Si è spento a Buenos Aires all’età di 82 anni uno dei più importanti registi del cinema latinoamericano contemporaneo. Autore di opere segnate da forte impegno civile, ha raccontato con lucidità le tensioni sociali e politiche del suo tempo
Il regista e sceneggiatore argentino Adolfo Aristarain, considerato uno dei grandi autori del cinema latinoamericano contemporaneo, con una filmografia segnata dall’impegno civile e dalla critica sociale, è morto a Buenos Aires all'età di 82 anni. La notizia è stata confermata da fonti vicine alla famiglia. Nato il 19 ottobre 1943 nella capitale argentina, Aristarain aveva mosso i primi passi nel cinema come montatore, tecnico del suono e assistente alla regia, lavorando tra Argentina e Spagna. Negli anni ’60 e ’70 collaborò con diversi registi europei, prima di esordire alla regia nel 1978 con "La parte del león".
Il successo internazionale
Dal pubblico internazionale era conosciuto con "Tiempo de revancha" (1981), film realizzato durante la dittatura militare argentina, e successivamente con "Un posto nel mondo" (1992), candidato all'Oscar al miglior film straniero ma venne squalificato perché ritenuto una produzione prevalentemente argentina nonostante la candidatura fosse stata avanzata in quota uruguayana. La storia è ambientata durante il ritorno della democrazia in Argentina, nel 1983: mentre vivono la loro vita, alcuni personaggi discutono degli argomenti più controversi del paese in quel momento, come religione, politica e diritti umani. Con "Martín (Hache)" (1997), sono le due opere che lo consacrarono tra i principali narratori del cinema latinoamericano.
una lunga carriera di successi
Nel 2004 ha girato "Roma”, dove il titolo del film non è la capitale italiana ma il nome di una madre: il giovane giornalista Manuel Cueto viene inviato dal suo editore ad aiutare lo scrittore Joaquín Góñez a completare il suo ultimo libro, atteso da tempo, che sarà un’autobiografia. Uscendo dalla sua solitudine grazie alla presenza del giovane, Joaquín ripercorre i ricordi della sua giovinezza e le esperienze vissute a Buenos Aires negli anni ’60 e ’70, prima di trasferirsi in Spagna. Rivive inoltre il suo intenso rapporto con la madre Roma, che è stata - e continua a essere - la persona più importante della sua vita. Nel corso della sua carriera ha lavorato con attori come Federico Luppi, Cecilia Roth, José Sacristán, Mercedes Sampietro e Juan Diego Botto, diventando un punto di riferimento anche per il cinema spagnolo, paese con cui mantenne un forte legame culturale e professionale. La sua ultima apparizione pubblica risale al 2024, quando ricevette la Medaglia d’Oro dell’Accademia del cinema spagnolo. In quell’occasione aveva criticato il progressivo disimpegno istituzionale verso il cinema, pur ribadendo la sua fiducia nella sopravvivenza dell’arte cinematografica. Autore anche di sceneggiature originali e adattamenti, Aristarain ha spesso affrontato nei suoi film temi come la giustizia sociale, il potere e le contraddizioni del capitalismo, mantenendo uno stile narrativo classico ma fortemente politico.