Visioni Espanse 2026, alla Civica Visconti il cinema espanso tra sogno e Mediterraneo

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Dal 1° al 5 luglio la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano accende Visioni Espanse, rassegna a ingresso gratuito su prenotazione dedicata al cinema espanso: In Somnia, labirinto sensoriale che trasforma il sogno in un territorio da attraversare da svegli, e We Shouldn't Be at Sea, documentario immersivo che restituisce voce a quattro soccorritori e a una persona migrante del Mediterraneo Centrale. Due opere, un solo confine sottile: quello tra ciò che guardiamo e ciò che scegliamo di attraversare

Diceva Prospero, nella Tempesta di Shakespeare, che siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Joseph Conrad, dal canto suo, preferiva il mare: territorio che non perdona, specchio che restituisce sempre la verità di chi lo attraversa. Due materie opposte, l'una liquida e instabile come il pensiero notturno, l'altra fisica e salata come la paura. Eppure quest'anno la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti le mette a confronto nello stesso spazio, nello stesso laboratorio di sguardi che da oltre un decennio si chiama Visioni Espanse.

Dal 1 al 5 luglio, negli spazi della scuola milanese, ingresso gratuito su prenotazione, va in scena la nuova tappa di un percorso di ricerca dedicato al cinema espanso: quel territorio in cui il racconto audiovisivo smette di essere chiuso e lineare per farsi esperienza condivisa, partecipata, costruita insieme a chi guarda. Non più spettatori, dunque, ma viandanti. L'appuntamento si inserisce nel più ampio cartellone de Le Civiche Fest 2026, che ogni anno riunisce le produzioni delle Scuole Civiche milanesi.

Abitare il sogno da svegli

In Somnia, installazione interattiva firmata dal collettivo M068 (terzo anno del corso di Realizzazione Multimediale), prende sul serio una domanda apparentemente ingenua: cosa accadrebbe se potessimo vivere il sogno da svegli? La risposta è un labirinto di veli semitrasparenti, un teatro sensoriale in cui immagini frammentate e suoni mutevoli alterano progressivamente la percezione di spazio e tempo. Nessun percorso obbligato, nessuna interpretazione corretta: ogni visitatore costruisce la propria soglia onirica.

C'è, dietro l'opera, una riflessione più tagliente di quanto la sua eleganza visiva lasci intuire. Viviamo un'epoca che misura ogni minuto in termini di resa, e il sogno, in questo sistema, è scarto, tempo economicamente improduttivo. In Somnia lo rivendica come spazio necessario: un inno, appunto, a ciò che non produce nulla se non noi stessi.

Restare svegli davanti al mare

Se In Somnia chiede di sospendere la veglia, We Shouldn't Be at Sea chiede l'esatto contrario: di restare svegli davanti a ciò che, da tempo, si preferisce non guardare. Il documentario immersivo, realizzato dagli studenti diplomandi della scuola in collaborazione con l'ONG Mediterranea Saving Humans, raccoglie le testimonianze di quattro soccorritori, Denny, Maximilian, Sheila e Vanessa, intrecciate alla voce di una persona migrante: testimonianza che rimanda a migliaia di vite inghiottite dalla rotta del Mediterraneo Centrale.

Il titolo è già un programma etico, oltre che estetico: non dovrebbero essere in mare le persone costrette a rotte pericolose per mancanza di vie legali, ma non dovrebbero essere in mare nemmeno i volontari chiamati a sopperire a un soccorso che spetterebbe agli Stati. Il linguaggio immersivo, qui, non è virtuosismo tecnologico ma strumento di prossimità: avvicina laddove la cronaca, ripetuta fino allo sfinimento, ha finito per allontanare

Una storia che continua a espandersi

Visioni Espanse non nasce quest'anno. Dal 2014, quando Milano 1944 raccontava i bombardamenti della città attraverso la memoria collettiva, la rassegna ha attraversato la Storia e le storie: la fabbrica fantasma della ex Manifattura Tabacchi, il referendum del 1946, il naufragio del piroscafo Principessa Mafalda letto in controluce con le migrazioni di oggi, il Sessantotto, la quarantena degli astronauti dell'Apollo 11, Amelia Earhart, Stravinsky, i corpi e i generi di Grosse, fino all'intelligenza artificiale di Epitaph 2048. Un filo che lega memoria storica, corpo, identità, tecnologia, e che quest'anno si biforca tra l'introspezione più intima e l'urgenza più pubblica.

È la cifra della Civica Scuola di Cinema: far dialogare, da un decennio, la sperimentazione linguistica del cinema espanso con la sostanza dei temi. Installazioni, documentari in realtà virtuale, percorsi sensoriali che cambiano forma ogni anno restando fedeli a un'unica convinzione, quella per cui lo spettatore, se messo nelle condizioni giuste, sceglie sempre di partecipare.

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