George Michael: The Faith Tour, clip esclusiva del film-concerto al cinema dal 6 novembre

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Sky TG24 presenta in esclusiva una clip di George Michael: The Faith Tour, il film-concerto di David Austin e Andy Morahan al cinema dal 6 novembre con Universal Pictures. Due serate a Parigi nel 1988, riprese in 35 mm per il videoclip di Monkey, riemergono dagli archivi e restituiscono una star di 24 anni. Ad aprire la proiezione è Finding Faith di Mary McCartney, fra audio inediti e fotografie. Dalle bobine ritrovate al sorriso che riconsegna George alla sua giovinezza, la storia di un concerto salvato dal tempo

Sky TG24 presenta in esclusiva una clip di George Michael: The Faith Tour, il film-concerto diretto da David Austin e Andy Morahan, al cinema dal 6 novembre con Universal Pictures. Il film riporta sul grande schermo le due serate del 1988 al Palais Omnisports de Paris-Bercy, oggi Accor Arena, attraverso pellicole in 35 mm ritrovate, restaurate e rimasterizzate. L’estratto anticipa il ritorno in sala di quelle esibizioni, nate per accompagnare il disco che aveva trasformato George in una superstar mondiale.

Nel limbo immaginato da Hirokazu Kore-eda in After Life (1998), i morti hanno pochi giorni per scegliere un solo ricordo da portare con sé nell’eternità; poi una piccola troupe di impiegati lo ricostruisce con mezzi artigianali, lo filma e lo proietta. Nessuno può sapere quale istante avrebbe scelto George Michael, scomparso il 25 dicembre 2016, quasi dieci anni fa. Eppure quelle due sere parigine sarebbero state un candidato formidabile: aveva ventiquattro anni e un pubblico che sembrava voler consumare la distanza dal palco. Qualcuno, intanto, stava già affidando tutto alla pellicola.

Le riprese di Monkey diventano un film

Il caso, come spesso accade, ha il volto di un ripensamento. A tour in corso, George non era soddisfatto del video di Monkey e chiese ad Andy Morahan, il regista con cui lavorava dal 1984, già dietro la macchina da presa per Faith e Father Figure, di catturare materiale dal vivo durante le due date parigine. Si girò in 35 mm: nelle note di produzione Morahan ricorda che George voleva la pellicola e la pagava di tasca propria, mentre le case discografiche avrebbero preferito il video. Agli operatori lasciò libertà di movimento. Le macchine potevano seguirlo, accovacciarsi alle sue spalle, cercarlo dalle prime file del pubblico. Dovevano raccogliere le immagini più dinamiche per un videoclip, senza preoccuparsi di documentare ordinatamente l’intero concerto.

Montato il video di Monkey, il materiale originale rimase nell’archivio per oltre trent’anni. Quando David Austin, amico d’infanzia, coautore di Look at Your Hands, poi manager e custode dell’eredità artistica di George, e lo stesso Morahan lo hanno riesaminato durante la digitalizzazione dell’archivio, hanno trovato più di trenta bobine da duemila piedi. Quelle riprese nate per un videoclip coprivano quasi l’intera scaletta: soltanto Hand to Mouth non aveva materiale visivo sufficiente per entrare nel film. Quanto all’audio, entrambe le serate erano state registrate su un multitraccia a 24 piste per una radio francese. C’erano le immagini e c’era la voce. Bisognava farle incontrare di nuovo.

Il restauro in 4K e la voce dal vivo

Il resto è artigianato d’alta scuola. Le pellicole sono state riscansionate in 4K e affidate al montatore Ben Wainwright-Pearce, che ha lavorato anche a Taylor Swift: The Eras Tour. Racconta che in certi momenti semplicemente non voleva staccare da George: bastava lasciarlo dentro l’inquadratura. La correzione del colore porta la firma di Steve Atkins, già al lavoro sui film-concerto dei Rolling Stones e di Elton John. Al suono hanno lavorato Chris Porter e David Austin, recuperando nelle registrazioni la presenza del pubblico e la posizione degli strumenti.

Porter, collaboratore di George fin dagli esordi degli Wham!, precisa che le parti vocali provengono dalle esibizioni originali, senza sovraincisioni né inserti presi altrove. Il montaggio combina il materiale delle due serate, ma quella voce resta dal vivo. È questo a rendere così impressionante il racconto dei collaboratori: George corre da un lato all’altro del palco, balla e continua a cantare con una forza che sembra non esaurirsi.

Faith, pubblicato nel 1987, sarebbe arrivato a vendere oltre 25 milioni di copie nel mondo e avrebbe vinto il Grammy come album dell’anno nel 1989. Quattro i singoli al numero uno della Billboard Hot 100: Faith, Father Figure, One More Try e Monkey. Il tour partì dal Budokan di Tokyo il 19 febbraio 1988 e attraversò il mondo con oltre cento concerti davanti a più di due milioni di spettatori, passando anche dall’Italia, con le tappe di Milano, Roma e Verona. Di quella parola, fede, George diceva che per lui significava credere che la vita avrebbe mantenuto le sue promesse. E riuscire a credere nel proprio lavoro, senza sentirsi un impostore.

Finding Faith il prologo di Mary McCartney

Ad aprire la proiezione c’è Finding Faith, cortometraggio originale di Mary McCartney, fotografa e regista già autrice di If These Walls Could Sing, il documentario sugli Abbey Road Studios. McCartney, che George lo aveva conosciuto, cerca il suo spazio quieto: la voce delle conversazioni, le esitazioni di un artista che prova a capire che cosa gli stia succedendo mentre il mondo gli corre incontro.

Il corto utilizza registrazioni audio inedite delle conversazioni con il giornalista Tony Parsons, realizzate fra il 1989 e il 1990 per il libro Bare, pubblicato nel 1991. Erano incontri informali, registrati su cassetta attorno a un tavolo di cucina. McCartney accosta quelle parole alle immagini dell’epoca, comprese le fotografie di Herb Ritts, e costruisce un avvicinamento al concerto. Prima il tempo di ascoltare George mentre riflette sul proprio mestiere, poi quello di lasciargli il palco.

L’album dal vivo e il sorriso di Yog

Il film dura circa due ore. Il 6 novembre arriva anche The Faith Tour, l’album dal vivo pubblicato da George Michael Entertainment e Sony Music Entertainment: l’edizione completa comprende 18 tracce registrate a Bercy, con i brani solisti e quelli degli Wham!, oltre alle cover di Love’s in Need of Love Today di Stevie Wonder e Lady Marmalade delle Labelle. Il mix è firmato da Chris Porter e David Austin, il mastering da John Webber.

Morahan si augura che anche chi conosce poco George esca dalla sala accorgendosi di quanto fosse bravo. Austin, nelle note di produzione, racconta uno dei suoi momenti preferiti: alla fine del concerto George, sfinito, alza lo sguardo, vede il pubblico e sorride. Per un istante torna Yog, il soprannome di quando era ragazzo, prima di sollevare la mano e rientrare nel personaggio. Se Kore-eda avesse dovuto filmare un solo ricordo, forse sarebbe stato quello.

Se fosse un cocktail

Leathers and Treasures. Prende il nome dal negozio di Melrose Avenue dove Morahan e Melanie, la sorella di George, comprarono il giubbotto diventato uno dei simboli di Faith: il nome del negozio, ammette il regista, era più o meno quello. Ingredienti: 45 ml di bourbon, 15 ml di crème de mûre, 20 ml di succo di limone fresco, 10 ml di sciroppo d’acero, due gocce di Angostura. Shakerare con ghiaccio, filtrare in un bicchiere old fashioned su un cubo grande e completare con una scorza d’arancia fiammata. La pelle nera sta nelle more, la polvere della strada nel bourbon, la scintilla dei riflettori in quell’arancia bruciata un attimo prima di bere. Da sorseggiare con gli occhiali da sole, anche al chiuso.

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