?
Le canzoni fanno l'effetto dell'alcol, enfatizzano tutti i mei lati, soprattutto quelli brutti. L’ostracismo che ho da certe radio fa nascere pezzi come Donald Trump, siamo gli immigrati della musica per le radio.
Prevede di essere coinvolto in qualche talent, come giudice o con altri ruoli?
In questo fa se no. Sono coerente ma so anche cambiare idea, diffido da chi non cambia mai idea. Ora mi concentro sulla musica perché è il valore primario della mia vita. Alle mie esperienze televisive del passato dico grazie, le ho fatte tutte per scelta.
Ha accennato a questo disco come alla mitologia greca?
Perché ho nomi forti tra le collaborazioni: Capo Plaza, Carl Brave, Vegas Jones & Gemitaiz, Gué Pequeno e 6ix9ine & PashaPG.
Chi è oggi un supereroe?
L’idea mi è venuta in seguito a un programma in televisione con Niccolò Agliardi. Raccontavamo storie, a me ne è capitata una di un soldato che ha salvato delle vite e sentivo i suoi figli che ne parlavano come un eroe. Ho riflettuto e anche io lo ho visto come un eroe. Sono tanti gli eroi intorno a noi: i pompieri, i genitori che si spaccano la schiena per far crescere i figli come mia mamma, gli infermieri...sono tutti eroi.
Si sente un supereroe?
Tanti mi scrivono sui social raccontandomi i loro problemi e chiedendomi di aiutarli a risolverli. Chissà la mia voce a quante persone è d’aiuto, da chi va in palestra a chi guarisce dalle malattie.
I suoi supereroi?
A 14 anni ero infelice per i miei trascorsi e per l’età e i miei eroi erano i rapper italiani che cantavano il loro disagio. E’ bellissimo sapere che non sei solo a vivere un malessere.
Nomi?
Ne faccio un paio. Bassi Maestro e Jake La Furia. Il primo mi ha introdotto nel rap, Jake ha lo slang di Milano e nei suoi testi c’era Milano. Per me brianzolo Milano era New York e io la vivevo nei suoi testi.
Sua figlia Perla, nato lo scorso agosto, ha cambiato il suo modo di scrivere?
Il disco era finito quando è nata mia figlia per cui non ho ancora consapevolezza di quanto influirà sul mio modo di scrivere. Ma credo che lo farà.
Lei è molto attento alla tutela della privacy?
Il mio amore lo ho tenuto segreto per tutelare la mia vita privata. Non amo essere fotografato con gli amici in centro. Io mi sono fatto le ossa negli anni so rapportarmi agli insulti sui social la mia compagna Tiffany no. Dipende anche molto dalle stagioni della vita: col mio primo album avevo un pubblico di teen, loro sognavano me come come io alla loro età sognavo Angelina Jolie. Tiffany è nata in un ghetto francese e di rap ne sa più di me.
Le rime sono ancora importanti?
Credo che l’ondata di superficialità lirica passerà, la gente non è stupida. Il trap ha conquistato molto spazio ma non è il mio campionato, non mi metto in concorrenza con loro. Ho 28 anni faccio musica da 12 e ho lottato per conquistare un pubblico maturo.
Esiste un muro del rap come quello di Trump per gli immigrati? Lo abbattiamo, se c'è?
Il muro deve scavalcarlo chi lavora in radio. Noi abbiamo fatto tutto. Noi non dobbiamo fare niente. Quando condanno il sistema radiofonico non lo schifo. Rispetto chi ci lavora. Ma credo ci sia un divario tra quello che programmano e il gusto del popolo. Spero capiscano che non è un genere futile e superfluo ma comunicativo ed empatico.
Temi il supereroe politico?
Sì perché non hanno super poteri ma hanno potere. Ci sono modelli di leader che mi spaventano, un po’ troppo aggressivi.
Cocaina con Capo Plaza.
Lui è molto strong, mi sono affezionato alla sua musica. Cocaina è una metafora, è marketing. E’ un pezzo perfetto per la nuova generazione, è tra i più forti del disco. Gli altri sono Dope 2 e Claro perché ci sono i featuring e funzionano in rete. Io amo Come fossimo cowboy.
Le sue musiche sono più positive.
Dopo il precedente Terza Stagione, figlio di un periodo cupo sia professionale che personale, ci siamo messi d’accordo per andare in un’altra direzione. Questo è un disco positivo, spontaneo. Io non sono un robot, non faccio la musica a tavolino. Faccio perno sul mio stato d’animo.