Oggi una delle leggende del cinema americano ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera. In conferenza stampa ha ripercorso oltre sessant’anni di set, regalando ai giovani attori un consiglio semplice: trovare un maestro e imparare quanto più possibile da lui
Accolta da una lunga standing ovation, Ellen Burstyn ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera (SEGUI LA DIRETTA - LO SPECIALE), coronando un percorso che l’ha resa una delle interpreti più importanti del cinema americano, da L’esorcista ad Alice non abita più qui, fino a Requiem for a Dream e Interstellar. Al Lido presenta anche due opere fuori concorso: Place to Be di Kornél Mundruczó e Flesh Impact, il cortometraggio di Maggie Gyllenhaal in cui veste i panni di una Marilyn Monroe immaginata a cent’anni. Proprio parlando della diva, Burstyn ha ricordato l’unico fugace incontro della sua vita: “Era seduta in un locale notturno. Rimasi incantata a guardarla, poi lei incrociò il mio sguardo e mi fece un piccolo cenno con la testa. È un momento che porto ancora nel cuore”.
BURSTYN: “Il talento cresce attraverso le relazioni”
Durante l’incontro con la stampa ha ricordato quanto sia cambiato il ruolo delle donne sul set: “Quando ho iniziato c’erano quasi solo uomini, davanti e dietro la macchina da presa. Oggi finalmente le donne sono davvero presenti, anche se non siamo ancora al 50 e 50”. Durante la conferenza stampa, l’attrice ha lanciato un messaggio rivolto alle nuove generazioni: “Cercate un maestro e seguitelo in tutto. È il modo migliore per crescere come artisti”. Burstyn ha spiegato che il suo lavoro si fonda soprattutto sulla connessione umana: “Cerco sempre il contatto con gli altri attori, il rispetto e la capacità di guardarsi negli occhi”. Poi uno sguardo critico all’industria americana, definita con ironia “una fabbrica di hamburger”, capace spesso di trasformare i registi più creativi in professionisti disillusi. L’attrice ha anche celebrato i progressi compiuti dalle donne nel cinema: “Quando ho iniziato sul set c’erano solo uomini. Oggi siamo finalmente integrate, anche se la piena parità non è ancora stata raggiunta”. E sul presente degli Stati Uniti conclude con un sorriso: “Il mio Paese sta offrendo moltissime storie che meritano di essere raccontate, sia artisticamente che politicamente”. Burstyn ha anche riflettuto sull’intelligenza artificiale, definendola “una possibilità fantastica”, ma invitando il cinema a guidare la tecnologia verso qualcosa di utile, umano e sicuro, senza perdere quella verità emotiva che resta il cuore di ogni grande interpretazione.
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