Masters of the Universe, un film giocattolo tra nostalgia e modernità. La recensione
Cinema ©WebphotoIl film che rilancia il franchise basato sulla linea di giocattoli Mattel funziona sotto l'aspetto visivo, narrativo e metanarrativo, con un cast in palla e una regia di livello. E, soprattutto, ha il grande pregio di non prendersi troppo sul serio
Il potere di Grayskull è tornato, forse non esattamente come ce lo aspettavamo, ma forse è giusto e va pure meglio così. Masters of the Universe, il film che rilancia al cinema il brand di giocattoli Mattel con He-Man protagonista, arriva nelle sale italiane oggi e rappresenta sicuramente una delle novità più attese della stagione cinematografica. Diretto da Travis Knight e prodotto Amazon MGM Studios, Metro-Goldwyn-Mayer, Mattel Studios ed Escape Artists, Masters of the Universe prende la mitologia del franchise anni ’80 e la trasporta ai giorni nostri, seguendo una ricetta ampiamente collaudata e avendo soprattutto un grandissimo merito: quello di non prendersi mai troppo sul serio.
La trama
Esiliato da Eternia e rifugiato politico sulla Terra, il giovane Principe Adam vive una vita piuttosto normale, non fosse che si ricorda tutto della sua infanzia, degli addestramenti con Man-At-Arms, dell’amicizia con Teela, dei suoi genitori a cui è stato strappato il regno della Spada del Potere con cui è stato spedito lontano dalla minaccia di Skeletor dalla potente Maga, e che ha perduto atterrando sulla Terra. Ossessionato dal suo passato, incapace di integrarsi realmente nel mondo perché nessuno crede alla sua storia totalmente inverosimile, Adam si ritrova di nuovo scaraventato in un’avventura e costretto a vestire i panni dell’eroe per cui non appare affatto preparato, ma l’esperienza maturata in una civiltà profondamente diversa si rivelerà piuttosto utile per la sua missione.
Il protagonista
Nicholas Galitzine è prima un Adam e poi un He-Man decisamente credibile, il suo talento appare evidente, la sua capacità di apparire spaesato, innocente, profondamente buono, ingenuo gli permette di incarnare i valori di un eroe contemporaneo. Sì, perché questo è il cuore di Masters of the Universe, un film che si propone di omaggiare una proprietà intellettuale entrata nel mito e nel cuore di milioni di ex bambini tenendo conto della mutata sensibilità di quest’epoca. Quello di Galitzine è un He-Man diverso, che conserva il suo eroismo ma tenta (riuscendoci) un approccio di leggera decostruzione della mascolinità tossica e del linguaggio bellicista. Attenzione, in Masters of the Universe si combatte eccome, non mancano certo le battaglie epiche, ma quello del 2026 è un Adam che ai consigli di guerra preferisce i seminari, che mette il gruppo davanti a se stesso, che ha bicipiti e deltoidi formidabili eppure il suo muscolo più sviluppato è il cuore. Un guerriero per certi versi riluttante, che preferirebbe il dialogo alle botte ma che non è certo disposto a chinare la testa davanti ai prepotenti che mettono in ginocchio la sua patria e il suo popolo.
Un film che non si prende sul serio
Masters of the Universe parte da una forte consapevolezza, quella di essere un film basato su una linea di giocattoli, e in quanto tale gioca prendendosi persino un po’ in giro, consapevole che a prendersi troppo sul serio, con un materiale del genere, il rischio di sfociare nel ridicolo e nell’inverosimile sarebbe stato particolarmente forte. Non imita gli sword and sorcery degli anni '80, da cui ovviamente prende ispirazione, ma piuttosto ne è una parodia soft e rispettosissima. Così i buffi nomi di personaggi come Fisto, Ram-Man, Trap Joe e ovviamente lo stesso He-Man diventano le fantasie di un bambino cresciuto lontano da casa, e persino il più cattivo e monolitico dei villain è protagonista di momenti volontariamente anticlimatici, che spezzano un’epica eccessiva e ridondante con l’umorismo.
Il cast e il regista
Ad affiancare Galitzine un cast di veterani decisamente in palla: Idris Elba nei panni di un Man-At-Arms che combatte contro il PTSD, Morena Baccarin in quelli di Sorceress (tradotto nella versione italiana con Maga), Alison Brie in quelli di Evil-Lyn, e un Jared Leto che col suo Skeletor ottiene una nuova chance nei panni di un villain iconico dopo esser stato un Joker non necessariamente amatissimo dal fandom e dalla critica. Tutto il cast sembra a suo agio, capace di divertirsi e divertire, di giocare sul filo per niente sottile che separa l’avventura epica dalla commedia, saltando da una parte all’altra dello stesso senza soluzione di continuità. Travis Knight è un regista che si sta costruendo una carriera rispettabilissima tra le saghe ispirate al mondo dei giocattoli (ha diretto Bumblebee, film dell’universo dei Transformers) e l’animazione (il suo esordio da regista è stato Kubo e la spada magica e quest’anno ha in uscita Wildwood – I segreti del bosco selvaggio, oltre ad aver prodotto ParaNorman e Boxtrolls – Le scatole magiche) dimostrando di avere un talento visivo piuttosto limpido. Masters of the Universe funziona anche sotto questo aspetto, con un buon mix di una computer grafica cartoonesca e di costumi e trucco eccellenti. Particolarmente brillante il lavoro fatto sullo Skeletor di Leto, dal design estremamente convincente, ma tutto il comparto tecnico spicca per qualità.
Un (vecchio) nuovo universo
Senza grosse pretese di autorialità ma con tutti i pezzi giusti al loro posto, Masters of the Universe è un film che diverte per tutta la sua durata, offrendo non pochi easter egg ai fan e regalando ben tre scene post credit, con tanto di omaggio alla serie animata originale degli anni ’80 e immancabile promessa di sequel che introduce un altro personaggio decisamente caro ai fan del franchise. He-Man è tornato a sguainare la sua spada galoppando sul dorso della sua Battle-Cat, e a giudicare dal risultato è una buona notizia.