Pierfrancesco Favino racconta il ruolo di Buscetta ne Il Traditore di Bellocchio VIDEO

Accolto con applausi ed ovazioni al Festival di Cannes   è da ieri nelle sale cinematografiche, Il Traditore, il film di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino nei panni di Tommaso Buscetta. L'attore come è entrato nel ruolo del mafioso in questo video

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(@BassoFabrizio)

Ci sono argomenti che in Italia urtano non poche sensibilità. E quelli che circondano la parola mafia sono tra questi. Ecco perché la notizia che Marco Bellocchio avrebbe girato un film sulla storia di Tommaso Buscetta ha suscitato qualche mal di pancia. Che non ha sopito l'annuncio che a interpretare Il Traditore sarebbe stato Pierfrancesco Favino, che di pellicole del genere ne aveva già frequentate, e cito per tutte Romanzo Criminale. E invece la croisette ha applaudito Pierfranceso Favino, Maria Fernanda Candido, Marco Bellocchio, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferracane e Fausto Russo Alesi che hanno sfilato sul Red Carpet con l'andatura fiera e a ventaglio degli operai del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.

Piefrancesco Favino ha raccontato che questo film "mi ha dato la possibilità di andare ulteriormente in profondità nel comprendere tante ragioni storiche della mafia, di guardare sociologicamente al fenomeno mafia di capire perché negli anni Quaranta un ragazzino figlio di vetrai decide che per avere una collocazione nel mondo deve entrare a far parte di un gruppo di persone che sono rispettabili, che se hai problemi ti aiutano, che danno lavoro, non fanno male a nessuno e mantengono un equilibrio sociale. Se guardi alla storia della Sicilia sono almeno duemila anni di dominazioni".

La chiave di lettura scelta da Marco Bellocchio per tratteggiare la figura di Tommaso Buscetta parte dall’ambiguità e dalla sofferenza di un uomo che tradisce, che commette il peggiore dei crimini per l'"onorata società", ma questo passo non lo svincola dai legami di sangue perché lui resta un mafioso. La scelta di tradire non lo sradica, neanche mentalmente, dal mondo in cui è nato ma soprattutto in cui ha creduto. Lo conferma in uno dei molti processi che ha affrontato. Le sue parole sogno scolpite nella pieta, nell'anima: "Io sono stato e resto un uomo d'onore. Sono loro che hanno tradito gli ideali di Cosa nostra. Io non mi considero un pentito". La vicenda inizia con l'arresto di Tommaso Buscetta in Brasile e l’estradizione in Italia. In questa storia si aprono anche delle speranze perché germoglia, inatteso, un rapporto di amicizia col giudice Giovanni Falcone che sembra poter dare finalmente vita a un cambiamento, che possa minare in profondità l'ambiente mafioso. Ma è una (neanche troppo) più illusione perché si spegne nel sangue, nello stragismo. Cosa Nostra ricorda a Buscetta e all’Italia che la sua sconfitta è utopia. Scoppia così la bomba a Capaci e lì finisce la battaglia umana e morale del giudice Falcone. Buscetta subisce il colpo ma non si arrende, anzi contrattacca: fa il nome di Giulio Andreotti. E da quel momento è costretto a fuggire dall’Italia, diventa un nomade senza patria e in cerca di una giustizia re una pace che non potrà mai trovare. Marco Bellocchio ha assicurato che questo è stato il suo film più faticoso e difficile con riprese effettuate a Palermo, Roma, Rio de Janeiro e Colonia. Chi è davvero Buscetta? Per Bellocchio "non è un eroe ma neanche un uomo meschino. E' un personaggio complesso".