Introduzione
Superstizione, colpe del passato e le paure di una piccola comunità rurale: stasera, martedì 8 settembre, Rai 4 propone in prima serata Mandrake, inquietante horror psicologico del 2022 firmato dalla regista Lynne Davison. Un film che gioca sull'ambiguità e sul confine sottile tra il pericolo reale e i pregiudizi collettivi, senza affidarsi ai facili spaventi
Quello che devi sapere
La trama
Al centro della trama di Mandrake - su Rai 4 martedì 8 settembre - c'è Cathy Madden, incaricata di seguire il reinserimento nella società di chi ha scontato una pena. Il suo nuovo caso porta il nome di Mary Laidlaw, una donna appena tornata in libertà dopo circa vent'anni trascorsi dietro le sbarre per il violento omicidio del marito. Nella cittadina in cui vive, Mary è una figura temuta: la gente del posto la considera una strega e la chiama "Bloody Mary", circondandola di dicerie e antiche superstizioni. Cathy prova a mantenere uno sguardo lucido e professionale, ma quando alcuni bambini spariscono nei pressi della proprietà della donna i sospetti si riaccendono. La protagonista si ritrova così risucchiata in una spirale sempre più cupa, tra rituali oscuri e verità difficili da decifrare. Con l'avanzare della storia, il confine tra il male reale e quello soltanto immaginato si fa sempre più incerto, e anche le certezze di Cathy iniziano a vacillare di fronte a segnali che non riesce più a spiegare in modo razionale.
Il cast
Nei panni di Cathy Madden troviamo Deirdre Mullins, mentre l'enigmatica Mary Laidlaw ha il volto di Derbhle Crotty: due interpretazioni intense che reggono l'intera tensione del racconto. Il resto del cast comprende Paul Kennedy, Seamus O'Hara, Nigel O'Neill, Ian Beattie e Roisin Gallagher. Tra i nomi spicca anche il giovane Jude Hill, apprezzato dal pubblico internazionale per la sua prova nel pluripremiato Belfast di Kenneth Branagh. L'insieme degli interpreti, in gran parte legato alla scena irlandese, contribuisce a dare autenticità all'ambientazione e credibilità a personaggi sospesi tra dramma sociale e incubo. È soprattutto il duello recitativo tra le due protagoniste a tenere in piedi il film: da una parte lo sguardo indagatore e razionale di Cathy, dall'altra l'imperscrutabilità di Mary, una presenza magnetica di cui non si capisce mai fino in fondo se temere la colpa o compatire la solitudine.
Regia e genere: il folk horror
Dietro la macchina da presa c'è Lynne Davison, qui alla sua prima esperienza con un lungometraggio. Il film si inserisce nel filone del cosiddetto folk horror: un tipo di cinema della paura in cui paesaggi isolati, tradizioni popolari e credenze ancestrali trasformano l'ordinario in qualcosa di minaccioso. Girato in Irlanda del Nord, Mandrake sfrutta la natura, il silenzio e l'atmosfera delle campagne per costruire un senso di inquietudine crescente, che non punta sui sobbalzi improvvisi ma su un disagio sottile e persistente. Il risultato è un horror che lavora più sulla suggestione e sul non detto che sullo shock, in linea con la migliore tradizione del genere.