La Coppa di Eleonora Russo vince il premio del pubblico al Procida Film Festival 2026

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Foto Backstage La Coppa , nella foto : Lea e Vera Borniotto, Eleonora Russo e Giorgio Colangeli. Ph : Paola Labianca

Girato tra Sezze e Bassiano, sui Monti Lepini, il corto della giovane regista setina ha conquistato il Premio del Pubblico al Procida Film Festival, dove era tra le 23 opere in concorso su oltre 120 lavori da 17 Paesi. Scritto con Antonio Muro, racconta due gemelle, interpretate da Lea e Vera Borniotto, cresciute sotto il controllo ossessivo della madre e decise a conquistare la coppa creata dal nonno, Giorgio Colangeli. Una storia di doppi, tra Caino e Abele e il bisogno di essere visti

C'è un'isola, nel golfo di Napoli, dove un ragazzo di nome Arturo ha trascorso un intero romanzo ad aspettare che il padre si voltasse a guardarlo. Elsa Morante la raccontò nel 1957 (e con L'isola di Arturo vinse il Premio Strega), sicché Procida porta inciso nella propria geografia letteraria esattamente quel bisogno: essere visti da chi dovrebbe vederci per primo. Non stupisce, allora, che sia stato proprio il pubblico del Procida Film Festival 2026 a riconoscersi in La Coppa, il cortometraggio con cui la giovane regista setina Eleonora Russo racconta due sorelle a cui nessuno ha mai concesso di essere qualcosa di più che «le gemelle».

La locandina del cortometraggio La coppa

Da Sezze a Procida, passando per 120 film

Il percorso è di quelli che, per un esordio, somigliano a una piccola odissea. Tra gli oltre 120 lavori arrivati da 17 Paesi, La Coppa è entrato nella rosa delle 23 opere in concorso. Proiettato per la prima volta al Procida Film Festival il 26 settembre, il giorno successivo, 27 settembre, ha conquistato il Premio del Pubblico. Per Eleonora Russo si tratta della prima vera prova cinematografica, quella in cui, come spesso accade agli esordi, confluiscono lo studio, la passione e una buona dose di ostinazione.

Il corto è stato girato tra Sezze e Bassiano, in provincia di Latina, e costruito con le professionalità del territorio: numerosi professionisti e figuranti setini hanno messo a disposizione competenze ed esperienza, trasformando il set in un lavoro collettivo più che in una produzione calata dall'alto.

Foto al Procida Film Festival 2026 nella foto : Lea e Vera Borniotto( protagoniste ) , Eleonora Russo ( regista ) , Paola Labianca ( direttrice della fotografia del corto ) , Antonio Muro ( sceneggiatore del corto )

Due gemelle, un nonno vetraio e un bicchiere da meritare

Scritta a quattro mani da Eleonora Russo e Antonio Muro, la storia segue due gemelle che crescono sotto il controllo ossessivo della madre, tese verso un unico traguardo: ricevere «la coppa», il bicchiere creato dal nonno, famoso vetraio, e da lui donato a ogni membro della famiglia che se lo sia meritato.

Il problema è che, agli occhi degli altri, le due ragazze continuano a essere un'entità sola, «le gemelle», prive di un'identità distinta. In una di loro nasce così, e cresce fino a farsi urgenza, il desiderio di essere finalmente vista. Non soltanto riconosciuta come individuo, ma degna di ricevere quella coppa che, all'interno della famiglia, sembra assumere il valore di una consacrazione.

Le gemelle hanno il volto di Lea e Vera Borniotto, chiamate a una prova tutt'altro che semplice: rendere distinguibile per lo spettatore ciò che il mondo del film si ostina a confondere. Lo fanno affidandosi a sguardi, silenzi e minime asimmetrie: è precisamente su questa sottile arte della differenza che si misura il loro lavoro.

Il nonno, invece, è Giorgio Colangeli, attore che il cinema italiano conosce bene: basti ricordare il David di Donatello conquistato per L'aria salata di Alessandro Angelini. Nel cast principale figura anche Marina Eianti

Foto Backstage La Coppa , nella foto : Lea e Vera Borniotto e Eleonora Russo. Ph : Stefano Sgarbi

Caino, Abele e l'offerta non guardata

Russo e Muro dichiarano un'ispirazione biblica precisa, e conviene tornare al quarto capitolo della Genesi per capire quanto sia pertinente. Lì non si consuma soltanto il primo omicidio della storia: prima ancora c'è una preferenza. «Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta».

Nell'originale ebraico, il verbo utilizzato ha a che fare anche con lo sguardo, con l'avere riguardo per qualcuno. La ferita di Caino può dunque essere letta, prima ancora che come rifiuto dell'offerta, come esperienza del non essere guardato. Tutto il resto — il sangue sul campo e la domanda «Sono forse io il custode di mio fratello?» — viene dopo.

È precisamente in quello spazio, tra il desiderio di riconoscimento e la violenza che può nascere dalla sua negazione, che La Coppa colloca la propria storia contemporanea. Non per riscrivere Caino e Abele, ma per recuperare qualcosa di ancora più antico del delitto: l'angoscia di sentirsi invisibili agli occhi di chi dovrebbe riconoscerci.

Attorno a questo nucleo il corto dispone oggetti e figure che la consigliera comunale Federica Lama, nel raccontarlo, ha scelto di nominare senza svelarne la trama: lo specchio, il doppio, i gemelli.

È un repertorio che la letteratura frequenta da sempre. Borges attribuiva a un eresiarca di Uqbar la convinzione che gli specchi siano abominevoli perché moltiplicano il numero degli uomini. E la fotografia ha trasformato il doppio in icona con le gemelle identiche fotografate da Diane Arbus a Roselle, nel New Jersey, in Identical Twins, immagine che una lunga tradizione critica ha accostato alle inquietanti bambine del corridoio di Shining.

Parimenti, in La Coppa il doppio non è un gioco di prestigio: è la condanna di chi viene guardato sempre in coppia e mai da solo.

Foto del Premio del Pubblico Procida Film Festival 2026

I Monti Lepini dietro la macchina da presa

Federica Lama ha seguito il percorso della regista e sostenuto il progetto fin dalle prime fasi. Ha visto il film in anteprima alcune settimane fa e racconta di essersi sentita «immediatamente a casa»; a colpirla sono stati una sceneggiatura curata nei dettagli e il tema che regge l'intero racconto: il desiderio di essere visti, considerati e riconosciuti nella propria unicità.

Secondo la consigliera, il cortometraggio è anche un'occasione per far conoscere attraverso il cinema i luoghi e le professionalità dei Monti Lepini. Quanto alle ragioni che hanno spinto Russo a scrivere il soggetto, Lama ha preferito lasciare la parola alla diretta interessata.

Ed è proprio questo l'auspicio che segue il premio: che La Coppa possa essere proiettato anche a Sezze, così che la comunità che ha contribuito a realizzarlo possa vederlo e ascoltare dalla voce della regista la storia della sua nascita.

Sarebbe, a ben vedere, la chiusura più coerente del cerchio. Dopo Procida, l'isola in cui Arturo aspettava uno sguardo, un film sul bisogno di essere visti tornerebbe a farsi guardare là dove è nato

Se fosse un cocktail

Si chiamerebbe La Gemella Vista, e andrebbe servito, ça va sans dire, in una coppa. In mixing glass con ghiaccio: 30 ml di gin, 30 ml di vermouth bianco — parti rigorosamente identiche, come due sorelle che nessuno distingue — 10 ml di amaro al carciofo, presenza severa quanto il giudizio di un nonno vetraio, e due gocce di bitter all'arancia.

Si mescola a lungo, si filtra nella coppa ben ghiacciata. Poi si tagliano due scorze di limone perfettamente uguali: una si spreme sul bicchiere e ci si lascia cadere dentro, l'altra resta sul bancone.

A guardare.

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