HOFF Metamorphosis 2026, l'horror va online tra film, corti e talk show con Zampaglione
Cinema
Introduzione
Dal 26 al 30 ottobre 2026 debutta HOFF, Horror Online Film Festival: Metamorphosis, festival nato nel Salento e pensato per lo schermo digitale. Venti film scelti tra 55 candidature, 15 corti e 5 lungometraggi da otto Paesi, in diretta gratuita su HOFF TV: body horror, fantastico, thriller e cinema underground. Venticinque giurati, tra cui il regista turco Can Evrenol, sette premi, un Social Award votato dal pubblico e l’alleanza con l’Apulia Horror International Film Festival. Gran finale con Federico Zampaglione, che racconta The Nameless Ballad, in sala dal 5 novembre. Ecco programma, film in concorso e come vedere il festival.
Quello che devi sapere
Tra le metamorfosi di Ovidio e il cinema della paura
«In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.» Con queste parole Ovidio apre le Metamorfosi: l'animo mi spinge a cantare corpi mutati in forme nuove. Venti secoli più tardi, un commesso viaggiatore si sveglia da sogni inquieti e scopre di essere diventato un insetto mostruoso. Franz Kafka lo battezza Gregor Samsa e lo consegna a un Novecento che delle trasformazioni, financo le più ripugnanti, avrebbe fatto un'abitudine. Ma Gregor Samsa, oggi, non si sveglierebbe insetto. Si sveglierebbe con una notifica sul telefono: stasera alle 21 comincia HOFF.
Dal 26 al 30 ottobre 2026 debutta infatti HOFF, Horror Online Film Festival, che per la sua prima edizione ha scelto un sottotitolo programmatico: Metamorphosis. Cinque giorni di cinema horror indipendente in diretta gratuita su HOFF TV, oltre quaranta appuntamenti, venti film selezionati tra 55 candidature, venticinque giurati e, per la serata finale, nientepopodimeno che Federico Zampaglione. Il tutto alla vigilia di Halloween, giacché certe date non si scelgono a caso (Samhain docet).
HOFF 2026: date, orari e come vedere il festival horror online
Niente popcorn che scricchiolano, niente vicino di poltrona che commenta ad alta voce, niente cellulare che si illumina tre file più avanti. La luce, stavolta, la spegnete voi: l'interruttore è sul comodino. Sigmund Freud lo chiamava perturbante, quel familiare che all'improvviso si fa estraneo e minaccioso. Uno smartphone a mezzanotte, appunto.
Per partecipare basta collegarsi a HOFF TV (horroronlinefilmfest.it/live/) da computer, smartphone o tablet, senza installare alcuna applicazione. Attenzione però: non si tratta di un catalogo on demand da sfogliare come il menù di un ristorante a domicilio. Le proiezioni fanno parte di una programmazione in diretta, con orari precisi, come nei vecchi cinema di seconda visione dove il film cominciava quando cominciava e chi arrivava tardi si arrangiava. La programmazione è vietata ai minori di 16 anni.
Gli organizzatori parlano di un festival «realmente digitale», non della semplice trasposizione in rete di un evento fisico. E viene in mente Kairo di Kiyoshi Kurosawa (2001), dove i fantasmi di Tokyo dilagavano attraverso cavi e monitor di un internet ancora gracchiante. Un quarto di secolo dopo, la rete non è più soltanto il luogo da cui sbucano gli spettri. È la casa che li ospita, li proietta e magari li fa pure votare.
Dal Salento al mondo: HOFF, l'AHIFF e l'horror pugliese
Il festival non ha una sede fisica, ma ha un'anima con le radici ben piantate nella terra rossa del Salento. HOFF è creato e organizzato da NetBridge Agency, agenzia di marketing e comunicazione fondata dal salentino Francesco Schirosi, che del festival è anche direttore. Al suo fianco, come co-direttore e responsabile della componente culturale e divulgativa, c'è Tommaso Vignoli di CineDistopic.
E la Puglia, si sa, con l'orrore ha una dimestichezza antica. Basti pensare al tarantismo, che l'antropologo Ernesto de Martino indagò nel 1961 in La terra del rimorso, studiandone la dimensione simbolica: crisi attribuite al morso della taranta, affrontate attraverso musica, danza e rituali intrecciati alla devozione per san Paolo. Corpi che si contorcono e si trasformano al ritmo della pizzica, in un intreccio di credenza e rito che David Cronenberg avrebbe forse invidiato.
Non stupisce, quindi, che tra HOFF e l'AHIFF, l'Apulia Horror International Film Festival, sia nata un'alleanza strategica per promuovere il cinema di genere e i nuovi talenti dell'horror internazionale. Un'intesa che si legge nel programma: l'AHIFF Award è uno dei sette riconoscimenti ufficiali, assegnato da Andrea Cavalera e Francesco Corchia, e proprio Cavalera, direttore del festival pugliese, condurrà la serata finale insieme a Schirosi e Vignoli.
I cinque lungometraggi in concorso, dal Brasile all'Italia
La selezione ufficiale riunisce film da otto Paesi (Italia, Francia, Stati Uniti, Cile, Argentina, Messico, Regno Unito e Brasile) e attraversa body horror, thriller, fantastico, suggestioni fantascientifiche, cinema underground e sperimentazione audiovisiva. A contendersi il premio per il miglior lungometraggio sono cinque titoli: U.V.F: Underground Video Films del brasiliano Joao Augusto De Nardo; Jingle Hell di Gaby Smiths, coproduzione tra Argentina e Regno Unito; lo statunitense Swine di Nicholas Andrew Richter; What the Tide Dragged In di Patricio Valladares, che unisce Argentina, Brasile e Cile; e l'italiano 0187 UFO di Francesco Tassara.
A giudicare dai soli titoli, verrebbe da dire che l'orrore contemporaneo arriva dal sottosuolo, da un Natale infernale, dal porcile, da ciò che la marea trascina a riva e persino dal cielo. Ma i titoli, come le copertine, sono maliziosi promettitori. Cionondimeno, la geografia parla chiaro: con tre lungometraggi su cinque che portano la firma o la bandiera di Paesi sudamericani, l'America Latina si conferma terra fertile per il cinema della paura.
I quindici cortometraggi: da Odradek alla luna che sanguina
Se il lungometraggio è il romanzo, il corto è il racconto, e nel fantastico la misura breve è spesso la più crudele: Edgar Allan Poe, che del racconto breve fu teorico oltre che maestro, sosteneva che l'effetto doveva consumarsi in una sola seduta di lettura. In concorso ci sono Beyond the Sea (Vladimir Scavuzzo), Acufene (Davide Cipolat), Nebbia (Lisa Rovo), The Itch (Seren Lee), Romance Post-Mortem (Tinam Bordage), Massa (Alessandro Teofano), Fish in the Box (or Fear of Peace) e Human Rights for Odradek? (entrambi di Valerio M. Filice, in arte "Pilke"), Just Chatting (Carlo Gargiulo), Mark No Evil (Alberto Gelmi), Masquerhide (Maria Pina D'Aprile), Sirens from 6 Songs (Felice Santulli), Even the Moon Will Bleed (Rémy Barbe e Stef Meyer), The Violinist (Cremance) e Visceral (David Campanella).
Il titolo che fa sobbalzare il lettore kafkiano è ovviamente quello di Filice. Odradek è la creatura più enigmatica partorita dallo scrittore praghese: un rocchetto di filo piatto, a forma di stella, che parla, ride con una risata senza polmoni e si aggira per scale e soffitte di una casa borghese. Una cosa che forse è una persona, o una persona che forse è una cosa. Chiedersi se abbia diritti, nell'epoca delle intelligenze artificiali, è un interrogativo meno surreale di quanto sembri.
Giurie e premi: 7 riconoscimenti e il Social Award votato dal pubblico
A giudicare le opere sono venticinque giurati divisi in sei gruppi, con competenze che spaziano dalla regia alla critica, dalla divulgazione alla creatività digitale. Spicca il nome del regista turco Can Evrenol, autore di Baskin e Housewife, due incubi che hanno fatto il giro dei festival di genere di mezzo mondo.
La giuria del miglior lungometraggio è composta da Claudia Attimonelli, Luca Canale B., Luca Chikovani, Pablo D'Ambrosi e Can Evrenol. Per i cortometraggi votano Andrea Costantino, Kimbo Kim, Fabiano Marti e Roberta Ricciardi. Il Critic Award è affidato a Emanuele Di Nicola, Flavia Orsini e (lo dichiaro per trasparenza) al sottoscritto, che in materia di sangue ha sempre preferito quello del Bloody Mary. Il Creator Award conta nove giurati: AIvolutionalx, Francine Arioza, Manuel De Peppe, Stefania De Peppe, Cesare De Virgilio, Virginia Gambatesa, Laura Maddalozzo, Bianca Palmer e Federico Vitale. Il Dark Web Award spetta ai direttori Schirosi e Vignoli, mentre l'AHIFF Award è assegnato da Andrea Cavalera e Francesco Corchia.
Sette in tutto i riconoscimenti ufficiali: Best Feature Film, Best Short Film, Critic Award, Creator Award, Dark Web Award, AHIFF Award e Social Award. Quest'ultimo è nelle mani del pubblico, con un sistema di voto online separato da quello delle giurie e aperto fino alle 23:59 del 29 ottobre su horroronlinefilmfest.it/vote/. I film vincitori entreranno nella Hall of Fame HOFF, l'archivio delle opere premiate dal festival.
Il programma giorno per giorno
Lunedì 26 ottobre si comincia alle 21:00 con l'inaugurazione affidata a Schirosi e Vignoli. In concorso Beyond the Sea e Acufene, seguiti dal lungometraggio U.V.F: Underground Video Films. In programma gli incontri con la doppiatrice e giurata Stefania De Peppe e con i creator di Neonfilmandarts e Cassandra & Max Horror.
Martedì 27 ottobre, apertura alle 18:00, tocca ai corti Nebbia, The Itch, Massa e Romance Post-Mortem e al lungometraggio Jingle Hell. Claudia Attimonelli, docente all'Università di Bari Aldo Moro, guida un percorso nel body horror da Videodrome a The Substance. Dal «Lunga vita alla nuova carne» di Max Renn alla Demi Moore che partorisce dalla propria schiena una versione più giovane di sé: quarant'anni di carne che muta, si apre, si ribella. Metamorfosi, appunto. Il regista Walter Rastelli e il compositore Paolo Cotrone presentano invece The Threshold, fuori concorso.
Mercoledì 28 ottobre, dalle 21:00, scorrono Fish in the Box (or Fear of Peace), Human Rights for Odradek? e il lungometraggio Swine. Alle 22:30 si esibisce dal vivo Luca Alfieri, autore della colonna sonora ufficiale di HOFF Metamorphosis. Alle 23:00 è la volta di un talk con il sottoscritto, che a quell'ora avrà già ordinato un Corpse Reviver, seguito alle 23:29 dalla proiezione speciale di Il Marchese e la Donna Velata, corto di Simone Del Vecchio con la partecipazione di chi scrive. Dopo l'incontro con il regista Luca Canale B., alle 23:59, si scende in Lenskeeper – Alle Porte dell'Abisso, fuori concorso.
Giovedì 29 ottobre, dalle 18:00, è una delle giornate più dense: i corti Just Chatting, Mark No Evil, Masquerhide, Sirens from 6 Songs ed Even the Moon Will Bleed e il lungometraggio What the Tide Dragged In. In programma l'incontro con Alessio Ciancianaini, direttore di Overlook Filmmaking Academy (nome che a ogni cinefilo evoca l'albergo di Shining e le sue gemelle in fondo al corridoio), e quello con la giurata Francine Arioza, dedicato all'horror sudamericano. A mezzanotte meno un minuto si chiudono le votazioni del Social Award.
Venerdì 30 ottobre, dalle 21:00, la serata finale vede alla conduzione, accanto a Schirosi e Vignoli, Andrea Cavalera dell'AHIFF. Ultime proiezioni in concorso: The Violinist, Visceral e 0187 UFO. A seguire l'intervento del conduttore SIP della radio partner L'Alfabeto del Rock, la classifica del Social Award e la cerimonia di premiazione
Federico Zampaglione, l'ospite della serata finale
Il 30 ottobre alle 21:40 HOFF ospita un talkshow in diretta con Federico Zampaglione. Per uno che ha cantato Due destini, scegliere la paura come terza via è quasi una logica conseguenza. Il frontman dei Tiromancino da anni divide la propria vita tra il palco e il set, tenendo insieme note e fotogrammi come due facce della stessa inquietudine. Sicché l'incontro ruota attorno al suo percorso nel cinema horror, al rapporto tra musica e immagini e ai linguaggi della paura.
Al centro della conversazione c'è The Nameless Ballad, il nuovo film scritto insieme a Barbara Baraldi, autrice e curatrice editoriale di Dylan Dog. Una firma che evoca immediatamente l'Indagatore dell'Incubo creato da Tiziano Sclavi, l'eroe con il clarinetto e il galeone in bottiglia che dal 1986 ci ricorda che i mostri, spesso, siamo noi. Zampaglione racconterà la genesi del film, le atmosfere e le scelte artistiche che caratterizzano il suo cinema. Presentato in anteprima mondiale al FrightFest di Londra, The Nameless Ballad arriva nelle sale italiane il 5 novembre 2026 con FilmClub Distribuzione.
Nel racconto di Kafka, il padre di famiglia si domanda se Odradek possa morire. Tutto ciò che muore, ragiona, ha avuto uno scopo, un'attività, e lì si è consumato. Odradek no. E il pensiero che quel rocchetto possa sopravvivergli gli riesce quasi doloroso. Ecco, l'horror è così. Cambia pelle, emigra dalla pellicola alla VHS, dalla VHS allo streaming, dalla sala allo smartphone. Muta forma, come voleva Ovidio. Ma non muore mai.
Se fosse un cocktail
Si chiamerebbe Metamorphosis e, ça va sans dire, cambierebbe colore sotto gli occhi di chi lo beve. Base di gin infuso con fiori di butterfly pea (la clitoria ternatea, che tinge il distillato di un blu notturno, nel blu dipinto di blu, per omaggiare Domenico Modugno, che crebbe a San Pietro Vernotico, nel cuore del Salento), sciroppo di fichi secchi del Salento e qualche goccia di bitter all'arancia. A parte, in un bicchierino, succo di limone fresco. Lo si versa nella coppetta all'ultimo istante: l'acidità vira il blu in un viola livido, quasi un ematoma. Una piccola possessione da bicchiere, che la pizzica la balla nel palato. Guarnizione: un cucuncio, il frutto del cappero che cresce selvatico tra i muretti a secco, infilzato su uno stecchino da cocktail. Da sorseggiare davanti allo schermo, a luci spente, sapendo che ogni sorso è una piccola trasformazione. E che dopo il terzo, come Gregor Samsa, potreste svegliarvi diversi.