Festa del Cinema di Roma 2025, il programma della ventunesima edizione
Cinema
Introduzione
Dal 13 al 25 ottobre la Festa del Cinema di Roma 2026 celebra la ventunesima edizione con 55 Paesi rappresentati e un programma che dall’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone arriva fino al Terminal 1 di Fiumicino. Apre Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, mentre diciotto titoli gareggiano nel Concorso Progressive Cinema, da Diego Luna a Susanna Nicchiarelli, da Boots Riley a Kasia Smutniak. Javier Bardem riceverà il Premio alla Carriera da Paolo Sorrentino, Nicola Piovani il primo Banca Ifis Music Award. In cartellone film con Jenna Ortega, Julianne Moore e Helen Mirren, la Palma d’oro Fjord di Cristian Mungiu e un omaggio a Gillo Pontecorvo. Ecco il programma, sezione per sezione
Quello che devi sapere
Da L’eclisse alla Festa: l’appuntamento è a Roma
Alle otto, al solito posto. Nel finale de L'eclisse Vittoria e Piero si danno appuntamento a un incrocio dell'EUR e nessuno dei due si presenta: per circa sette minuti Antonioni filma soltanto l'attesa, i passanti, l'acqua che cola da un barile, un lampione che si accende. Un appuntamento mancato, insomma, diventato uno dei più celebri della storia del cinema. Quello con la Festa del Cinema di Roma 2026, invece, è di quelli da segnare in agenda: la ventunesima edizione, in programma dal 13 al 25 ottobre, ha presentato il suo cartellone all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Tredici giorni, cinquantacinque Paesi, diciotto film in concorso. E poi serie tv, restauri, documentari, incontri e red carpet.
Monica Vitti e L’eclisse, il volto della Festa del Cinema 2026
Prima dei film, un’immagine. A novantacinque anni dalla nascita, la protagonista del manifesto ufficiale è Monica Vitti, ritratta da Sergio Strizzi sul set de L’eclisse di Michelangelo Antonioni, Premio speciale della Giuria a Cannes nel 1962 e capitolo conclusivo della cosiddetta trilogia dell’incomunicabilità dopo L’avventura e La notte. Attorno a Vittoria, il personaggio di Vitti, si stringono le geometrie rigorose dell’EUR, una Roma moderna e asettica, lontanissima dalle cartoline dell’epoca.
Una scelta che dice molto della direzione artistica di Paola Malanga: la Capitale come set, ma anche come enigma. Al fotografo Strizzi sarà dedicata una mostra di circa trenta scatti nel Foyer Petrassi, accompagnata dall’anteprima del documentario Terrific Sergio, firmato dalle figlie Vanessa e Melissa.
Date e luoghi: dall’Auditorium fino all’aeroporto di Fiumicino
Il cuore resta l’Auditorium progettato da Renzo Piano, con le sale Sinopoli, Petrassi, il Teatro Studio Gianni Borgna, lo spazio AuditoriumArte e i 1300 metri quadrati del viale verso la Cavea trasformati in red carpet. Ma la Festa, come da tradizione, dilaga per la città: MAXXI, Teatro Olimpico, Casa del Cinema, Cinema Giulio Cesare, Teatro Palladium, Museo nazionale di Castel Sant’Angelo.
Le novità del 2026 sono due, e piuttosto eloquenti: il Teatro Ateneo e, per la prima volta, il Terminal 1 dell’aeroporto di Roma Fiumicino “Leonardo da Vinci”, sicché anche chi parte o arriva potrà intercettare un pezzo di programma. Prosegue inoltre l’impegno sociale, con proiezioni negli istituti penitenziari del Lazio – quest’anno anche a Regina Coeli –, al Policlinico Gemelli con MediCinema e nella Casa per i Poveri del Papa con la Comunità di Sant’Egidio.
Il film d’apertura: Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese
Ad aprire la Festa, martedì 13 ottobre, sarà Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, presentato nella sezione Grand Public. Tre coppie che non si conoscono, accomunate da una gabbia sentimentale costruita per paura di ciò che sta fuori, finché un evento inatteso le costringe a rimettere in discussione tutto.
Nel cast corale Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini e Claudio Santamaria. La stessa sera Tessa Ross riceverà l’Industry Lifetime Achievement Award e Nicola Piovani il neonato Banca Ifis Music Award.
Concorso Progressive Cinema: i 18 film in gara
Il cuore competitivo della Festa, riconosciuta dalla FIAPF come festival competitivo, è il Concorso Progressive Cinema, che non distingue tra finzione, documentario e animazione. Diciotto i titoli. Tre gli italiani, senza contare coproduzioni come Sants e Congo Boy: Brianza di Simone Catania, crime ispirato a una storia vera con Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon ambientato nella crisi del 2009; Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, dalla graphic novel di Zuzu, con Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio; e Mustang, il documentario con cui Kasia Smutniak ripercorre oltre vent’anni di memoria personale nel Mustang, remoto altopiano del Nepal.
Dall’estero arrivano Ceniza en la boca (Ashes), quarta regia di Diego Luna tratta dal romanzo di Brenda Navarro; I Love Boosters di Boots Riley con Keke Palmer, LaKeith Stanfield e Demi Moore; I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard; The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson con Amanda Seyfried; Eurotrash di Frauke Finsterwalder, dal romanzo di Christian Kracht, con Barbara Sukowa.
Completano la competizione Closure di Michał Marczak, Congo Boy di Rafiki Fariala, Dua di Blerta Basholli, scelto dal Kosovo per la corsa agli Oscar 2027, Gæsten (The Guest) di Mads Mengel, Sants di Mikel Gurrea, Skejtanjeto ne e za devojčinja (Skateboarding Is Not for Girls) di Dina Duma, Thit-Thee Khu (Fruit Gathering) di Aung Phyoe, Uļa (Ulya) di Viesturs Kairišs, Voilà, c’est fini di Gustave Kervern e Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi.
Grand Public: Jenna Ortega, Julianne Moore e Helen Mirren
Se il concorso è il laboratorio, Grand Public è la vetrina. Qui c’è il titolo che più di ogni altro promette di far parlare: Klara and the Sun di Taika Waititi, dal romanzo del Nobel Kazuo Ishiguro, con Jenna Ortega nel ruolo di un’Amica Artificiale, accanto ad Amy Adams e Steve Buscemi.
Julianne Moore e Paul Giamatti sono i protagonisti di The Debut, terza regia di Jesse Eisenberg; Helen Mirren si trasforma in Patricia Highsmith in A Talent for Murder di Anton Corbijn; Andrew Scott e Olivia Colman guidano Elsinore di Simon Stone, storia vera di Ian Charleson, l’attore che nel 1989 affrontò Amleto al National Theatre subentrando a Daniel Day-Lewis mentre l’AIDS lo consumava.
Nel cinquantesimo anniversario di Rocky, Peter Farrelly racconta con I Play Rocky come Sylvester Stallone impose sé stesso nel ruolo che lo rese una star. E poi Jean-Pierre Jeunet con Changer l’eau des fleurs dal bestseller di Valérie Perrin, Fatih Akin con il mélo in bianco e nero Geister (Ghost Song), Eric Toledano e Olivier Nakache con Juste une illusion, Bille August con Me, You dal romanzo di Erri De Luca, Whalefall di Brian Duffield con Josh Brolin.
Robusta la pattuglia italiana: Je so’ pazzo di Nicola Prosatore, con Massimiliano Caiazzo nei panni di Pino Daniele; Noi, un po’ meglio di Daniele Luchetti con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta; Le rose di Marrakech di Ginevra Elkann con Fanny Ardant; È andata così di Gianni Zanasi; Il ministero dell’amore di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo con Pif e Corrado Guzzanti; La sera a Roma di Enrico Vanzina; Il profilo dell’altra di Francesco Bruni; Desiderio di Michela Cescon; L’ora di tutti di Stefania Rocca; Un tranquillo funerale di famiglia di Massimiliano Bruno.
In coproduzione con Alice nella città arriva Se domani non torno di Paola Randi, con Filippo Timi nel ruolo di Gino Cecchettin: il racconto di una famiglia travolta dalla scomparsa di Giulia, l’11 novembre 2023.
Freestyle: Valerio Lundini, le serie tv e i film sull’arte
Freestyle è la sezione senza recinti, dove il formato conta meno dello sguardo. Tra i film spicca l’esordio alla regia di Valerio Lundini, Cambogia, con Benedetta Porcaroli, ambientato sul set di una serie crime; accanto a lui Caro mondo crudele di Niccolò Falsetti, Club Kid di Jordan Firstman, The Idiot(s) di Małgorzata Szumowska e Michał Englert, Riverrun dell’artista Philippe Parreno.
Sul versante seriale, anteprime per la seconda stagione di All’s Fair con Kim Kardashian, Naomi Watts e Glenn Close, per Marvel Vision Quest con Paul Bettany e James Spader, e per un nutrito gruppo di produzioni italiane: Livatino – Il giudice e i suoi assassini di Michele Placido, Melania Rea di Stefano Mordini, Il milanese di Simone Spada, 177 giorni. Il rapimento di Farouk di Carlo Carlei, La famiglia Panini – L’avventura delle figurine di Letizia Lamartire.
Freestyle Arts, infine, esplora pittura, letteratura e teatro, da Il caso Modigliani di Luca Rea a L’Imaginifico. Gabriele D’Annunzio di Mauro Bartoli.
Best of 2026: la Palma d’oro di Mungiu e il meglio di Cannes
Chi ha perso la Croisette troverà a Roma buona parte dei suoi verdetti. C’è Fjord di Cristian Mungiu con Sebastian Stan e Renate Reinsve, Palma d’oro a Cannes 2026; c’è Minotaur di Andrey Zvyagintsev, Gran Premio della Giuria; c’è La bola negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi, premiati per la regia; c’è Notre salut di Emmanuel Marre, premio per la sceneggiatura, al quale andrà anche il primo Premio Gillo Pontecorvo.
Completano la sezione Fatherland di Paweł Pawlikowski con Sandra Hüller e Thomas Mann al centro del racconto, Hopeu (Hope) di Na Hong-jin con Michael Fassbender e Alicia Vikander, Mariage au goût d’orange di Christophe Honoré, Ben’Imana, Caméra d’or a Cannes, Nina Roza e The Only Living Pickpocket in New York di Noah Segan con John Turturro. E naturalmente El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, che porta a Roma Javier Bardem.
Special Screenings: da Salman Rushdie alla Gialappa’s Band
Gli Special Screenings aprono soprattutto al cinema del reale e a storie che attraversano cronaca, cultura e società. Alex Gibney ricostruisce l’aggressione allo scrittore in Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie; Walter Veltroni firma L’assurda storia della Gialappa’s Band; Jovanotti è al centro di Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti; Eric Cantona ha il suo ritratto in Cantona; Elisa Fuksas racconta il padre Massimiliano in Fuksas – Da tutta la vita; e Mohammad Rasoulof presenta il mediometraggio Sense of Water.
Numerosi i titoli dedicati ai conflitti e ai diritti, da Birds of War a The Secret Reading Club of Kabul, da Rehearsals for a Revolution a Nowruz – Nuovo giorno di Francesco Cannavà.
Storia del Cinema: restauri e omaggi, da Pontecorvo a Leos Carax
La sezione dedicata alla memoria del cinema è, come sempre, una miniera. Tra i restauri, Les amants du Pont-Neuf e Pola X di Leos Carax, Boogie Nights di Paul Thomas Anderson, Fight Club di David Fincher, Marie Antoinette di Sofia Coppola, Mephisto di István Szabó, Trainspotting di Danny Boyle, Trouble in Paradise di Ernst Lubitsch e, ovviamente, L’eclisse.
A vent’anni dalla scomparsa di Gillo Pontecorvo torna La battaglia di Algeri, sessant’anni dopo il Leone d’oro, nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna; alla Casa del Cinema, dal 2 ottobre, anche La grande strada azzurra, Kapò, Queimada e Ogro. La documentazione ufficiale conferma anche la prima edizione del Premio Gillo Pontecorvo, assegnato a Notre salut di Emmanuel Marre.
Omaggi pure a Jacques Perrin (Les demoiselles de Rochefort, Nuovo Cinema Paradiso), a Brunello Rondi e a Tessa Ross, con Billy Elliot, In Bruges, The Zone of Interest, The Lobster e Shame. Tra i documentari su cinema e cineasti, ritratti di Bellocchio, Cronenberg, Laura Betti, Carlo Monni e dello storico montatore Roberto Perpignani.
Javier Bardem, Tessa Ross e Nicola Piovani: i premi della Festa
Il nome più atteso è quello di Javier Bardem: Premio Oscar per Non è un paese per vecchi, riceverà il Premio alla Carriera da Paolo Sorrentino prima della proiezione di El ser querido, in cui interpreta un regista leggendario dal passato segnato da violenza ed eccessi.
La produttrice britannica Tessa Ross, candidata all’Oscar per Conclave, riceverà invece l’Industry Lifetime Achievement Award da Edward Berger.
A Nicola Piovani, Oscar per La vita è bella e autore di oltre 250 colonne sonore, andrà infine il primo Banca Ifis Music Award, che sarà consegnato il 13 ottobre durante la cerimonia inaugurale.
Altri Premi alla Carriera, precisa la Fondazione, saranno annunciati più avanti
I premi della Festa: Opera Prima, Documentario e Premio del Pubblico
Oltre ai riconoscimenti del Concorso – Miglior film, Gran Premio della Giuria, regia, sceneggiatura, attrice, attore e Premio speciale – la Festa assegna il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane, conteso da quattordici esordi, e il Premio al Miglior Documentario, anch’esso con quattordici titoli in lizza.
Torna poi il Premio del Pubblico Terna: gli spettatori potranno votare i film del Progressive Cinema tramite QR code all’uscita della sala. Tutti i premi ufficiali porteranno l’effigie della Lupa Capitolina.
Se fosse un cocktail
Se questa ventunesima edizione fosse un cocktail, si chiamerebbe Eclisse all’EUR: bianco e nero come lo scatto di Strizzi, geometrico come le architetture di Antonioni. In un mixing glass con ghiaccio, 4,5 cl di gin secco, 2 cl di vermouth bianco, 1 cl di liquore alla genziana e due gocce di bitter all’arancia; mescolare a lungo, versare in una coppetta ghiacciata e completare con una scorza di limone tagliata a rettangolo perfetto, da non spremere.
Si beve in silenzio, guardando la città cambiare luce. Del resto, come direbbe Amleto a sipario quasi calato, il resto è silenzio. Ma prima, per tredici giorni, a Roma parlerà il cinema.