Morto Tim Curry, addio alla star di Rocky Horror e al Pennywise di It: aveva 80 anni

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

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Tim Curry è morto a 80 anni nella sua casa di Los Angeles, la sera di martedì 25 agosto. Attore, cantante e icona assoluta del cinema di culto, entrò nella storia nei tacchi e nelle calze a rete del Dr. Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show. Fu anche il terrificante Pennywise di It, il Signore delle Tenebre di Legend e l'irresistibile Wadsworth di Signori, il delitto è servito. Formidabile interprete vocale e uomo di teatro, nel 2012 un grave ictus ne aveva limitato la mobilità senza mai fermarlo

Tim Curry non entrava in scena. La occupava. Gli bastavano una voce perfettamente modulata, un sopracciglio sollevato, quel sorriso che sembrava conoscere qualcosa che gli altri ignoravano. Poi, naturalmente, c'erano le calze a rete, il corsetto, i tacchi e quelle labbra rosse che cinquant'anni fa contribuirono a cambiare per sempre la storia del cinema di culto.

L'attore britannico, indimenticabile Dr. Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show e terrificante Pennywise nella miniserie It del 1990, è morto a 80 anni nella sua casa di Los Angeles nella serata di martedì 25 agosto. TMZ ha dato per prima la notizia, successivamente confermata da numerose testate internazionali.

Nato il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire, in Inghilterra, Curry è stato attore, cantante, uomo di teatro e formidabile interprete vocale, costruendo in oltre mezzo secolo una carriera impossibile da rinchiudere in un solo genere. Eppure un personaggio, inevitabilmente, continuerà ad avanzare in tacchi a spillo davanti a tutti gli altri.

Com'è morto Tim Curry

La polizia di Los Angeles è intervenuta nella tarda serata di martedì, intorno alle 23:23, nell'abitazione dell'attore. Le autorità hanno escluso qualsiasi ipotesi di reato o circostanza sospetta: il decesso è stato ricondotto a cause naturali, legate alle condizioni di salute che si erano progressivamente aggravate dopo il grave ictus del 2012.

Tim Curry e l'immortalità di Frank-N-Furter

Prima venne il teatro. Curry entrò nel cast londinese di Hair nel 1968 e pochi anni dopo incontrò la parte destinata a cambiargli la vita: Dr. Frank-N-Furter, lo scienziato alieno, libertino, narcisista e magnificamente eccessivo creato da Richard O'Brien per The Rocky Horror Show.

Nel 1973 lo interpretò sul palcoscenico londinese. Nel 1975 lo portò al cinema in The Rocky Horror Picture Show, diretto da Jim Sharman, accanto a Susan Sarandon, Barry Bostwick, Richard O'Brien, Patricia Quinn e Meat Loaf.

Alla sua uscita il film fu tutt'altro che un successo. Poi arrivarono le proiezioni di mezzanotte, il pubblico cominciò a presentarsi vestito come i personaggi, a rispondere allo schermo, cantare, ballare e trasformare ogni proiezione in una cerimonia collettiva. The Rocky Horror Picture Show smise progressivamente di essere soltanto un film e diventò un rito.

E al centro di quel rito c'era Curry.

Frank-N-Furter trasformava il Camp in carne, corsetto e tacchi a spillo: insieme Dracula e diva, mad doctor e rockstar, minaccia e desiderio. Soprattutto era una creatura cinematografica che sembrava suggerire allo spettatore che l'identità potesse essere anche un costume da provare, togliere e reinventare.

Una libertà condensata in una delle frasi più celebri del film:

"Don't dream it, be it."

Da Legend a Signori, il delitto è servito

Sarebbe però ingiusto ricordare Tim Curry soltanto in corsetto e calze a rete.

Nel 1982 fu Rooster Hannigan in Annie di John Huston. Tre anni più tardi Ridley Scott lo trasformò nel gigantesco e cornuto Signore delle Tenebre di Legend: uno dei diavoli più spettacolari che il fantasy degli anni Ottanta abbia consegnato al cinema.

Sempre nel 1985 arrivò uno dei suoi ruoli più irresistibili, Wadsworth, il maggiordomo di Signori, il delitto è servito (Clue), commedia gialla ispirata al gioco Cluedo diventata a sua volta un piccolo culto.

Poteva essere sinistro senza smettere di essere buffo e buffo senza cessare di risultare vagamente inquietante. Era questo uno dei segreti di Curry: non esisteva mai una distanza netta tra la risata e la minaccia.

Negli anni arrivarono anche Caccia a Ottobre Rosso, I tre moschettieri, Congo e I Muppet nell'isola del tesoro, dove fu un Long John Silver perfettamente curryano.

E poi Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York, nel quale bastava la sua faccia sospettosa da concierge del Plaza Hotel per trasformare ogni incontro con Kevin McCallister in una piccola pièce comica.

Tim Curry, il Pennywise che terrorizzò una generazione

Poi, naturalmente, c'è Pennywise.

Nel 1990 Curry interpretò il clown assassino nella miniserie televisiva It, tratta dal romanzo di Stephen King.

Molto prima dell'incarnazione cinematografica di Bill Skarsgård, fu il suo sorriso a trasformare palloncini rossi, tombini e abiti da clown in qualcosa da cui tenersi prudentemente lontani.

Il suo Pennywise faceva paura soprattutto perché Curry lasciava intravedere qualcosa di umano dentro il mostro, e qualcosa di mostruoso dentro l'umano.

Era il territorio nel quale aveva sempre lavorato meglio.

Frank-N-Furter seduceva perché poteva essere pericoloso. Pennywise terrorizzava perché poteva sembrare amichevole.

Cambiano il trucco e il costume, ma l'attore è lo stesso.

Il teatro, da Amadeus a Spamalot

Il cinema, del resto, racconta soltanto una parte della sua carriera.

Curry rimase profondamente legato al teatro. A Broadway interpretò Mozart in Amadeus di Peter Shaffer e molti anni dopo fu Re Artù in Spamalot, il musical di Eric Idle ispirato a Monty Python e il Sacro Graal.

Nel corso della carriera ricevette tre candidature ai Tony Award e due ai Laurence Olivier Award, a testimonianza di un percorso teatrale che non fu mai una semplice parentesi rispetto al cinema.

Ed era anche un cantante vero, non semplicemente un attore prestato alle canzoni. Tra il 1978 e il 1981 pubblicò tre album solisti: Read My Lips, Fearless e Simplicity.

Quella voce baritonale inconfondibile sarebbe diventata preziosissima anche nell'animazione e nel doppiaggio. Nel 1991 Curry vinse un Daytime Emmy per la sua interpretazione vocale di Capitan Uncino e negli anni prestò la voce a numerosi personaggi, tra cui Nigel Thornberry e Palpatine/Darth Sidious in Star Wars: The Clone Wars.

L'ictus del 2012 e la vita dopo la malattia

Nel 2012 la vita dell'attore cambiò radicalmente. Curry fu colpito da un grave ictus che richiese un intervento chirurgico e gli lasciò importanti problemi di mobilità. Da allora utilizzò una sedia a rotelle, ma continuò a lavorare soprattutto con la voce e a partecipare, quando possibile, a incontri ed eventi pubblici.

Nel 2016 tornò persino nell'universo che lo aveva reso immortale partecipando a The Rocky Horror Picture Show: Let's Do the Time Warp Again: non più Frank-N-Furter, ruolo affidato a Laverne Cox, ma il Criminologo/narratore.

E nel 2024 tornò brevemente anche sul grande schermo con un cameo nell'horror Stream, il suo primo film in quattordici anni, tanto che nel 2026 è stato annunciato un suo ruolo più ampio nel sequel Stream 2: Sudden Death.

Nel 2025 pubblicò poi l'autobiografia Vagabond, nella quale ripercorse la carriera e raccontò anche la difficile esperienza dell'ictus e della riabilitazione.

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