I Miserabili, il film di Ladj Ly racconta le Banlieue, tra rabbia e riscatto

Recensioni sky cinema

Paolo Nizza

Dopo il premio vinto a Cannes e il trionfo ai Cesar,  una sorprendente opera prima che racconta senza censure la vita nelle  periferie parigine.  In prima tv Venerdì 2 ottobre alle 21.15 su Sky Cinema Due . Disponibile anche on demand su Sky e in streaming su NOW 

I Miserabili, la recensione del film

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I Miserabili diventerà una trilogia, parola di Ladj Ly

Teso, come Training Day di Antonine Fuqua, feroce come l’Odio di Mathieu Kassowitz, efficace come Fai la cosa giusta di Spike Lee, Candidato all’Oscar come miglior film straniero I miserabili è un ritratto senza filtri e senza manicheismi della vita nelle banlieu parigine. Un film che inizia sulle immagini degli Champs-Elysées in festa per la vittoria della Francia ai Mondiali del calcio del 2018 e si chiude sul primo piano di bambino che guarda in macchina, con in mano una boma molotov. Perché se nel trionfo dei Blues si annullano differenze di classe e di razza è tutti francesi e si è tutti Kylian Mbappé, nella quotidianità, vince solo il conflitto, lo scontro, la contrapposizione. Insomma nessuna giustizia, nessuna pace. Ma il merito del regista Lady Ly è di aver sparigliato le carte e infranto il corrivo cliché dei  bianchi contro i ner. Nei miserabili si palesano tutti i colori e tutte le sfumature del mondo complesso e contradditorio in cui viviamo. Non ci sono i soliti poliziotti cattivi e i giovani ribelli dal cuore puro. E anche tra le opposte fazioni, le razze si mescolano, dai maghrebini agli zingari, dagli europei agli antillani. Siamo di fronte a un film che parla di esseri umani, che sono al contempo vittime e carnefici. La forza di questa straordinaria opera è proprio la rinuncia ai facili stilemi dei lungometraggi ambientati nelle periferie. Niente montaggio, stile videoclip, né musica rap o elettronica. Con i ritmi del cinema classico ci introduce nelle vite di tre agenti che lavorano all’unità operativa del dipartimento anti-crimine a Montferneil, nei sobborghi di Parigi. Si tratta della stessa zona in cui Victor Hugo nel 1862 ambientò il suo romanzo I Miserabili. Ma nel film, sarà un drone armato di videocamera a scatenare l’inferno, tra boss crudeli, ex criminali convertiti all’Islam e sbirri dai modu bruschi. Insieme ai Damien Bonnard , Alexis Manenti Jeanne Balibar, Djibril Zonga, il film ci mostra sullo schermo un gruppo di ragazzini  che non si dimenticano facilmente. Volti e sguardi che rimandano al cinema di Rossellini, capaci di intenerirsi pe un cucciolo di leone, ma anche di lanciare una bomba, Insomma, trasformando il suo omonimo e pluripremiato cortometraggio del 2017 in un film, Lady Lk, è riuscito nell’impresa di realizzare capace di tenere incollato lo spettatore allo schermo e al tempo stesso di farlo riflettere spesso raccontato con faciloneria e superficiali. E quindi è davvero una bella notizia sapere che I Miserabili sarà il primo film di una trilogia

 I Miserabili, le parole del regista

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"I Miserabili" un affresco sulle banlieue firmato dal regista Ladj Ly

 

la responsabilità primaria della situazione delle periferie ricade sui politici. Negli ultimi trenta o quarant'anni hanno lasciato degenerare la situazione, ci hanno abbindolati con decine di parole e piani – piano periferia, piano politico per la città, piano a destra e piano a sinistra – e il risultato è che non ho mai visto cambiare qualcosa da trent'anni a questa parte. L'unica piccola eccezione è il piano Borloo: il rinnovamento dell'habitat è il solo risultato concreto che ho visto. Ha migliorato la nostra vita quotidiana, dunque grazie a Jean-Louis Borloo. Ma, a parte questo, non ho mai notato alcun progresso reale anzi, a dire il vero, si va di male in peggio. E ciò nonostante abbiamo imparato a vivere insieme in quartieri dove coesistono trenta nazionalità diverse. Io dico sempre che la società mista esiste solo nelle periferie, invece nel centro di Parigi c'è l'esatto contrario. Ogni volta che attraverso la tangenziale entro in un altro universo, prevalentemente bianco. La differenza è flagrante quando questi due mondi sono affiancati. Quando un parigino si reca in periferia ha l'impressione di avventurarsi in Africa o in Iraq, quando in realtà è a cinque minuti di metropolitana o macchina! È un peccato perché i quartieri della banlieue sono in movimento, sono pieni di vita, c'è un'energia incredibile. Non ci sono solo droga e violenza, che peraltro esistono anche nel centro di Parigi... La vita nelle periferie è lontana anni luce dall'immagine che offrono quasi tutti i media. C'è un baratro tra la realtà e l'immagine mediatica. Come potrebbero i politici risolvere i nostri problemi quando non ci conoscono, non sanno come viviamo né quali sono i nostri codici?

 

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