Rock in Redazione, c'è Edoardo Bennato

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Edorado Bennato nella nostra redazione . Il rocker per antonomasia, il primo italiano a riempire gli stadi, è venuto a trovarci per chiacchierare di musica e vita, di Burattino senza fili 2017 e dell'inedito Mastro Geppetto . Ecco il racconto del redattore Edoardo

(@BassoFabrizio)

Un rinforzo chiamato Edoardo Bennato. Il rocker e cantautore napoletano è venuto a trovarci in redazione per raccontare la sua visione del mondo e della vita, la sua opinione sulla discografia e sulla musica e per farci sognare con suo progetto Burattino senza fili 2017, una edizione speciale dei celebri brani del 1977 arricchita proprio dall'inedito Mastro Geppetto. Il cofanetto contiene un DVD con filmati storici e inediti e un libretto di 32 pagine in cui Edoardo si racconta. I brani originali del 1977 sono stati tutti ricantati con l'aggiunta, oltre a Mastro Geppetto, di Lucignolo e di Che comico il Grillo parlante.

Bennato lei è sempre ironico.
L'ironia è un ingrediente fondamentale per affrontare aspetti paradossali della nostra vita a livello singolo e collettivo.
In che modo le appartiene?
L’ironia fa parte di questo mio modo di raccontarmi e raccontare. Il sarcasmo è già presente con toni kafkiani già in Collodi.
Ci fa un esempio?
Quando descrive il Pinocchio esasperato dagli attacchi e dalle ruberie del Gatto e della Volpe si rivolge alla legge. Il burattino esasperato andò dal giudice, un vecchio scimpanzè. Collodi dice che il giudice si commosse, spuntò una lacrima, poi si rivolse a due gendarmi, cani vestiti da gendarmi. Cosa è? E' ironia, saracasmo, provocazione. Il burattino è offeso, umiliato e derubato? Bene, buttatelo in prigione. E’ un meccanismo. la provocazione se non ha valenza ironica diventa cattedraticità.
Lei fa tutto col rock.
Il rock è antitetico alla musica leggera, che serve per non pensare, il rock parla di questi argomenti, di tensioni a livello singolo, tensioni sociali, squilibri geo-politici. Per denunciare queste situazioni devo fare musica.
Come dice in Pronti a salpare.
Quella canzone ha vinto il premio Amnesty International. Scappano disperatamente loro, ma la canzone è rivolta a noi che siamo in una fascia longitudinale privilegiata. Tutti quanti uguali. Una fascia ben localizzata tra il Tropico del cancro e quello del Capricorno dove tutto questo non c’è. Sono facile preda di chi utilizza la religione per tenerli buoni. Oggi i disagi sono in questa fascia.
Povera umanità.
L'umanità è rimasta bambina: esistono megalopoli del terzo mondo tipo Lagos con 13 milioni di abitanti, che sono polveriere. Solo fino a un certo punto immaginiamo cosa è l’hinterland rurale. Si scappa da quella situazione, chi è arrivato a Stoccolma o a Bergamo e manda foto della nostra situazione non fa altro che moltiplicare i tentativi di fuga. Contraccolpi che arrivano fino a noi come esodi biblici. La vita di tutti i giorni allontana dall’amore fraterno, dobbiamo arrivare a sera.
Abbiamo perso il rispetto per il prossimo?
C’è anche chi è sensibile, acculturato ma anche quel 5 per cento ha responsabilità di quello che accade sul pianeta. Ovunque assistiamo a scene di barconi, di scarico di responsabiltà, di attacchi alla fazione avversaria.
Lei che fa?
Io scrivo canzoni e con l'ironia descrivo quello che accade.
Nel suo pubblico si sono tanti giovani.
Il pubblico mio giovane è quello che scampa all’ostruzione. Nello sport c’è chi sancisce un valore, anche un cronometro può determinare valori. Nella musica non è così, lo ho imparato a mie spese fin dalla prima ora.
Sia più preciso.
Prendiamo il mio album Non farti cadere le braccia. Arrivai a Milano per frequentare Archittetura al Politecnico, ma in cuor mio volevo fare musica. Entrai alla Numero 1, l'etichetta di Mogol, Battisti, Mara Maionchi e il disco uscì con la Ricordi. La questione è che quello che fai deve essere vidimato dai media.
Non andò così?
Mi dissero che era stato fatto tutto il possibile ma non avevo sfondato.
E lei?
Avevo brani punk, avevo Ma che bella città, Salviamo il salvabile…Ciao 2001 era la bibbia della musica. Il direttore mi mandò a un festival  Civitanova Marche. Sanremo al confronto era una recita parrocchiale. Portai Ma che bella città, Salviamo il salvabile, Arrivano i buoni e Uno buono: la patente la ebbi lì. Diventai una leggenda, l'etichetta mi fece pensare che ci aveva ripensato. I buoni e i cattivi er agià geopolitica.
Oggi come vive la discografia?
Avverto un disagio. E' oggi difficile fare ascoltare quello che faccio.
Si sente contemporaneo?
Vivo il presente e l'immediato futuro. Ho una figlia di 13 anni alla scuola americana. Mi sento più responsabile di quello che avviene nel pianeta, sono realista non pessimista. La situazione si deteriora ora per ora. Negli anni sessanta c'era il colonialismo e un suo indottrinamento. Per capire bisogna vedere il film di Jacopetti e Prosperi Africa addio. Noi siamo irresponsabili verso il terzo mondo. Non sono in grado di agire e reagire. Io faccio divertire declinando i miei pensieri ma solo in cinque mi capiscono se parlo.
Però non si arrende.
Continuo a provocare. Lo squilibrio attuale è tra una famiglia umana adulta e una bambina. Il disagio è in zona equatoriale.
Tanti riferimenti, i suoi, che neanche wikipedia riuscirebbe a spiegare in maniera...chiara a molti. Talvolta i gatti sono più intelligenti di certi professori. La sua Bagnoli?
Resta la periferia industriale di Napoli, mio padre ci ha lavorato per più di 40 anni, non ci sono più sbocchi. Sarebbe diventato tutto turismo, acque termali, la magia dell'Anfietrato Flavio di Pozzuoli, col meccanismo di sollevamento delle gabbie del leoni studiato ancora oggi: tutto perfetto e tutto fermo.
Oggi cosa c'è?
Vittimismo, assistenzialismo. Nel 1989 scrissi la canzone Vendo Bagnoli: racconto quello che mi riguarda, che ci riguarda, per una analisi svincolata dagli stereotipi. Sa che ho pronti dieci brani nuovi ma come li faccio ascoltare. Un paradosso. Un brano è la Bella addormentata ed è Bagnoli che aspetta il bacio del princicipe. Avevo scritto anche questa!